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L’esperienza umana di Dio può essere una soluzione al suicidio?

© SHUTTERSTOCK
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Le scienze sociali e i professionisti della salute mentale, laici, cercano un alleato nella fede cattolica

 
Che la fede e la pratica religiosa – in particolare quella cattolica – siano fattori che riducono il rischio di suicidio è una verità corroborata anche da nuovi studi.

Uno di questi è stato realizzato in Svizzera dall’epidemiologo e accademico Matthias Egger, con il sostegno dell’Università di Berna. Egger ha analizzato dati censuari statistici degli anni tra il 2000 e il 2005 su 1.700.000 cattolici, 1.500.000 protestanti e più di 400.000 individui senza alcuna affiliazione religiosa, paragonandoli ai registri di mortalità per suicidio.

Considerando fattori sociologici come l’età, lo stato civile, l’educazione, la lingua o il grado di urbanizzazione degli individui analizzati, si è constatato che tra le persone religiose, i cattolici presentavano un tasso più basso di suicidi, ma anche che le persone non religiose avevano un tasso di suicidio più alto di quelle religiose.

Un sostegno ai risultati indicati da Egger sono le conclusioni pubblicate nel 2010 da Merike Sisak e dai suoi collaboratori dell’Istituto di Salute Mentale e Suicidologia Estone-Svizzero.

Sisak, per evitare critiche, ha utilizzato anche dati e rapporti dell’OMS, chiamati SUPRE-MISS. Con la sua équipe ha distribuito lo stesso questionario a persone scelte in modo aleatorio di vari Paesi, diversi credo religiosi e non credenti, con intenti suicidi e senza. I risultati hanno permesso di concludere che le persone con pratica religiosa di fede monteista presentano un rischio minore di suicidarsi.

Nelle società in cui lo Stato, i mezzi di comunicazione, la pubblicità e l’ideologizzazione nelle scuole premono per delegittimare la fede religiosa, le conseguenze iniziano ad essere disastrose.

L’OMS segnala che ogni anno si suicida quasi un milione di persone.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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