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Cosa vuol dire essere agnostici? È lo stesso che essere atei?

Karna Swanson

Steven Neira - Aleteia - pubblicato il 31/07/14

Una cosa è la negazione della trascendenza, un'altra la pigrizia nel cercarla

Non vorrei che si fraintendesse questo articolo, perché la mia intenzione non è quella di attaccare quanti si definiscono agnostici e men che meno di fare un’apologia per difenderli. Vorrei semplicemente chiarire certi punti chiave per comprendere un agnostico, e a sua volta spero che questo "excursus"serva affinché si dia una definizione una volta per tutte.

Che cos’è l’agnosticismo? 
Intendiamo l’agnosticismo come un atteggiamento che limita la conoscenza all’esperienza sensoriale o empirica verificabile, in puro stile “se non vedo, non credo”, rifiutando ogni possibilità di conoscenza soprannaturale e quindi la possibilità di sapere se Dio esiste. È DIVERSO dall’ateismo. È stato Kant a preparare la strada alla diffusione di questo atteggiamento, ma la parola “agnosticismo” è di T.H. Huxley, per il quale significava il rifiuto della metafisica. È importante tenere a mente il fatto che agnostico e ateo NON sono sinonimi. La premessa dell’agnostico è che non si può sapere se Dio esiste o no. Per questo, respinge qualsiasi pronunciamento a favore o contro l’esistenza di Dio.

È vero o no?
Ovviamente no. Una delle premesse antropologiche – sicuramente molto errata – dell’agnosticismo è considerare l’uomo un essere incapace di giungere alla conoscenza della verità assoluta, anzi – e su questo punta la filosofia – un agnostico non può concepire nella sua testa l’esistenza di una verità assoluta.

Partendo da questo apprezzamento della realtà, chiedere a un agnostico se Dio esiste o meno sarebbe come obbligarlo ad accettare la trascendenza dell’uomo e delle altre realtà… in altre parole, che esiste non solo ciò che si può vedere e toccare ma esistono anche altre realtà spirituali che vanno al di là dell’aspetto fisico.

Vedere per credere?
Potremmo dire – ci perdonino gli esegeti (1) – che San Tommaso (apostolo) fu un agnostico dei tempi apostolici, perché è stato uno dei primi a lanciare la premessa del “vedere per credere” di fronte al racconto dei suoi fratelli (2), che affermavano di aver visto Cristo Risorto.

Ad ogni modo questa premessa, che molti si sentono orgogliosi di professare come una sorta di “standard della scienza”, NON è affatto scientifica. Saprete che una gran parte delle scoperte è iniziata da un’intuizione, a volte da un incidente. Si pone poi un’ipotesi intorno alla quale si indaga. Deve rimanere molto chiaro che la verità non ha iniziato ad esistere con la prova. E che la prova ha solo aperto la via per avere certezza della verità.

Di fronte a questo, ci sono verità che trascendono la fisica e i sensi e non si possono sottoporre alla "prova di laboratorio". Avete visto l’amore, la pace, il perdono? Queste realtà spirituali sono inferiori o superiori alle cose materiali? I sensi ci danno delle piste, come ad esempio quando qualcuno entra in una casa e vede i volti delle persone può intuire che c’è amore, ma quello che vediamo non è altro che un riflesso, perché la verità spirituale è molto più dei sensi.

Il vessillo di un agnostico
Visto che l’agnostico deve rispondere in qualche modo alle esigenze morali e di convivenza in questa vita, una delle giustificazioni migliori che trova per mantenere il suo atteggiamento di indifferenza religiosa è: “Non sono una persona egoista, aiuto gli altri per quanto è possibile, penso al prossimo e non faccio male a nessuno. La mia vita è come quella di un buon cristiano, solo senza Dio”, ma questo grido di battaglia manca di basi.

La domanda logica che segue questa affermazione è: “Come sai di essere buono, che esiste la bontà, che è un bene pensare al prossimo, che non dobbiamo compiere il male? Questi sono valori universali che Dio ha impresso nel nostro cuore, e questa è una delle tante prove che potrebbero essere utili per conoscere l’esistenza di Dio e relazionarsi con Lui”.

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