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Una Chiesa formata solo da laici: così è nata la Chiesa della Corea

© Eglises d'Asie

Aleteia - pubblicato il 30/07/14


Visto che non era possibile farsi nominare, ebbe l’idea di rivolgersi a un giovane amico della sua età che doveva accompagnare il padre, nominato segretario di ambasciata. Quell’amico si chiamava Lee Seung-hun e aveva 27 anni. Lee Byeok gli mostrò i libri che aveva e gli chiese di andare a cercarne altri a Pechino. Gli consigliò anche di farsi battezzare.

Lee Seung-hun, dopo un momento di esitazione, finì per accettare, e fu così che a Pechino incontrò tre gesuiti: un portoghese, padre D’Almeida, e due francesi, i padri Grammont e De Ventavon. Egli parlava coreano, loro cinese; imparò alcuni caratteri cinesi e si capivano solo per iscritto.

Chiese il Battesimo e fu padre Grammont a prendersi cura della sua istruzione, un insegnamento rudimentale che non durò più di tre settimane. Alla fine i due francesi lo sottoposero a un esame di catechismo che risultò soddisfacente. Chiesero allora il consenso a suo padre, che accettò. Lee Seung-hun venne battezzato da padre Grammont, che gli mise il nome Pietro perché fosse la pietra angolare della Chiesa coreana. Era uno degli ultimi giorni del gennaio 1784. Quando tornò in Corea, aveva le braccia piene di libri di astronomia, matematiche, geometria… e religione.

Lee Byeok era felicissimo. Insieme ai suoi amici si gettò a capofitto nello studio del cristianesimo, al punto che all’inizio dell’inverno 1784 Pietro Lee considerò che poteva battezzare i tre che stavano più avanti, tra i quali Lee Byeok.

Poco dopo un altro gruppo ricevette il Battesimo, e poi altri ancora. I primi battezzati amministravano il Battesimo ai catecumeni quando li ritenevano preparati, e li invitavano a formare quelle che oggi si chiamerebbero comunità di base.

I libri più importanti, molti dei quali libri di preghiera, vennero subito tradotti in coreano e si diffusero rapidamente, perché i nuovi cristiani avevano spirito missionario: con melodie tradizionali facevano passare il messaggio, e inventavano storie allegoriche per i piccoli.

Le comunità crescevano come funghi, senza la presenza di alcun missionario!

Con la stessa rapidità, però, si mormorava che elementi pericolosi si riunivano segretamente e potevano alterare l’ordine pubblico. La questione scoppiò un giorno quando alcuni poliziotti entrarono nella casa di un tale Thomas Kim, che riuniva i cristiani nel centro di Seul, sul luogo in cui sorge l’attuale cattedrale.

Avendo sentito dei rumori dall’esterno, i poliziotti credettero di trovarsi di fronte a una banda di trafficanti che giocava d’azzardo illegalmente. La cosa fece molto rumore: la comunità fu dispersa e Thomas Kim mandato in esilio. Pietro Lee (Lee Seung-hun) fece sapere l’accaduto a padre Grammont attraverso un altro amico che faceva parte dell’ambasciata successiva. Quest’ultimo tornò con ancora più libri, che vennero confiscati alla frontiera dalle autorità. I cristiani erano ormai indesiderabili e iniziarono le persecuzioni.

Nell’immagine, monsignor Gustave Mutel, la cui personalità segnò profondamente la Chiesa in Corea dal 1890 al 1933

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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corea del sud
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