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Produco, quindi esisto

© DR
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Questo atteggiamento provoca un logoramento che ci porta a “svuotarci” interiormente

La frase che dà il titolo all’articolo sembra aver messo da parte l’antica idea – “Penso, quindi esisto” – del pensatore razionalista Cartesio. Entrambe nascondono una distorsione nel modo di intendere l’essere umano. Mentre il pensatore francese esaltava la ragione a scapito dell’essere, al giorno d’oggi sembra che si ponga l’accento sul fare come attività fondamentale dell’esistenza.

Ciò si manifesta nel mondo imprenditoriale, in cui la produttività deve essere raggiunta a tutti i costi.

C’è una tendenza a misurare tutto; esistono indicatori per i vari tipi di gestione che permettono di conoscere l’efficacia del lavoro in funzione esclusivamente di fattori quantitativi. La persona “di successo” finisce per essere quella che raggiunge o supera gli obiettivi. In questi casi la persona pensa di valere in quanto produce. Misura tutto in funzione degli obiettivi da raggiungere, di modo che le relazioni interpersonali diventano riduttive perché si vede nell’altro un semplice mezzo per raggiungere i propri fini. Se per qualche ragione va male in qualche compito o non si raggiungono gli obiettivi stabiliti, tutto il valore della persona sembra sgretolarsi.

Mettere tutte le nostre energie nel semplice agire per agire – senza obiettivi a lungo termine – conduce a un logoramento che ci porta a “svuotarci” interiormente generando apatia o perfino rifiuto di tutto ciò che facciamo, cadendo nella routine e nel nonsenso. Per questo, trovare il senso del lavoro fa una grande differenza. Ciò implica il fatto di comprendere che il nostro lavoro in un’organizzazione non è solo un altro dovere a cui assolvere, ma permette alla persona di lasciare un’impronta.

Non basta comprendere come svolgere il lavoro e perfezionarsi, perché è importante anche sapere perché lo facciamo. Molti, con grande speranza, vedono nel lavoro l’opportunità di un miglioramento economico, di una crescita professionale, ma pochi si soffermano sul serio a pensare quale sia la missione a cui devono assolvere in quell’organizzazione. Approfittiamo di questa opportunità per valutare in modo integrale se la nostra azione risponde ai nostri valori e principi o se stiamo mettendo da parte aspetti essenziali della nostra vita per raggiungere semplicemente mete parziali. Siamo esseri unici e irripetibili, per cui nessuno potrà sostituirci in ciò che facciamo o smettiamo di fare.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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