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Un semplice “scusa” al prete accusato di un delitto mai commesso

chiesadimilano.it

Aleteia - pubblicato il 28/07/14

Come sono trascorsi questi 27 anni per don Antonio Costabile? La fede non è mai venuta meno

«Devo presentarmi con l’avvocato…?». «Non ce n’è bisogno, don Antonio, la chiamiamo per chiederle scusa…». La conversazione telefonica, riportata da una fonte vicina alla Procura di Milano risale a qualche mese fa e segna la liberazione da un peso che don Antonio Costabile si è portato addosso per ben 27 anni.

Un incubo finito per il prete ingiustamente accusato dell'omicidio di Lidia Macchia e calunniato per tanti, troppi anni. Una storia che riprende Claudio Del Frate nel Corriere della Sera del 28 luglio.

Archiviazione dell'accusa
A quella chiamata ha fatto seguito la certezza che la procuratrice generale Carmen Manfredda avrebbe chiesto per il religioso l’archiviazione per l’omicidio di Lidia Macchi, la studentessa di Varese uccisa nel 1987, amica di don Antonio. Il quale, fino a pochissimi giorni fa è sempre stato formalmente indagato per quel delitto.

Adesso gli inquirenti accusano dell’assassinio Giuseppe Piccolomo, un balordo che sta già scontando l’ergastolo per l’omicidio di un’anziana e che aggrediva le donne nel parcheggio dell’ospedale di Cittiglio (Varese). Che è anche l’ultimo luogo in cui Lidia è stata vista viva.
Gli ultimi 27 anni di don Antonio
La fede non è venuta meno, innanzitutto, e oggi don Costabile, 57 anni, lavora come responsabile della catechesi per la Curia di Milano. Alle spalle ha un lungo e tormentato percorso che lo costrinse all’allontanamento da Varese pochi anni dopo la morte di Lidia, vedendolo prima impegnato in una missione in Uganda, poi nell’attività pastorale nell’hinterland milanese. Segno che la fiducia nei suoi confronti da parte della diocesi ambrosiana, non è mai venuta meno.
«Ringrazio dell’attenzione ma non ho nulla da dichiarare» ribadisce il prete, raggiunto telefonicamente. Don Antonio, dunque, si chiama fuori, come ha sempre fatto in tutti questi anni in cui non ha mai parlato dell'accusa che lo ha investitoingiustamente.
Dopo un tentativo fallito di test del DNA, le indagini sul caso si arenano e don Antonio resta indiziato dell’omicidio. Il sacerdote resta per tanto tempo in un limbo senza via d'uscita, divenendo facile bersaglio dei sospetti e delle maldicenze.

Per 27 lunghi anni, fino alla telefonata di scuse da parte degli inquirenti di Milano. Basteranno per rimediare al torto subito? La risposta è da ricercare nella fede di Don Antonio.

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