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Hai un ideale specifico, sai qual è?

© Fabrizio Salvetti / Flickr / CC

padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 28/07/14

Il sogno di Dio su di te, il germe del volto di Cristo che sei chiamato a riflettere con la tua vita

Nel piccolo seme c’è già tutto ciò che possiamo diventare. A volte aspettiamo di vedere segni, grandi segni, e chiediamo a Dio di mostrarci la sua presenza. Ma non la vediamo.

Vediamo più il male che ci circonda. La violenza, l’odio, la divisione, la mancanza di freni. Forse per questo oggi ci attira tanto vedere segni straordinari, che esulino da ciò che è abituale e rendano più presente la forza di Dio.

Ci attirano le guarigioni impressionanti, le conversioni spettacolari. Non crediamo tanto nei miracoli silenziosi, senza pubblico, occulti. In quel seme che cresce senza essere visto.

Gesù, però, ci esorta a credere in tutto ciò che non vediamo. È vero che non vediamo il bene che accade tutti i giorni, non vediamo quell’amore che si dona silenziosamente, le vite sante che non fanno notizia. La presenza di Dio fa meno rumore quando cresce. Come quel granello di senape che cresce lentamente, nascosto sotto la terra.

Anche così, non siamo chiamati a restare in silenzio, senza fare nulla. È necessario preparare il terreno. Come si ha cura del seme perché non muoia prima del tempo e possa dare frutti abbondanti?

Come rispettare la vita perché il seme arrivi ad essere ciò che è chiamato ad essere? Come ci si prende cura dell’amore di Dio nel nostro cuore per non dimenticare ciò che è importante? Come aspiriamo a crescere lasciando che Dio lavori la nostra terra?

Non è così semplice. La terra si secca facilmente e si indurisce. L’educazione costa. Costa lavorare il cuore. Nel seme c’è il germe di tutto ciò che possiamo arrivare ad essere.

Padre José Kentenich lo chiamava “ideale personale”, il sogno di Dio su di noi. In noi c’è il germe del volto di Cristo che siamo chiamati a riflettere con la nostra vita. Cristo è presente in quel silenzio, nascosto all’interno della mia anima.

È necessario lavorare la terra perché sia spugnosa e ospiti il seme che deve morire prima di dare la vita. Lavorare la terra richiede tempo, esige sforzi. È la terra del nostro cuore. Spesso è una terra arida, secca, piena di rocce.

Lavorare la terra richiede di debbiare, arare, approfondire, affondare, irrigare. Presuppone il fatto di lasciare che il sole di Cristo se ne prenda cura. Richiede di aprire canali perché possa penetrare l’acqua della pioggia.

L’autoeducazione è un imperativo dell’epoca che viviamo. Progrediamo molto. La tecnologia percorre sempre più vie nuove. Sembra impossibile intravedere fino a dove possono arrivare la scienza o la medicina. Nell’essenziale, però, nella sua autoconoscenza, l’uomo è un estraneo a se stesso.

Non conosce l’oceano della sua anima. Vive confuso, teso, nervoso. Non sa perché è nato. Non conosce l’albero che corrisponde al seme che ha tra le mani.

Non sa perché è utile, a cosa serve, in che posizione giocherebbe meglio. Ignora i suoi talenti. Non conosce le sue capacità.

Magari conoscessimo sempre più il campo della nostra anima, i fiumi e le fonti che ci sono in esso, le ferite, le montagne e i deserti, la zizzania e il grano, il seme nascosto.

Cimettiamo nelle mani di Maria perché ci insegni a curare le cose buone, ad aver pazienza con quelle difficili e a mietere quando è ora.

Credo che il lavoro di autoeducazione sia un’avventura che merita. È l’avventura di essere pienamente uomini e far sì che il nostro campo sia quello che Dio ha sognato.

Quante volte vivo verso l’esterno senza guardare nel profondo, non conoscendo ciò che c’è in me, cercando riconoscimento, senza sapere io stesso cosa mi succede! Nel 1912 padre Kentenich ha parlato ad alcuni giovani su questo tema.

Ha fatto vedere loro l’importanza di prendere sul serio la propria autoeducazione: «In seguito saremo come siamo ora, come ciò che facciamo ora di noi. Abbiamo il compito di conoscere le capacità della nostra anima».

All’epoca era già importante. Ora che viviamo tanto rivolti verso l’esterno, la necessità è ancora più imperiosa. È necessario conoscere l’anima. È necessario sapere com’è la nostra terra, cosa le fa bene, di cosa ha bisogno.

È fondamentale scoprire il seme e ciò che siamo chiamati ad essere, quello che possiamo diventare se ci lasciamo educare e guidare da Maria sul cammino.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
spiritualità
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