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Quei Papi e santi che fecero la Grande Guerra

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Rino Cammilleri - La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 27/07/14

Sul fronte francese, il beato Daniel Brottier, già missionario in Africa, si arruolò come cappellano volontario e fece tutta la guerra in prima linea. Era presente anche nel terribile carnaio di Verdun. Fu lui a fondare l’Union National des Combattants de France. Un altro cappellano beato è il nostro Giulio Facibeni, medaglia d’argento al valore. A conflitto finito fondò l’Opera Madonnina del Grappa per gli orfani di guerra. Scrisse: «Deporre l’abito talare per indossare la veste del soldato non era neanche un’interruzione del ministero sacerdotale; un po’ di quella misteriosa relazione che intercorre tra la vita del sacerdote e quella del soldato, ambedue impegnati in questo dono di sé per i fratelli, fino alla immolazione suprema». 

Due Servi di Dio, il barnabita Giovanni  Semeria (amico di Cadorna, fu il primo a far domanda come cappellano volontario) e Agostino Gemelli, che allora era ufficiale: insieme promossero la consacrazione dei soldati al Sacro Cuore. Il padre Semeria fondò poi l’Opera del Mezzogiorno d’Italia per gli orfani dei caduti, specialmente in quelle regioni meridionali che dell’Italia unita non avevano visto altro che l’ufficiale di leva e l’esattore delle imposte. Adempiva così a una promessa che aveva fatto a molti soldati moribondi. Amava dire: «Si può essere buoni cattolici essendo buoni italiani». 

Fu il beato Pirro Scavizzi, figlio di un alto funzionario governativo, a convincere Cadorna a ripristinare i cappellani militari che il governo liberale aveva abolito nell’Ottocento. Lui stesso fu cappellano del Sovrano Militare Ordine di Malta e prestava servizio su un treno-ospedale. Divenne prelato domestico del Papa e autore del famoso canto «Inni e canti sciogliamo, fedeli, al divino eucaristico Re». Il venerabile Egidio Laurent, aostano, era frate laico nei Canonici Regolari Lateranensi. Fu arruolato come alpino e mandato a combattere sul Pasubio. Offrì la sua vita a Dio perché cessassero gli orrori della guerra e morì di polmonite (chi ha visitato uno dei musei della Grande Guerra ha visto i panni di semplice feltro con cui i soldati dovevano ripararsi dal gelo delle alte quote). 

In quella guerra c’era anche san Giovanni XXIII, che fu prima sergente di fanteria e poi cappellano nell’ospedale militare di Bergamo. Così annotò nel suo diario: «Di tutto sono grato al Signore, ma particolarmente Lo ringrazio perché a vent’anni ha voluto che facessi il mio bravo servizio militare e poi durante tutta la Prima Guerra Mondiale lo rinnovassi da sergente e da Cappellano».

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Tags:
prima guerra mondialesanti e beatistoria della chiesa
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