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A volte credere è difficile: cosa fare quando la fede vacilla?

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Come vivere la fede quando ci si sente soli e abbandonati?

D’altra parte la ragionevolezza del cristianesimo è proprio nella sproporzione rispetto alle risorse della ragione umana: Dio che è quel bambino, quel tuo coetaneo, quel crocifisso e poi risorto ed ora vivo in quel pane e vino che non sono più pane né vino ma lui, tutto quanto: insomma, l’incarnazione di un Dio che grida a Dio: Perché mi hai abbandonato? (Mt 27,45). Nel mondo antico di parlava di manifestazioni, di metamorfosi e apoteosi divine, ma si provava un senso di raccapriccio per un Dio fattosi uomo e crocifisso. Proprio perché tutto questo è ineptum – diceva uno dei primi cristiani, Tertulliano nel suo libro La carne di Cristo (5,3) – ossia «inadatto», «disadatto» e quindi «improponibile», «impresentabile», mi va bene. Proprio perché il cristianesimo fa venire le vertigini con un Dio fatto bambino e condannato a morte – un cazzotto nello stomaco -, mi torna.

Di più, almeno in questa sede, non mi sento di dirti. Avere vacillamenti, momenti di oscurità, pensieri tormentosi che s’intrufolano, come tarli, nella mente a suggerire: «Com’è possibile?» non è uno stato straordinario nel cristiano. C’è da avvezzarci a questi momenti di buio. Può succedere già nella prima adolescenza, e poi nei vari passaggi, scansioni, svolte nella vita, in situazioni di vuoto, di delusioni interiori: può l’essere «ragazzo», come ti dici, e insieme uomo immerso in un lavoro precario, ma con tutte le responsabilità. Una tua coetanea, santa Teresa del Bambin Gesù, nella sua autobiografia parla di simili pensieri assillanti. Però questi oscuramenti non risparmiano nessuna età. Anche il Gentilissimo Signor Teologo, come con deferenza e un po’ troppe maiuscole tu chiami chi ora ti scrive, conosce e come momenti del genere! E non solo momenti.

E a quel punto che fare? Queste sono soltanto mie confidenze. A quel punto dire: «Eccomi», anche se quel pensiero ti suggerisce che non c’è nessuno ad ascoltarti. Eccomi è una breve parola nella quale c’è il dire e il fare, il mettersi a disposizione. Fu sulle labbra di Abramo, padre nella fede, e della Madonna. Fede è anche fidarsi, e comporta non solo la mente, ma anche il cuore, gli affetti, il corpo: riguarda me e te tutti interi. È in ballo anche la volontà, per cui: Signore, credo; voglio credere; vieni in aiuto alla mia mancanza di fede (Mc 9,23), Dio, vieni a salvarmi (Sal 69 [70], 2). Dunque, rischiare con la volontà. Risolutamente: Perché dormi, Signore? (Sal. 44 [43], 24).

I mezzi moccoli di Giobbe piacquero al Padreterno più delle ricette dei suoi amici che. venuti a consolare, finirono per rimbrottarlo, sicuri, com’erano, dei loro ragionamenti. Invece c’è da metterci, come siam buoni a farlo, nelle mani di quel Dio che non sembra neppure che ci sia, ma che forse mi sta dietro a proteggermi o accanto a camminare con me (Emmaus …) o davanti a chiamarmi a una nuova stagione, come tu lasci pensare nel tuo biglietto. Se la fede è dono di Dio: è un qualcosa che ci previene, ci sostiene, ci abbraccia.

E prima e dopo …? Quello di cui hai parlato. I «valori cattolici», ma non come una sfilza di principi e di regole: innanzitutto Gesù come persona con cui ci si ragiona. E anche la preghiera; la Bibbia non a bella mostra tra gli scaffali, ma sul comodino; anche la curiosità, anche lo studio. Tu parlavi dei sacramenti «fatti»: ma sono vivi, dal battesimo alla confessione. Sacramenti da vivere, ora e non «domani, domani, domani», come suggeriscono altri pensieri sono sempre pronti a insinuarsi per bloccare ed avvilire. Presente nel «mondo cattolico»: concretamente tra fratelli e sorelle in una comunità cristiana da fratello; e sia
mo anche figli di chi ci ha portato ai sacramenti e ce li amministra. E fratelli nel mondo così com’è – non solo espressamente cattolico – a «creare dignità», come tu dici, per quanto può dipendere da te, ventottenne in colloquio anche con te stesso, in una revisione e più di una revisione di vita, come ho inteso.

Per tutto questo Dio ti benedica, e lo penso proprio dalla tua lettera molto seria. Davvero Dio ti benedica.

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