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Quando hanno dato fuoco ai nostri monasteri

© Sabrina Fusco

Aleteia - pubblicato il 25/07/14

La violenza anticristiana ha provocato un danno irreparabile alla nostra storia

di Philip Jenkins*

Giorno dopo giorno, sentiamo di nuovi orrori relativi alla persecuzione dei cristiani in Medio Oriente. Ora i credenti che vivono sotto il controllo dell’ISIS nel nord dell’Iraq devono scegliere tra la conversione all’islam, il pagamento di una tassa di protezione o la morte. Chiese e santuari antichi sono già in fiamme.

Vorrei concentrarmi su un aspetto poco esaminato di questo problema, un elemento che ha fatto molto per modellare ciò che sappiamo sulla storia e la natura del cristianesimo delle origini. In una particolare epoca storica, la violenza anticristiana ha provocato un danno irreparabile alle nostre fonti storiche.

La storia risale alle origini duali del monachesimo, iniziato più o meno simultaneamente in Egitto e in Siria. Dal IV secolo, ampi insediamenti monastici sono nati in entrambe le zone, diventando la sede di ricche biblioteche. Il monastero di Santa Caterina sul Sinai è il più noto esempio egiziano, mentre il mondo siriaco aveva una concentrazione di case intorno a Mosul, in Iraq, e un’altra nel nord-ovest, vicino all’attuale confine turco-siriano. Qui troviamo l’altopiano di Tur Abdin, le Montagne dei Servi di Dio. Vicino alle città di Nisibis e Mardin c’era un gruppo di forse cento monasteri descritti come il Monte Athos dell’Oriente.

Gli studiosi del XIX secolo hanno fatto importantissimi ritrovamenti di libri e manoscritti antichi in entrambe le regioni. Nel monastero di Santa Caterina, nel 1844, Constantin Tischendorf trovò la Bibbia del IV secolo che chiamiamo Codex Sinaiticus. Più o meno nella stessa epoca, un monastero siriaco produsse il “Bazaar di Eracleide”, una storia contemporanea delle controversie cristologiche del V secolo scritte dall’eretico Nestorio.

Ritrovamenti spettacolari erano comunque ben più comuni in Egitto che nel mondo siriaco, fatto sorprendente quando consideriamo la massiccia produzione di scritti ed erudizione in quella cultura dal IV secolo in poi. Un importante ritrovamento testuale degli anni Quaranta dell’Ottocento sono stati i vangeli curetoniani, la più antica testimonianza dell’antico testo biblico siriaco, scritta probabilmente nel V secolo, ma questa proveniva da un monastero siriaco in Egitto.

Più si guarda al mondo siriaco in quest’epoca, più è facile comprendere la mancanza di ritrovamenti di manoscritti. Nel corso dei secoli, sia l’Egitto che la Siria/Mesopotamia sono stati soggetti a varie guerre e razzie, che hanno devastato alcuni monasteri. Prima si sono verificati episodi di questo tipo, ad ogni modo, più era probabile che si potessero colmare le lacune copiando testi trovati in altre collezioni. Nel XVIII e nel XIX secolo, inoltre, la violenza era rara in Egitto, che aveva un attivo meccanismo statale.

Decisamente diversa era la posizione degli insediamenti siriaci. L’autorità ottomana era debole nelle regioni orientali dell’impero, un confine contestato tra i regni turco e persiano. L’ordine pubblico era molto scarso, con i signori della guerra locali che si ribellavano regolarmente all’autorità centrale. Le comunità cristiane si trovarono ad essere bersaglio di razzie da parte dei popoli confinanti, soprattutto i curdi. Anche se questi vicini erano musulmani, gli attacchi non avevano in genere una motivazione religiosa. Erano piuttosto iniziative che cercavano il profitto contro bersagli facili, come le razzie vichinghe nell’Europa medievale. E in entrambe le epoche, i monasteri hanno dimostrato di essere a portata di mano.

Indipendentemente dalle cause, il vecchio mondo monastico siriaco ha sofferto moltissimo per le violenze. Negli anni Trenta del Settecento, la regione divenne un fronte di battaglia durante l’invasione del persiano Nader Shah, le cui forze diressero la propria furia contro i monasteri intorno a Mosul, perpetrando omicidi di massa di monaci. I monasteri vennero poi ricostruiti, ma nel corso del XIX secolo ci furono ripetute razzie curde che inflissero enormi danni alle case e alle loro biblioteche. Mar Mattai, una delle case più grandi, venne colpita varie volte nel XIX secolo, e sappiamo di orrori devastanti come la distruzione del 1828 dei manoscritti del monastero di Rabban Hormizd.

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