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Mons. Tomasi: Israele, uso sproporzionato forza; stop a razzi palestinesi

© JEAN-MARC FERRE/AFP

SWITZERLAND, MONTREUX : Monseigneur Silvano Maria Tomasi, the Permanent Observer of the Holy See to the United Nations Office in Geneva, speaks during the so-called Geneva II peace talks conference dedicated to the ongoing conflict in Syria, on January 22, 2014, in Montreux . Representatives of Syrian President Bashar al-Assad, a deeply divided opposition, world powers and regional bodies started a long-delayed peace conference aimed at bringing an end to a nearly three-year civil war. AFP PHOTO / UN PHOTO / JEAN-MARC FERRE == RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / UN PHOTO / JEAN-MARC FERRE" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS

Radio Vaticana - pubblicato il 25/07/14

Dopo l'attacco israeliano alla scuola ONU di Beit Hanun, costato la vita a 17 persone, cosa succederà?

Si intensificano gli sforzi diplomatici per arrivare ad un cessate il fuoco a Gaza all’indomani dell'attacco israeliano alla scuola Onu di Beit Hanun, costato la vita ad almeno 17 persone, in circostanze ancora da chiarire. Sconcerto e condanne sono giunte da tutto il mondo. Ora le speranze sono riposte in una nuova bozza presentata ad Hamas e agli israeliani dal segretario di Stato Usa Kerry che oggi lascerà il Cairo.

di Graziano Motta

Una giornata, quella odierna, di accresciute tensioni per gli animi esacerbati dal conflitto ma anche di accese speranze per il raggiungimento di una tregua umanitaria alla quale stanno lavorando con alacre impegno il segretario di stato americano Kerry e il segretario generale dell’ONU ai quali si è unito al Cairo il ministro degli esteri inglese. I combattimenti che ieri hanno investito a Beit Hanoun, al nord della striscia di Gaza, una scuola dell’UNRWA. l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi, nella quale avevano cercato riparo alcune migliaia di civili –  causando 17 morti e almeno 200 feriti, e tra le vittime vi sono due operatori dell’ONU – hanno avuto eco internazionale, c’è un rimpallo di responsabilità tra i fondamentalisti palestinesi e militari israeliani, è certo che erano in corso trattative per la evacuazione dalla scuola che rischiava, come è accaduto, di essere al centro di scontri. Questi sono pure cresciuti in altre località,  navi israeliane si sono unite nei bombardamenti agli aerei e alle forze corazzate,  il bilancio delle vittime palestinesi ha così superato quota 8oo e cinquemila quello dei feriti.

Sono 34 gli israeliani uccisi, quasi tutti nei combattimenti, alcuni a causa dei lanci di missili palestinesi su Israele, ieri più di sessanta, uno è stato intercettato e distrutto al sud, presso la città di Eilat sul Mar Rosso, il cui aeroporto è stato aperto a più voli internazionali per la minaccia che si era palesata nei giorni scorsi su quello di Tel Aviv, anche se qui hanno ripreso ad operare alcune compagnie occidentali.

Si riunisce oggi il Consiglio ministerale di sicurezza israeliano, il primo dopo l’insediamento del nuovo capo dello stato Reuven Rivlin, avvenuto ieri e segnato dal saluto e dal commovente auspicio per la pace di Shimon Peres, una riunione in cui saranno esaminati i termini di una tregua umanitaria di alcuni giorni  ma che potrebbe estendersi sino alla conclusione del Ramadan, il digiuno islamico, la settimana prossima.

Per oggi si temono nuovi disordini a Gerusalemme e in Cisgiordania, dopo le preghiere del venerdì nelle moschee. Ieri ve ne sono stati di gravi, specie a Kalandia, periferia di Gerusalemme, con un bilancio di due dimostranti palestinesi uccisi e 100 feriti; e tra i feriti parecchi agenti di polizia israeliani.

Il Consiglio Onu per i diritti umani ha votato  a Ginevra l’apertura di una inchiesta sulle violazioni compiute nella guerra a Gaza. La risoluzione è passata con 29 voti a favore, uno contrario, quello degli Stati Uniti, e 17 astenuti, tra cui tutti i Paesi dell’Unione Europea, compresa l’Italia. Durante i lavori è intervenuto anche l’osservatore permanente vaticano, mons. Silvano Maria Tomasi, che ha chiesto una tregua immediata per consentire l’ingresso di aiuti umanitari in favore della stremata popolazione di Gaza. Israeliani e palestinesi – ha detto il presule ai nostri microfoni – sono purtroppo “due mondi che non si parlano e che cercano di trovare la soluzione dei problemi attraverso la violenza che mai porta risultati”. Sulla Commissione d’inchiesta, ascoltiamo lo stesso mons. Silvano Maria Tomasi al microfono di Sergio Centofanti:

Tomasi: Certamente la Commissione dovrà esaminare l’uso sproporzionato della forza che viene fatto dall’esercito d’Israele, quando distrugge, come dice, per ragioni di difesa militare – ma di fatto distrugge – case di privati e attacca strutture sanitarie, bombarda famiglie. Devono anche essere con la stessa oggettività esaminati questi gruppi palestinesi, che controllano l’utilizzo dei missili lanciati verso la popolazione civile israeliana. Quindi, il compito di questa Commissione non sarà facile. Si sono decise altre Commissioni nel passato, che non hanno veramente portato molti risultati: fanno il loro rapporto che viene comunicato ai Paesi membri delle Nazioni Unite; si riflette su questi rapporti e sulle raccomandazioni che vengono fatte, però poi l’attuazione di queste direttive rimane sempre campata in aria. Manca, infatti, mi sembra, la volontà politica di arrivare a risolvere il problema alla radice, rispettando i diritti di tutti: i diritti degli israeliani di vivere nel loro Stato in pace e sicurezza, senza essere attaccati, e il diritto dei palestinesi di avere anche loro una vita degna e poter affermare la loro identità attraverso uno Stato. 

Tags:
conflitto israelo palestinesemonsignor silvano tomasi
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