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Il bullismo esiste anche nella Chiesa e nelle famiglie

© Monkey Business Images/SHUTTERSTOCK
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Due vescovi messicani parlano di questo tema raccontando la propria esperienza

Monsignor Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo di San Cristóbal de Las Casas, e monsignor Rodrigo Aguilar Martínez, vescovo di Tehuacán, hanno scritto molti articoli sul bullismo e le molestie, ma non hanno nulla a che vedere con le molestie scolastiche, per le quali il Messico è il primo Paese al mondo, quanto con ciò che si verifica all’interno della Chiesa e delle famiglie.

Molestie nei seminari

“Mi sono reso conto che la deridevano perché parlava poco ed era molto semplice”, ha affermato il vescovo di San Cristóbal de las Casas ricordando la conversazione che ha avuto con una ragazza che vuole entrare in una congregazione religiosa.

“Quando ero bambino, già allora a scuola c’erano compagni che ci davano fastidio e ci facevano soffrire. Lo stesso è accaduto quando con altri adolescenti che provenivano da villaggi rurali sono entrato nel Seminario minore, dove dei compagni provenienti dalla città e che avevano studiato più di noi ci prendevano in giro perché non comprendevamo bene le lezioni e non eravamo molto bravi nello sport; ci davano appellativi offensivi, al momento dei pasti ci toglievano quello che ci spettava, ci consideravano inferiori. Ci rendevano la vita così difficile che io avevo deciso di uscire dal Seminario, perché non immaginavo di trovare un ambiente tanto complicato in quel luogo”.

Ad ogni modo, ha commentato monsignor Arizmendi Esquivel nella riflessione settimanale che scrive per vari media elettronici cattolici, “Dio ci ha dato la forza necessaria per resistere, e quelli che ci offendevano sono usciti dal Seminario; siamo rimasti noi che sapevamo portare la croce della convivenza comunitaria”.

Per il presule messicano, questi conflitti sono frequenti all’interno delle comunità ecclesiali. “Ci sono critiche, non solo tra movimenti laicali, ma anche tra agenti di pastorale. C’è chi rende la vita impossibile a chi vive la propria fede in un altro modo, a volte con limitazioni e incoerenze, ma che ha appena iniziato a seguire Gesù e non è maturo per resistere alle persecuzioni. Alcuni si scoraggiano, o addirittura si allontanano dalla Chiesa e perfino da Dio”.

Ricordando le parole pronunciate da papa Francesco sulle guerre intestine nella Chiesa cattolica e sul danno che provocano l’invidia e i pettegolezzi, monsignor Arizmendi Esquivel si chiede se in alcune comunità cristiane, e anche tra le persone consacrate, si consentano varie forme di odio, divisioni, calunnie, diffamazioni, vendette, gelosie, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, e perfino persecuzioni che sembrano un’implacabile caccia alle streghe. “Chi possiamo evangelizzare con questi comportamenti?”

In casa e a scuola, ha concluso, “educhiamo i bamini alla convivenza rispettosa tra fratelli e compagni. Non poniamo come criterio per valutare una persona quello che si impone agli altri per la sua aggressività. Eliminiamo la violenza dalla propria famiglia, per non dare l’immagine per cui vale di più chi grida, offende e colpisce, ma chi ama di più, chi serve di più, chi fa di più per aiutare gli altri. Difendiamo gli oppressi, per vivere in pace”.

Bullismo in famiglia

Dopo aver commentato, nel suo messaggio settimanale per radio e sui periodici digitali, il contenuto della riflessione del vescovo di San Cristóbal de las Casas, monsignor Rodrigo Aguilar Martínez, vescovo di Tehuacán e incaricato del settore Famiglia presso la Conferenza dell’Episcopato Messicano, afferma che “possiamo dire lo stesso dell’esistenza del bullismo all’interno della famiglia: abbiamo subito o esercitato violenza e aggressività all’interno della nostra famiglia”.

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Tags:
bullismo
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