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Rifugiati e bambini, è dramma umanitario nella Striscia di Gaza

Ezz Zanoon / Anadolu Agency / AFP

West Bank, Gaza : RAFAH, GAZA, WEST BANK - JULY 11: Rafah in Gaza hit by a Israeli air attack in which 5 reported to have been killed and 15 wounded on July 11, 2014. Ezz Zanoon / Anadolu Agency

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 22/07/14

La Chiesa si sta mobilitando per supportare la popolazione. I campi profughi sono al collasso. E c'è tanta paura per la sorte dei 1300 cristiani

«Fermate i combattimenti, cominciate a parlare delle cause che sono alla radice del conflitto», affinché la crisi non si protragga ancora. Ban Ki Moon, numero uno dell’Onu ha rinnovato l’appello per la pace nella Striscia di Gaza, condannando il lancio di razzi di Hamas e chiedendo pure “massimo autocontrollo” da parte israeliana. (Radio Vaticana, 22 luglio)

Intanto continua a salire il bilancio delle operazioni militari. Secondo l’ultimo bollettino, afferma l’emittente radiofonica della Santa Sede, sono oltre 600 le vittime palestinesi e 3.700 i feriti; 28 i militari israeliani uccisi.

In queste ore il quadro umanitario è sempre più drammatico, come spiega Avvenire (21 luglio), entrato in contatto con padre Jorge Hernandez, sacerdote argentino in servizio nella parrocchia della Sacra Famiglia nella Striscia di Gaza. «Le bombe non fanno distinzione tra cristiani e musulmani – ha dichiarato lapidario il sacerdote – questa è una guerra assurda, non ha niente a che vedere con il conflitto israelo-palestinese: Hamas e Israele approfittano della situazione e intanto la gente continua a morire».

Le preoccupazioni di padre Jorge per la comunità cristiana di Gaza (1.300 fedeli di cui 136 cattolici), non si limitano solo all’escalation militare in corso, ma sono il frutto dell’aumento dell’intolleranza religiosa delle fazioni islamiche più estreme. «Qui i cristiani sono doppiamente sotto pressione: prima come palestinesi, da parte israeliana, poi per le possibili ritorsioni derivanti dal conflitto, com’è accaduto recentemente in Siria».

«I bambini – ha rincarato al National Catholic Register (22 luglio) – sono terrorizzati e i genitori fanno tutto il possibile per distrarli, perché non siano sopraffatti dalla crudele violenza di questi giorni» e ha accusato Hamas di utilizzare «civili come scudi umani»

Intanto il fronte dell’emergenza si sta concentrando sui campi profughi, denuncia Agensir (21 luglio). Servono subito 60 milioni di dollari per proseguire i lavori nelle immense distese che ospitano i rifugiati in fuga da Gaza City, quasi sovraffollati dopo pochi giorni dall’inizio dell’offensiva israeliana.

Il portavoce dell’Unrwa (United Nations relief and works agency), Chriss Gunness ha lanciato un appello per raccogliere tale somma, che basterebbe a coprire un mese di lavoro nei campi profughi e 3-6 mesi per la fase di riparazione e ricostruzione. I campi possono ospitare al massimo 100mila persone e per adesso il numero dei rifugiati è di 85mila.

In questo scenario, la Chiesa fa il possibile per alleviare le sofferenze e il profondo disagio degli abitanti della Striscia di Gaza. Monsignor Giuseppe Lazzarotto, nunzio in Israele e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, ha spiegato a Radio Vaticana (21 luglio), che «ci si muove con i mezzi che abbiamo a disposizione, e adesso si sta pensando anche a qualche iniziativa della Caritas per portare un aiuto immediato a queste popolazioni che sono direttamente colpite; si sta pensando a gesti concreti da attuare in tempi strettissimi».  

Tags:
conflitto israelo palestinese
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