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L’incontro “segreto” di Papa Francesco a Caserta

AFP PHOTO / POOL / VINCENZO PINTO

-, Dheisheh : Pope Francis greets people as he leaves after a meeting with children from nearby Palestinian refugee camps on May 25, 2014 during a visit to the Dheisheh camp, on the outskirts of the biblical city of Bethlehem. Pope Francis made an impassioned plea for the protection of children at a mass in Bethlehem's Manger Square in the West Bank, where rights groups say minors are mistreated by Israel. AFP PHOTO / POOL / VINCENZO PINTO

Massimo Introvigne - La nuova Bussola quotidiana - Aleteia - pubblicato il 22/07/14

Cos'è il mondo pentecostale con cui il pontefice si incontrerà nella figura del pastore Traettino?

Nel 1996, per i tipi delle Edizioni Messaggero Padova, pubblicavo un volume dal titolo Aspettando la Pentecoste. Il quarto ecumenismo. Intervista a Matteo Calisi e Giovanni Traettino. Con il libro-intervista, che ebbe notevole risonanza negli ambienti carismatici cattolici e nel mondo protestante italiano, portavo all’attenzione generale – naturalmente, d’accordo con gli intervistati – un dialogo cui avevo partecipato negli anni precedenti, e che si era svolto lontano dai riflettori dei media come dall’ecumenismo «ufficiale», fra una parte significativa del mondo carismatico cattolico e alcuni protestanti pentecostali. Nello stesso anno, dava notizia del dialogo di cui era protagonista il pastore Traettino la rivista più letta nel mondo pentecostale e carismatico americano,Charisma

Di qui è iniziato un lungo cammino, che è passato per la Buenos Aires dell’allora cardinale Bergoglio e che il 28 luglio culminerà nella prima visita privata di un Papa a un pastore pentecostale. In quella data Francesco si recherà infatti per un incontro «privatissimo» con Traettino a Caserta, dove il Papa sarà già due giorni prima, il 26 luglio, in una visita pubblica che secondo i vaticanisti sarebbe stata concordata per non dare l’impressione di uno sgarbo ai casertani cattolici, i quali avrebbero potuto pensare che, guardando alla loro città, il Pontefice pensasse anzitutto ai protestanti. 

Perché il Papa va a trovare un pastore pentecostale, rischiando di scontentare sia alcuni cattolici, sia alcuni pentecostali e protestanti ultra-conservatori ostili all’ecumenismo che su Internet già parlano di «scandalo», «vergogna» e riconoscimento implicito del ruolo del Papa da parte di Traettino? Per rispondere a questa domanda occorre raccontare una storia non breve, in cui ho avuto – come accennavo – una piccola parte anch’io. Ma, anzitutto, occorre ricordare chi sono i pentecostali protestanti. 

Il pentecostalismo è una forma nuova di protestantesimo, che nasce all’inizio del XX secolo – certo con una preparazione nei decenni precedenti – ed è caratterizzato da una diffidenza nei confronti delle denominazioni e organizzazioni protestanti esistenti, considerate «addormentate» e poco capaci di entusiasmare ed evangelizzare, e da un’attenzione speciale ai fenomeni di tipo carismatico. In particolare, i pentecostali scoprono – o riscoprono, perché non mancavano precedenti sia protestanti sia cattolici – il «dono delle lingue» o glossolalia, il quale non consiste nel parlare lingue sconosciute, ma nell’emettere suoni e parole che non corrispondono ad alcuna lingua nota e che diventano parte della preghiera. Per i pentecostali il dono delle lingue è la prova che il fedele ha ricevuto il «battesimo dello Spirito Santo», che non è un sacramento ma un’esperienza persuasiva e coinvolgente d’incontro con Gesù Cristo nello Spirito. 

Il pentecostalismo protestante ha avuto una crescita che non è esagerato definire fenomenale. Dalle poche migliaia di seguaci che aveva all’inizio del Novecento in un ristretto numero di località degli Stati Uniti e della Gran Bretagna è arrivato oggi a oltre 600 milioni di fedeli, quasi un terzo degli oltre due miliardi di cristiani presenti nel mondo, nonché tre quarti dei protestanti, che sono circa 800 milioni. Come sempre avviene nella storia del cristianesimo, nati per protestare contro le comunità organizzate i pentecostali hanno prodotto anch’essi delle denominazioni, alcune molto grandi come le Assemblee di Dio, che contano nel mondo trentacinque milioni di fedeli e che in Italia, con oltre mille comunità locali e 150.000 fedeli, rappresentano circa la metà del pentecostalismo protestante presente nel nostro Paese. 

Sia nel mondo sia in Italia, alla prima ondata pentecostale che è andata a costituire grandi denominazioni ne ha fatto seguito una seconda, che in genere preferisce organizzarsi in comunità locali o in federazioni dove ciascun gruppo locale mantiene un discreto grado di autonomia. In Italia, un po’ più di metà dei pentecostali protestanti – che in totale sono circa 313.000 – fa parte di questa seconda area, dove si colloca anche la Chiesa Evangelica della Riconciliazione, che è il risultato della fusione del Movimento Evangelico Internazionale Fiumi di Potenza e del Centro Italiano di Comunione e Restaurazione, fondato all’inizio degli Anni '80 da Giovanni Traettino, un pastore battista che – dopo un’esperienza politica nell’allora Pci –  era venuto in contatto con l’esperienza pentecostale in Inghilterra e aveva ricevuto il «battesimo dello Spirito Santo» nel 1977.

All’origine dell’incontro fra i due gruppi pentecostali ci sono ci sono fenomeni carismatici delle Dales Bible Weeks, in Inghilterra, dove tra l’altro nel 1977 alcuni partecipanti (in particolare bambini) avevano affermato di aver visto angeli in volo sul grande capannone che ospitava le riunioni. Alla settimana Dales del 1978 aveva partecipato Geoffrey Allen, un missionario inglese di origine anglicana – in Italia dal 1971 –, che sarà poi decisivo per la nascita della Chiesa Evangelica della Riconciliazione, con cui tuttora collabora. La comunità del pastore Traettino conta oggi in Italia venticinque chiese locali, con un migliaio di fedeli.

Negli Anni '60 si verifica negli Stati Uniti, da cui poi si estende a tutto il mondo, un fenomeno nuovo: sotto l’influsso di predicatori, missionari e teologi pentecostali protestanti il «battesimo dello Spirito Santo» e l’esperienza della glossolalia si diffondono a partire dal 1960 tra gli episcopaliani – la branca statunitense degli anglicani – e a partire dal 1967 tra i cattolici (seguiranno poi anche gli ortodossi). Questi episcopaliani e cattolici non intendono cambiare la loro identità religiosa e diventare protestanti pentecostali, ma integrare alcuni modi di pregare e forme di spiritualità all’interno della loro identità di origine. Per i cattolici, l’incontro con i pentecostali protestanti è occasione di riscoprire elementi della teologia e della devozione allo Spirito Santo già presenti nella loro tradizione: per questo preferiscono essere chiamati «carismatici» anziché «pentecostali» e danno vita al Rinnovamento Carismatico Cattolico, che in Italia sarà chiamato Rinnovamento nello Spirito (RnS). I cattolici carismatici, sia aderenti al RnS sia a comunità di alleanza che sperimentano forme diverse di vita comune, sono oggi nel mondo oltre cento milioni.

La presenza dei pentecostali protestanti pone un evidente problema all’ecumenismo. Gli specialisti distinguono due fasi del più antico ecumenismo tra protestanti – una prima teologica e una seconda di collaborazione missionaria, che però escludono i cattolici – e una terza che cerca di coinvolgere nel dialogo anche la Chiesa Cattolica, particolarmente con la fondazione nel 1948 del Consiglio Ecumenico delle Chiese (Cec, detto anche in inglese Consiglio Mondiale delle Chiese), cui i cattolici non aderiscono ma con cui a partire dagli anni 1950 sviluppano rapporti intensi e cordiali. Per un ecumenista cattolico, da decenni, dialogare con i protestanti vuol dire dialogare con le comunità «storiche» – luterani, calvinisti e così via, oltre agli anglicani, che tecnicamente non sono protestanti – che fanno parte del Cec. 

Tuttavia, a partire dagli Anni '70, le comunità del Cec diventano minoritarie all’interno del mondo protestante, perché soprattutto negli Stati Uniti e nel Terzo Mondo crescono gruppi conservatori, nel cui ambito si situa anche la grande maggioranza dei pentecostali, i quali non vogliono aderire al Cec cui rimproverano posizioni eccessivamente progressiste e «liberali» in materia di teologia, morale, vita e famiglia. Oggi molte comunità del Cec accettano l’aborto, e alcune anche i «matrimoni» omosessuali. Il Cec è ridotto tuttavia a rappresentare meno di un quarto dei protestanti mondiali. Gli altri tre quarti – «evangelicali», cioè conservatori (parola che traduce meglio l’inglese «evangelical» che non «evangelico», usato in italiano come semplice sinonimo di «protestante»), tra cui ci sono molti pentecostali – restano fuori del Cec e si sono anche dotati di organismi di cooperazione alternativi.

Molti specialisti cattolici di ecumenismo, formati a una scuola per cui il Cec «era» il mondo protestante, a lungo hanno continuato a ignorare la condizione sempre più minoritaria del protestantesimo «storico» e sono stati riluttanti a dialogare con i pentecostali – cioè, ripetiamolo, con la maggioranza assoluta dei protestanti mondiali – perché non li conoscevano e li trovavano «strani», talora anche per pregiudizi ideologici progressisti, sulla base dei quali il dialogo con il Cec «avanzato» e «liberale» in campo teologico e morale andava comunque preferito a quello con le «sette» evangelicali e pentecostali, per definizione reazionarie e retrive se non agenti del Partito Repubblicano americano. Dal canto loro, molti pentecostali nutrivano forti pregiudizi anticattolici – residuo del protestantesimo conservatore da cui provenivano – o giudicavano la Chiesa Cattolica come semplice parte di una galassia progressista, di dubbia ortodossia morale e teologica, che comprendeva anche i protestanti «liberali» con cui i cattolici dialogavano.

Benché non manchino gesti profetici – come l’invito ai pentecostali a partecipare come osservatori, ma a titolo personale, al Concilio Ecumenico Vaticano II – questa situazione di stallo si protrae per molti decenni. La crosta – che induce a presentare come dialogo ecumenico globale quello cui i pentecostali, cioè tre quarti dei protestanti e un terzo dei cristiani del mondo, non partecipano – si rompe negli Anni '80 grazie al Rinnovamento nello Spirito Cattolico, che condivide con i pentecostali alcuni modi di pregare e sa come parlare con loro. Le prime esperienze strutturate e significative, personalmente seguite e incoraggiate da san Giovanni Paolo II (1920-2005), avvengono precisamente in Italia, tra comunità carismatiche cattoliche e pastori pentecostali.

L’incontro nel 1981 fra un esponente delle comunità carismatiche, Matteo Calisi di Bari, e il pastore pentecostale Giovanni Traettino ha un ruolo cruciale in questo avvio di dialogo, che maturerà lentamente – e non senza opposizioni, sia nel mondo cattolico sia in quello dei pentecostali – fino alla costituzione negli Anni '90 di strutture permanenti tra cui la Consultazione Carismatica Italiana, nata nel 1993. 

Nello stesso anno, negli Stati Uniti, nasce quella che oggi si chiama Alliance Defending Freedom, un gruppo di leader cristiani e giuristi evangelicali – fra cui molti pentecostali – e cattolici impegnati sul terreno concreto della difesa della libertà religiosa, della vita e della famiglia. E nel 1995 un gruppo di leader evangelicali, anche stavolta con molti pentecostali, e cattolici – fra cui l’allora arcivescovo di New York, il cardinale John Joseph O’Connor (1920-2000) – firma negli Stati Uniti un documento dal titolo «Evangelici e cattolici insieme», che non piace a tutti – lo stesso Traettino, in Italia, lo trova eccessivamente «politico» e funzionale a scopi, anche elettorali, tipicamente americani – ma la cui sottoscrizione segnala comunque che molte cose sono cambiate.

Qualche osservatore ha sostenuto che con Benedetto XVI, il Papa tedesco, l’ecumenismo cattolico è tornato a concentrarsi sulle sole comunità storiche, a partire dai luterani, tanto che gli incontri più importanti tra comunità carismatiche cattoliche e pastori pentecostali aperti al dialogo sono emigrati in America Latina, sotto l’egida del cardinale Bergoglio, che lì ha conosciuto Traettino e ne è diventato amico. In realtà, non solo ha continuato a incontrarlo anche in Italia – io stesso sono stato relatore a un convegno ecumenico tenuto ad Assisi nel 2012 – ma lo stesso Benedetto XVI, incontrando nel 2011 i luterani nel corso del suo viaggio in Germania, ha detto loro che l’ecumenismo non poteva più ignorare l’«immenso dinamismo missionario» delle nuove forme di cristianesimo che, pur non avendo solo aspetti positivi, costituiscono anche una reazione salutare all’«annacquamento» della dottrina e della morale proposto da una certa teologia progressista.

Il dialogo fra cattolici e pentecostali protestanti presenta ancora molti problemi. In campo pentecostale, è talora più facile con i movimenti più piccoli che con le grandi denominazioni, e magari è più agevole con un pastore indipendente che viene da un’esperienza politica di sinistra come Traettino rispetto a leader statunitensi che si portano dietro il bagaglio ingombrante di relazioni politiche a senso unico con gruppi e fondazioni dette «di destra» ma qualche volta legate a potentati economici spesso ostili alla Chiesa Cattolica e ambigui su molti temi morali. Tuttavia, la portata del gesto di Papa Francesco non va sottovalutata. Ricorda a tanti professionisti cattolici dell’ecumenismo che è stata definitivamente archiviata la stagione in cui si potevano considerare il Cec e il protestantesimo progressista delle comunità storiche come l’unico interlocutore del dialogo, liquidando la maggioranza evangelicale e pentecostale come troppo conservatrice o reazionaria.

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chiesa pentecostaleecumenismo
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