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Il mare del diavolo, la montagna di Dio

© Christine Vaufrey / Flickr
https://www.flickr.com/photos/christing/1418463714
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L’umanità nascosta in ogni dove. Una simpatica riflessione vacanziera…

di Emanuele Fant

Tanto per iniziare non si è mai visto un Papa a Follonica con la sedia a sdraio, mentre ne sono stati avvistati in parecchie località alpine. La montagna è una metafora, pure piuttosto ingombrante, della salita al Cielo, che richiede vesciche e dà in premio una sempre maggiore rarefazione. Il mare, se lo si vuole visitare fino in fondo, costringe all’immersione, con lo scemare della luce e l’aumento degli sgraziati pesci degli abissi, soddisfatti di una vita nelle tenebre per non doversi preoccupare dell’estetica della loro dentatura.

Al mare c’è vita notturna e un ampio catalogo di cose trasgressive, il trekking costringe a riconsiderare alba e tramonto così come erano stati inizialmente progettati. Inoltre, superati i duemila, sopravvivono solo pochissime tentazioni (una è raccogliere i bulbi dei crocus).

In spiaggia il sole deve puntare il fulcro sulla nostra privata abbronzatura, sui sentieri ho provato a divertirmi condividendo un acquazzone; in spiaggia respingiamo i venditori con l’empatia che riserviamo alle zanzare, sui sentieri non riusciamo a spiegarci quando siamo diventati così solidali da prestare la borraccia nonostante la saliva; in spiaggia c’è sabbia rovente che tenta di sciogliere le infradito, sui sentieri si può fare l’esperienza di visitare dall’interno un banco nuvoloso (cosa ricorda l’inferno, cosa il paradiso?).

Detto questo, il 13 luglio stavo a Lerici senza cappello, e verso le dodici è cambiato qualcosa.

Mi sono commosso. Mi circondava una solidale famiglia umana, evidente fallimento corale della prova costume. Io non ero il solo scortato dai suoi chili di troppo, e nessuno mi giudicava, essendo tutti coinquilini del piano inferiore. Chi le smagliature, chi le piaghette della dermatite, chi l’ombelico con l’ulcera, chi già da tempo aveva perso il sedere. Ognuno al cospetto della sua imperfezione, senza più nessuna possibilità di coprirsi, di provare a sembrare un po’ meglio. Uno peggio dell’altro e con questa coscienza, finalmente, tutti pacificati. Come è liberante non avere più scuse. Una vera vacanza. Mi è sembrato di vedere gente felice, finalmente, quest’anno, anche al mare.

Qui l’originale

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