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Diaconi: cosa sono e cosa fanno?

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SIC - pubblicato il 21/07/14

Servono nella liturgia, la parola e la carità

Il pomeriggio di domenica scorsa ho ordinato diaconi due persone che già avevano responsabilità pastorali nell’Alto Ampurdán Interior. San Miquel de Fluviá, San Mori, Pontós, Borrassá, Lladó, Navata, Ordis, Cabanellas, Ermedás… Si tratta di Jordi Pla e di Carles Sánchez.

Attualmente nella nostra diocesi abbiamo nove diaconi “permanenti” e un diacono che si incammina verso l’ordinazione presbiteriale.

Qualche settimana fa ho ricevuto una lettera in cui mi veniva chiesto di spiegare cosa sono e cosa fanno i diaconi che chiamiamo “permanenti”. Domenica scorsa, durante la celebrazione, pensavo che anche se molti già lo sanno era il momento di spiegarlo brevemente, in modo quasi telegrafico.

Nel libro degli Atti degli Apostoli del Nuovo Testamento, leggiamo che gli stessi apostoli hanno ordinato i diaconi – servitori – per assistere le vedove che ne avevano bisogno. Il diacono Stefano predicava e serviva. Distribuiva il pane della parola e il pane materiale.

Il Concilio Vaticano II, nella sua riflessione Lumen Gentium sulla Chiesa, ha deciso di rinnovare il ministero del diaconato, che da secoli si conferiva solo a quanti si incamminavano verso l’ordinazione presbiteriale. In vari testi fondamentali i Padri conciliari propongono il recupero del ministero, che in seguito si sarebbe concretizzato in disposizioni pontificie e nella pratica della Chiesa.

Nel terzo capitolo della Lumen Gentium, al n. 29, troviamo il testo centrale del Concilio: “In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani ‘non per il sacerdozio, ma per il servizio’. Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale, nella ‘diaconia’ della liturgia, della predicazione e della carità servono il popolo di Dio, in comunione col vescovo e con il suo presbiterio”.

“È ufficio del diacono, secondo le disposizioni della competente autorità, amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura. Essendo dedicati agli uffici di carità e di assistenza, i diaconi si ricordino del monito di S. Policarpo: ‘Essere misericordiosi, attivi, camminare secondo la verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti’”.

Con il consenso del Romano Pontefice, il diaconato si potrà conferire “a uomini di età matura anche viventi nel matrimonio, e così pure a dei giovani idonei, per i quali però deve rimanere ferma la legge del celibato”.

Girona è stata l’ultima diocesi catalana a instaurare il diaconato permanente. Attualmente abbiamo nove “diaconi permanenti” che esercitano il loro ministero, soprattutto nella pastorale parrocchiale. La maggior parte è sposata, uno è vedovo e l’altro celibe. Un gruppo di quattro si sta preparando per ricevere l’ordinazione.

Dobbiamo aggiungere che tutti seguono una tappa di formazione previa e di discernimento, di formazione accademica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose prima dell’ordinazione e di formazione permanente quando già esercitano il diaconato.

Bisogna constatare che i diaconi con famiglia hanno bisogno dell’approvazione e del sostegno dei familiari, soprattutto della moglie. Vivono del loro lavoro civile o della loro pensione se sono già ritirati, e ricevono aiuti dal vescovado per coprire le spese del loro ministero.

L’instaurazione del diaconato è stato un dono di Dio per la nostra Chiesa diocesana. Ringraziamo per questo e ringraziamo per la loro disponibilità e il loro servizio attraverso la nostra preghiera e la nostra accoglienza.

+Francesco Pardo i Artigas
Vescovo di Girona

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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