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Bufera per un’insegnante lesbica mai licenziata

Thomas Galvez / Flickr CC

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 21/07/14

Nuovo caso di falsa informazione a danno della scuola cattolica

di Giuseppe Tomasi

Non si sa più da dove partire: se dalla constatazione, ormai sempre più chiara, del fatto che “gay e lesbiche sono più uguali degli altri”, o se da alcune inevitabili considerazioni sulla scarsa serietà con cui molti giornali compiono il loro dannato mestiere, attenti più alle loro battaglie ideologiche o allo scoop ad ogni costo, che al rispetto della verità, dei fatti, e delle persone. Mi riferisco alla vicenda della insegnante lesbica “licenziata” da una scuola cattolica trentina in ragione delle sue preferenze sessuali.

Partiamo dal secondo fatto. Un giornale un tempo “moderato”, il quotidiano l’Adige, diretto da un giornalista “cattolico”, sbatte in prima pagina la notizia: “Insegnante del Sacro Cuore licenziata perché lesbica”. In verità il contenuto dell’articolo smentisce il titolo stesso. È l’insegnante in causa, infatti, a rispondere alla domanda “E quando le è stato comunicato che il contratto non sarebbe stato rinnovato?”, in questo modo: «Dopo la conclusione della scuola. Ma in realtà non si tratta di un mancato rinnovo perché semplicemente era scaduto quello in essere. Quindi non c’era nemmeno la necessità di una comunicazione da parte della scuola, visto che la rescissione sarebbe stata implicita. Invece sono stata chiamata per un colloquio». (L’Adige, 18 luglio 2014).

Dunque: l’insegnante non è stata affatto licenziata. Non le è stato rinnovato il contratto, che era scaduto: cosa ben diversa! Tanto più che, come si viene a sapere da un comunicato della scuola stessa, l’insegnante lesbica non è l’unica a patire il momento di crisi: altri insegnanti, volgarmente “etero”, hanno perso il lavoro, o si sono visti ridurre il monte ore settimanale, causa il calo di iscritti. Vicenda di questi tempi molto comune, soprattutto nelle cosiddette scuole paritarie.

Ma qual è la reazione immediata del giornalista collettivo? La notizia fasulla, il presunto licenziamento, rimbalza di giornale in giornale, di tv in tv. Solo qualcuno specifica che non di licenziamento si è trattato, ma di mancato rinnovo. Si chiede l’intervento del governatore della Provincia, quello del ministro Giannini…e chi più ne ha più ne metta. Lo si fa sapendo bene che non ci sarà mai l’intervento di chi sarebbe, in questa vicenda, competente: la magistratura. Infatti, non lo si può dire, ma tutti lo sanno: non è stata compiuta alcuna irregolarità. Non è stata violata alcuna legge. Non è stato tradito nessun contratto. Bisogna alzare tanta polvere, per nascondere questo inequivocabile fatto.

Il vertice della confusione ideologica viene raggiunto dal locale assessore provinciale del Pd, Sara Ferrari. Dimostrando competenze giuridiche veramente sbalorditive, in un articolo comparso sul quotidiano locale Il Trentino, dal titolo, ancora una volta depistante ("Prof licenziata perché lesbica? Se vero, un fatto gravissimo"), afferma: «Le dichiarazioni dell’insegnante del Sacro Cuore riportate dalla stampa, secondo le quali non le sarebbe stato concesso il rinnovo del contratto per colpa del proprio orientamento sessuale meritano una riflessione. Ricordo che l’ordinamento italiano vieta licenziamenti discriminatori basati sull’orientamento sessuale del lavoratore. Anche se un mancato rinnovo non è un ‘licenziamento’ il principio è il medesimo».

Eppure la differenza tra un licenziamento e il mancato rinnovo di un contratto, è evidente. Quanto poi alle motivazioni di quel mancato rinnovo, Sara Ferrari, come tanti politici e giornalisti nazionali, non ha dubbi: nessuno spazio alle considerazioni della scuola; credito totale alle parole della “lesbica” che, dopo alcuni anni in una scuola dove si è trovata, a suo dire, molto bene, non esita a scatenarle contro la bufera mediatica.

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Tags:
omosessualitàscuola cattolica
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