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Ricordi quando hai scoperto la tua vocazione, quando hai sentito la sua voce?

© Alexnika

padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 18/07/14

Dio sussurra cammini nel fondo dell'anima. Chiama, sceglie, risveglia e l'anima trema

Una persona mi raccontava com’è nata la sua vocazione alla vita consacrata: «Fin dal primo momento del cammino, Gesù è sempre stato al mio fianco. Mi ha parlato nei silenzi, con i quali mi accarezzava. Insinuava in me ciò che io intuivo, disegnava nella mia anima ciò che io riuscivo solo a presagire. Era come se qualcuno che ti conosce meglio di te stesso pronunciasse il tuo nome. Sì, il nome vero.

Da quel giorno, nella penombra del pomeriggio, ho riconosciuto i suoi passi, ho riconosciuto il mio nome. Ancora oggi non saprei spiegarlo bene. È stato un sussurro. Ci sono stati molto silenzio e poca luce, ma è sorta la certezza dal fondo dell’anima. Un fuoco incipiente. Egli ha fatto aumentare la luce fino ad abbagliarmi improvvisamente.

E da allora quella luce è rimasta sempre nel più profondo del mio essere. Infaticabile, costante. Come il segno permanente di un patto che aveva siglato quello stesso giorno, quasi senza che io lo sapessi. Ma tutto è avvenuto in silenzio, solo, inginocchiato, tra le lacrime. Lì, nella parte più profonda e vera della mia vita, è venuto a casa mia».

Queste parole evocano il mistero di ogni vocazione. Dio sussurra cammini nel fondo dell’anima. Chiama, sceglie, risveglia e l’anima trema. Ci commuoviamo vedendo le sue mani che accarezzano il profondo del nostro essere, svelando il seme nascosto. Allora scopriamo ciò che ci chiede. Nel silenzio del cuore.

Carlos Castaneda riferiva in un racconto i suoi dubbi su quale via prendere, e il suo maestro gli ha posto solo questa domanda: “Quel cammino ha cuore? Se lo ha, vale la pena”.

Quando Dio ci chiama a seguire i suoi passi, vuole che il cuore arda, vuole che il cuore cammini. Non cammina solo la testa. Cammina la passione, l’amore, l’aspetto più umano. Gesù ci guarda e sostiene i nostri passi con fermezza.

Così, ogni giorno, senza smettere di contemplarci. Ci cerca nel silenzio, nella solitudine della nostra vita. Si addentra nel più profondo del nostro pozzo. Arriva fino alle radici. Si immerge nella nostra acqua.

Noi siamo come quel bambino che si apre alla luce di un nuovo giorno e trema. Lì, come Maria a Nazareth, turbati, senza parole, ascoltiamo la sua voce. Guardiamo Maria, impariamo dal suo “sì” semplice e umile.

Guardiamo a Maria, perché Ella generi in noi Cristo. La guardiamo per imparare dalla sua semplicità, dalla sua bellezza, dal suo “sì” fiducioso e gioioso. La guardiamo in silenzio. Impariamo da Lei il silenzio. Dai suoi passi nascosti, dalla sua dedizione sincera e piena.

La voce di Dio scende sulla terra della nostra vita e la feconda. Lo fa nel silenzio. Ci vuole rendere profondi, cerca il profondo.

Il seme di Dio, la sua parola, la sua chiamata, penetra nel più profondo del cuore. Dio ci parla nel cuore e ci mostra il nome, il nostro nome, la nostra missione, il nostro cammino.

Dio chiama ciascuno con delicatezza nel silenzio della nostra vita. È nell’occulto del cuore che manifesta il suo potere, nel più profondo, dove siamo maggiormente noi stessi, dove siamo in pace con la nostra vita, dove ci riconosciamo e siamo riconosciuti.

Dio rispetta i nostri tempi. Ci cerca, ci aspetta, e fa sì che tutto cresca con calma, con lentezza, dal più profondo. Tutti abbiamo nell’anima una zona più fragile, che si può rompere.

Se la terra non si rompe non vi si può seminare. Dio trasforma la parte più vulnerabile della mia anima nella sua porta d’ingresso. Dio trasforma la mia fragilità in frutto abbondante. La mia rottura in una fessura attraverso la quale Egli scivola.

La parte più piccola in me, la mia ferita d’amore, la mia sete, la mia piccolezza, la mia storia, quella debolezza che mi fa soffrire. È lì che la terra si rompe, la durezza si apre e Dio mette il seme con le sue due mani, accarezzando, confidando in me più di me stesso.

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religionevocazione
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