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Dove nasce un sorriso?

© Martin Garrido / Flickr / CC

padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 17/07/14

Nel silenzio, nella pace profonda, ma... vogliamo e sappiamo davvero stare soli?

Un sorriso autentico deve essere sempre preceduto da una buona dose di silenzio.

Perché ci siano davvero sorrisi e risate, serve profondità d'animo. Perché ci sia una fonte, serve un pozzo profondo, carico d'acqua. La fonte prende l'acqua dal pozzo.

Perché ci siano alberi, servono radici che cerchino acqua dentro la terra. Radici salde, forti.

Penso che il sorriso sia solo l'aspetto esteriore di un ricco mondo interiore, di una pace profonda. Per questo, una risata finta, ironica, burlesca, è riflesso di scarsa profondità.

Una risata cinica, critica, che ride del male altrui, che si prende gioco dei difetti e delle cadute degli altri, è una risata senza fondo, vana, superficiale. Dall'altro lato, una risata sincera e vera, innocente e pura, ha a che vedere con la profondità dell'anima.

Quanto è importante avere il silenzio nel cuore! E allo stesso tempo, quanto è difficile! Non è facile convivere con il silenzio. A volte la solitudine ci stordisce. Non è facile stare da soli con i nostri timori e i nostri dubbi.

L'utilizzo dei telefoni cellulari ha accentuato la cosiddetta “fronemofobia”, o paura di pensare. Uno studio mostra che bastano tra i 6 e i 15 minuti senza cose da fare perché la maggior parte della gente si senta a disagio.

Nell'uomo c'è un bisogno molto forte di avere qualcosa tra le mani, occupare la mente, non perdere tempo, approfittare di ogni secondo. Costa tanto scollegare questa nostra testa sempre in ebollizione…

Ci piace essere occupati, e il cellulare in genere riempie il vuoto che sentiamo. Il silenzio, la tranquillità tanto desiderata, in fondo, non è così desiderata. Vivere in una casa circondata da vicini sembra più appetibile che vivere soli tra le montagne, senza nessuno intorno a noi, senza bambini.

La solitudine spaventa, ci mette di fronte a noi stessi, ai nostri pensieri più nascosti, alle nostre paure e ai nostri desideri inconfessabili. Vogliamo sentire rumori, gente, bambini, essere occupati, avere cose dell'esterno che ci facciano pensare, per non pensare a nient'altro.

Un silenzio assoluto ci sconcerta e ci mette a disagio perché ci mette di fronte alla nostra verità. La solitudine eccessiva ci crea un problema. Stare da soli con noi stessi, quando non ci conosciamo del tutto, quando ci sono domande a cui rispondere e temi da risolvere, ci inquieta.

Una poesia di John Milton dice: «La mente è il proprio luogo, e può di se fare un cielo dell'inferno e un inferno del cielo». Nella nostra testa c'è la capacità di vivere in pace o in guerra. Tranquilli o nervosi.

Stare da soli con i nostri pensieri ci mette di fronte ai nostri limiti e alle nostre incapacità, alla nostra povertà e alle nostre passioni, ai peccati che tante volte ci stordiscono e ci costa confessare.

Aneliamo alla solitudine, ad avere tempo libero per noi, a fare le cose per conto nostro, da soli, senza nessuno, ma poi questa stessa solitudine tanto desiderata ci risulta difficile da sopportare.

Dio vuole parlarci nel silenzio. Diceva San Francesco di Sales: «Uno si raccoglie in Dio per elevare sospiri verso di Lui, e sospira verso di Lui per raccogliersi in LuiL'anelito di Dio e la solitudine spirituale si sostengono a vicenda».

A volte Dio si serve, è vero, di fatti, persone, conversazioni. Molte di queste volte vediamo Dio che parla nelle cose che vediamo e ascoltiamo, ma a Dio piace il silenzio per stare lì con noi. Viene nella nostra vita in quello spazio vuoto, in quel tempo senza rumori, in cui la sua voce risuona con maggior nitidezza, con forza.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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felicità

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