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Dichiararsi atei è diventato scorretto a livello scientifico? (II parte)

© Dusit/SHUTTERSTOCK

Gaudium Press - pubblicato il 17/07/14

Una parte considerevole della comunità scientifica attuale sente la necessità di considerare Dio un elemento inseparabile dalle ricerche scientifiche

Come le creature presentano riflessi delle infinite perfezioni divine, l'oggetto di ogni indagine scientifica deve essere considerato in primo luogo un oggetto-simbolo di qualche attributo del Creatore, perché la finalità dell'uomo non è solo conoscere, ma “lodareriverire e servire Dio nostro Signore” “per salvaremediante ciò, la propria anima” [8], secondo la bella espressione ignaziana.

In questo senso, ovviamente, il cielo non è una biblioteca, ma il luogo in cui c'è una costante e crescente conoscenza amorevole di Dio. “Amorevole” è l'aggettivo che manca alla scienza moderna, con due corollari indissociabili: fede e umiltà.

Tra le varie raccomandazioni date a un domenicano che lo interpellava sul modo corretto di studiare, San Tommaso aggiungeva che è fondamentale non smettere mai di pregare e di seguire l'esempio dei santi [9]. Quanto è distante da questo la maggior parte dei nostri scienziati!

Alla scienza orientata dalla fede spetta il compito importantissimo di svelare le meraviglie che Dio ha posto nella Creazione, rimettendole al loro Creatore, con gratitudine, adorazione, amore, fede e umiltà. Questo atteggiamento, lungi dall'ostacolare la ricerca scientifica, attirerebbe l'ausilio divino per svelare meglio i misteri più reconditi della natura.

Se Dio è il creatore dell'intelletto umano e anche dell'universo materiale, non ci può essere disarmonia tra queste due creature. Verifica questa realtà la lunga lista di eminenti scienziati nei più diversi campi del sapere che erano religiosi o cristiani praticanti.

In effetti, è stata la Chiesa cattolica a mantenere e salvaguardare la cultura in Occidente, per via delle successive invasioni barbariche che distrussero l'Impero Romano. Senza il meticoloso e a volte eroico lavoro dei monaci copisti, non conosceremmo le opere classiche. Basta dire che il testo più antico di Aristotele (384-322 a.C.) che sia conosciuto risale al 1.100, ovvero oltre 1.400 anni dopo la sua morte!

È stata la civiltà cristiana a diffondere, soprattutto con l'impulso di Carlo Magno, le scuole primarie gratuite nel territorio europeo. Da quelle istituzioni sono sorte le università, alcune delle quali sono ancora oggi fari di scienza.

Nel mondo antico c'era un insegnamento superiore, ma per la prima volta nella storia sono state create istituzioni con metodi e contenuti organizzati. Le università medievali sono riuscite a sopravvivere grazie alla protezione del papato, dal quale dipendevano direttamente, non essendo subordinate al governo locale. La scienza in Occidente ha avuto quindi come culla la Chiesa.

Di fatto, c'è stata un'epoca in cui la scienza e la religione hanno camminato mano nella mano, producendo frutti al di sopra di ogni aspettativa.

A partire dal Rinascimento, però, questo aspetto simbolico e trascendente dello studio e della ricerca è stato eliminato dai corsi superiori, e gli sforzi scientifici hanno finito per restringersi alla conoscenza dell'universo materiale come finalità ultima.

Ora, “in queste condizioni l'oggetto tecnico non rimanda altro che a se stesso; il suo senso tende all'univoco; basta smontarlo per sapere cosa sia; non contiene più mistero; […] in senso stretto, è ‘insignificante', ovvero rimanda difficilmente a una realtà che non sia se stesso; è quindi inappropriato per la funzione simbolica” [10].

Sintetizzano bene la perplessità degli scienziati le note parole del già citato Jastrow: “Per lo scienziato che è vissuto della sua fede nel potere della ragione, la storia termina come un brutto sogno. Egli ha scalato la montagna dell'ignoranza; è pronto a conquistare la vetta più alta; quando raggiunge l'ultimo picco, è salutato da un gruppo di teologi che sono seduti lì da secoli” [11].

I veri teologi – quelli che in base all'espressione di Jastrow “sono seduti da secoli” sulla vetta più alta –, essendosi dedicati a una contemplazione ammirativa e amorevole della Creazione, sono stati alla base del prodigioso sviluppo intellettuale dell'Occidente cristiano. Un libro scritto dalla mano stessa di Dio.

La considerazione dell'universo come riflesso delle infinite perfezioni del Creatore porterebbe a una conoscenza amorevole delle cose, permettendo la crescita della scienza in armonia con la fede, e prenderebbe tutto l'uomo, abbracciando la sua intelligenza, la sua volontà e la sua sensibilità.

In questo senso, afferma con tutta naturalezza il prodigio di intelligenza che è stato Sant'Agostino, “senza parlare dei testimoni dei profeti, il mondo stesso proclama in silenzio, per le sue rivoluzioni tanto singolari e per la bellezza di tutte le cose visibili, che è stato creato e poteva essere creato solo da un Dio la cui bellezza e grandezza sono invisibili e ineffabili” [12].

Questa conoscenza amorevole dell'universo rivelerà la Bellezza divina, invisibile e ineffabile, capace di orientare l'uomo contemporaneo, in base all'affermazione di Paolo VI: “Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani” [13]. È di questo che ha bisogno il mondo scientifico per progredire in modo ordinato.

Per la famosa scuola dei Vittorini, “il mondo è in effetti un libro scritto dalla mano stessa di Dio. […] Un ignorante vede un libro aperto; percepisce segnali, ma non conosce né le lettere né il pensiero che esprimono. Allo stesso modo, l'insensato, l'uomo animale che non percepisce le cose di Dio, vede la forma esteriore delle creature visibili, ma non comprende i pensieri che esse manifestano. L'uomo spirituale, al contrario, sotto quella forma esteriore sensibile contempla e ammira la saggezza del Creatore [14]. E in questo modo, ovviamente, arriva a conoscere meglio di chi non ammira il trascendente delle cose”.

Amore e conoscenza devono camminare insieme

Uno degli impegni principali degli Araldi del Vangelo nella formazione data ai loro membri consiste nell'unire conoscenza e carità, istruendoli nelle scienze umane e in quelle divine. La conoscenza scientifica e l'amore per Dio devono camminare insieme, alimentandosi reciprocamente, perché si ama solo quello che si conosce, e dal canto suo l'amore stimola ad approfondire la conoscenza.

Illustrano bene questo principio le parole del missionario irlandese del VI secolo San Colombano: “È preferibile essere misericordiosi sapendo poco e in silenzio che parlare in modo poco pio. […] Per questo insisto, se qualcuno si impegna a conoscere ciò che deve credere, non pensi che lo comprenderà meglio disertando che credendo […]. Cerca la conoscenza suprema, non con malabarismi verbali, ma con la perfezione della buona condotta; non con parole, ma con la fede che deriva da un cuore semplice e che non è frutto di un'argomentazione basata su una saggezza irriverente” [15].

E cos'è la fede, possiamo dire, se non credere amando? In questo modo la scienza può offrire uno dei suoi più grandi contributi al mondo, superiore a qualsiasi apparato inventato fino ad oggi: rendere gli uomini felici sulla terra, secondo la legge di Dio, e prepararli alla felicità eterna. Non c'è altra finalità in questa valle di lacrime. Secondo il grande carmelitano San Giovanni della Croce, “al tramonto della nostra vita saremo giudicati sull'amore”, non sulla conoscenza…

Del diacono Antonio Jakoš Ilija, EP

[8] SANT'IGNAZIO DI LOYOLA, Esercizi spirituali, 23.
[9] Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO, Epistola De modo studendi.
[10] SIRONNEAU, Jean-Pierre. Sécularisation et religions politiques. Paris: 1982, Mouton, p. 99.
[11] JASTROW Op. cit., p.107
[12] SANT'AGOSTINO. De Civitate Dei, l.11, c.4 , 2 (ML 41, 320)
[13] PAOLO VI. Messaggio agli Artisti; 8/12/1965.
[14] HUGONIN, Flavien; Essai sur La fondation de l'école de Saint-Victor de Paris; Paris: Librairie Classique D'Eugene Belin; 1854, p.94-95.
[15] SAN COLOMBANO, Instructio I – De Deo Uno et Trino, IV (ML 80, 252).

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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ateismoscienza
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