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Bisogna assumere anticoncezionali per ridurre il rischio di cancro?

Jean Marie HEIDINGER/CIRIC

Aleteia - pubblicato il 17/07/14

È raccomandabile che le suore li assumano per cercare di evitare certi tipi di tumori genitali?

Di Justo Aznar e Julio Tudela
Articolo pubblicato dall’Osservatorio di Bioetica

A volte ci si è chiesti se sarebbe conveniente che le suore potessero utilizzare anticoncezionali per diminuire il rischio di soffrire di alcuni tipi di tumori genitali, come quello dell’utero o dell’ovaio.

L’Osservatorio di Bioetica dell’Università Cattolica di Valencia San Vicente Mártir non lo ritiene raccomandabile. In un articolo, segnala che non è facile da sostenere per ragioni mediche, anche se non ci fossero inconvenienti etici se i farmaci utilizzati agiscono praticamente mediante un meccanismo anticoncezionale.

“Crediamo che il rapporto rischio/beneficio medico non sostenga l’uso preventivo di anticoncezionali nelle donne nubili” per ridurre il rischio di soffrire di cancro all’utero o all’ovaio, affermano gli esperti dell’Osservatorio Justo Aznar e Julio Tudela.

Allo stesso tempo, sottolineano che “naturalmente questo, alla fine, va sottoposto alla volontà delle interessate, sempre che siano ben consigliate a livello medico”.

“Ciò che sembra più chiaro è che, se sicuramente non avranno rapporti sessuali, moralmente non esiste un grande inconveniente a che possano assumere anticoncezionali orali a scopi medici, sempre che i farmaci che utilizzano siano praticamente al cento per cento anticoncezionali”.

L’Osservatorio si è fatto eco di una polemica sulla questione apparsa recentemente sul Los Angeles Times a causa di un articolo d’opinione firmato da Malcolm Potts (1), docente di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università di Berkeley (pubblicato sul quotidiano il 30-1-2014), e di un gruppo di lettori che si riferiscono ai suoi commenti sullo stesso quotidiano alcuni giorni dopo (6-2-2014).

Nell’articolo, Potts sostiene la convenienza del fatto che le suore utilizzino metodi anticoncezionali per ridurre il rischio della comparsa di alcuni tipi di tumori genitali.

L’autore afferma che nelle popolazioni di donne che hanno avuto poche gravidanze o nessuna, avendo completato molti più cicli mestruali ovulatori – dice che donne multipare con lunghi periodi di allattamento materno possono aver avuto non più di 40 cicli ovulatori nella loro vita fertile, di fronte ai 400 che possono verificarsi in donne senza figli – il rischio di soffrire di cancro all’ovaio o all’utero aumenta significativamente.

Potts è un difensore del diritto all’aborto ed è stato il primo direttore sanitario dell’influente “Planned Parenthood Federation” americana, volta alla pianificazione familiare.

“L’autore inizia offrendo informazioni scentifiche – parziali, come dimostreremo ora – per passare poi a una valutazione morale demolitrice sul Magistero della Chiesa circa i metodi anticoncezionali e la sessualità umana”, spiegano gli esperti dell’Osservatorio di Bioetica.

“Ma sono giuste le affermazioni di Potts sull’indubbio beneficio che rappresenta l’utilizzo di contraccettivi orali nel caso di donne senza figli per ridurre il rischio di soffrire di tumore?”, si chiedono.

“Nell’articolo di replica all’autore (2), la dottoressa Rebecca Peck, docente presso l’Università di Daytona Beach, in Florida (Stati Uniti), obietta che le affermazioni di Potts sono giuste, ma solo in parte”, osservano.

Secondo la Peck, i tumori dell’ovaio e dell’utero sono molto meno frequenti di quello della mammella. Si stima una prevalenza del cancro all’utero in 1 donna su 39 nel corso della sua vita, e quello dell’ovaio in 1 su 72.

Il cancro della mammella colpisce invece 1 donna su 8. Potts cita come fonte per sostenere le proprie affermazioni l’Istituto Nazionale del Cancro, la principale agenzia statunitense di ricerca su questa malattia.

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cancro
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