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Suggerimenti per crescere nell’umiltà

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padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 16/07/14

Conoscere la mia verità più profonda e l'amore di Dio, che Egli occupi il posto centrale, imparare dalle sconfitte, dalle umiliazioni e dagli insuccessi, rallegrarmi del trattamento conforme alla mia piccolezza

Gesù ci invita ad essere umili. Essere umili è difficile. In genere l’amor proprio e l’orgoglio ci allontanano dalle persone.

Gesù descrive se stesso dicendo di essere umile di cuore. È il Dio che si abbassa, che non si impone, che si nasconde, che si fa povero, che si spoglia del proprio rango passando per uno dei tanti e si stanca sulla via prendendo le pecore perdute sulle spalle.

Umile a Betlemme, nascosto nella fragilità di un bambino che ha bisogno dell’abbraccio dei genitori. Umile a Nazareth, con la semplicità di una vita quotidiana, di un giorno dopo l’altro con Giuseppe e Maria, senza nulla di straordinario.

Umile in un villaggio, imparando a parlare, a correre, a pregare, a piangere. Umile nel battesimo al Giordano, in fila, dietro a tutti, aspettando come uno dei tanti di essere battezzato da colui che non era degno di allacciargli i sandali.

Umile quando ha bisogno di andare nel deserto a cercare, a incontrare suo Padre. Umile nel suo essere un camminatore senza casa, che viene ospitato dove gli aprono la porta, che ha bisogno dei suoi amici, che gode di ciò che gli dà il Padre senza chiedere nulla.

Umile quando implora l’aiuto di suo Padre nel Getsemani, quando chiede la compagnia di Pietro e teme che i suoi possano andarsene. Umile quando si lascia colpire e coronare di spine. Umile quando si carica la croce. Quando si prendono gioco di Lui ed Egli rimane in silenzio.

Umile quando mi aspetta ogni giorno, quando bussa alla mia porta e aspetta paziente, rispettoso, che io apra per poter entrare. Umile quando continua ad aspettare e io non gli apro.

Quanto è difficile essere umili! È un’arte. È una grazia. L’umiltà è ciò che ammiriamo nelle persone che rispettiamo di più.

Non c’è nulla che provochi maggiormente il nostro rifiuto della vanità e dell’orgoglio. Di fronte a quelli che ci parlano sempre dei loro successi e delle loro capacità, di fronte a quelli che non smettono di vantarsi di ciò che hanno raggiunto, non ci sentiamo a nostro agio.

La vanità, la prepotenza, l’ostentazione, non risvegliano l’amore. L’umiltà, invece, ci attira. Le persone umili sono un dono. Ma non si parla di un’umiltà finta o impostata, quanto di un’umiltà autentica, che sboccia dal profondo del cuore.

Guardiamo Gesù. Guardiamo Maria. Ella è l’umiltà incarnata. La serva di Dio. A lei Dio ha affidato la missione più grande. Perché è umile. Perché non si vanta.

Diceva padre José Kentenich: «L’eternità ci mostrerà un giorno che le anime piccole sono quelle che hanno determinato il destino. Quelle piccole, non quelle grandi».

Le anime umili sono piccole, sanno di esserlo e imparano a confidare nel potere di Dio. Sono le anime di coloro che hanno fiducia, che si lasciano guidare, che non impongono, che rispettano. Un cuore umile unisce e avvicina a Dio, non impone, rispetta. Noi serviamo e obbediamo.

L’umiltà, però, è un cammino che percorriamo dando la mano al Signore. Impariamo ad essere umili quando conosciamo l’amore di Dio e comprendiamo che Dio non ci ama perché siamo buoni, ma perché Egli è buono.

La sproporzione tra ciò che siamo e ciò che possiamo arrivare ad essere è quello che ci rende umili.

L’umiltà è verità, è conoscenza della mia verità più profonda. Ci rallegriamo di essere come siamo e sappiamo che possiamo dare molto di più.

Dio può fare cose grandi con la mia creta. Può fare un’opera d’arte. Ma questo non mi rende vanitoso, ma umile. È Lui con il suo potere. Egli in me. Egli che agisce nella mia vita. Questa esperienza mi decentra. Fa sì che il centro sia Lui.

Può accadere che non impariamo da soli ad essere umili, e allora le umiliazioni della vita, le sconfitte, gli insuccessi ci aiutano ad essere più umili.

Diceva San Francesco d’Assisi sulla perfetta letizia che se siamo perseguitati e disprezzati e ci rallegriamo in Dio, allora abbiamo la perfetta letizia.

Quando Dio ci dona la grazia di essere capaci di rallegrarci nelle persecuzioni, nell’insuccesso, abbiamo una gioia che deriva da Dio, e quella gioia ci rende umili.

Allegro è colui che si vede piccolo e confida. Colui che sa di essere debole e sorride. Sì. È la gioia che dà la vera umiltà. Un’umiltà che ha gradi.

Gradi dell’umiltà

Siamo umili quando ci vediamo deboli. Cresciamo nella nostra umiltà quando accettiamo che altri ci vedano deboli, vedano le nostre debolezze, ridano della nostra fragilità.

Cresciamo ancor di più quando siamo disposti e ci conforta vedere come gli altri ci trattino in modo conforme alla nostra debolezza. Sanno come siamo e ci trattano in base alla nostra condizione.

È difficile essere umiliati e sorridere. Rallegrarci di non avere iente di sicuro e confidare. Parlando delle croci e delle difficoltà, padre José Kentenich dice:

«Vogliamo trasformare le fonti di dolore in fonti di gioia. L’educazione alla gioia deve saper toccare anche questa sofferenza con la bacchetta magica e fare della sofferenza una fonte di gioia. Questa bacchetta magica è l’amore.

Solo quando è l’amore quello che mi spinge a Dio e quando so che tutto è espressione del suo amore possiedo la bacchetta magica con la quale tutto può diventare facilmente fonte di gioia».

L’umiltà deve essere sempre unita all’amore per poter essere fonte di gioia. Così potremo guardare la nostra vita e rallegrarci per il fatto di essere piccoli. Ripeteremo il Magnificat nel nostro cuore: «L’anima mia magnifica il Signore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva». Maria si rallegra di essere piccola. È questa la via che ci propone Gesù.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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