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Charles Péguy, intellettuale lucido e appassionato della libertà

© Public Domain

Enrique Chuvieco - Aleteia - pubblicato il 16/07/14

Si celebrano i 100 anni dalla morte dello scrittore francese nella I Guerra Mondiale, convertito a Cristo dopo aver militato nel socialismo

“Cristo non ci libera dalla sofferenza, ma dal soffrire inutilmente”. A settembre si celebreranno i cent'anni dalla morte di chi ha pronunciato queste parole. Charles Péguy (Francia, 1873-1914) è stato un pensatore polemico – e nei suoi scritti continua ad esserlo – e indipendente che ha vissuto fino in fondo una delle sue frasi celebri relative al fatto che “la libertà è un sistema basato sul coraggio”.

Giornalista e saggista agguerrito, si legò all'inizio all'ideologia socialista per abbracciare in seguito il cristianesimo denunciando ogni tipo di degrado politico, sociale e spirituale.

Di famiglia umile, mostrò fin da piccolo una “voracità” intellettuale che lo portò a ottenere borse di studio per trasferirsi a Parigi e rapportarsi agli intellettuali del momento presso l'École Normale Supérieure, dove il suo senso della giustizia lo portò ad allinearsi con il socialismo dell'epoca e a polemizzare, insieme a Émile Zola e Anatole France, con le autorità politiche e giudiziarie per l'affaire Dreyfus.

Essendo la sua militanza socialista prodotto della sua inquietudine personale per la giustizia e la solidarietà più che dell'attrazione per l'ideologia marxista, abbandonò il socialismo per coinvolgersi con il cristianesimo più umanitario. Avrebbe plasmato le sue idee, come quelle di buona parte degli intellettuali più indipendenti, sulle pagine di “Cahiers de la Quinzaine”, pubblicazione che fondò nel 1900.

“La rivoluzione sarà morale o non ci sarà”

Brillante a livello di contenuto e di forma, provocava controversie sulle questioni nucleari nella Francia del suo tempo e non esitò ad attaccare il socialismo ufficiale, definendolo “anticlericale e demagogico”, precorrendo i tempi osservando in esso una forte componente statalista e contraria alla libertà che lo portò a dire che “la rivoluzione sarà morale o non ci sarà”. Così come attaccava il socialismo stabilito, si scagliava contro “le tirannie intellettuali”, che impedivano l'impianto di una mistica cristiana attualizzata dalla giustizia.

Fu nella sua conversione al cristianesimo che trovò il senso per ideare buona parte delle sue opere, come “Il mistero della carità di Giovanna d'Arco”, in cui trionfa la religiosità di questa eroina francese divenuta uno dei riferimenti fondamentali del cattolicesimo nella produzione della maturità di Péguy. Su questa linea si trovano anche “Il portico del mistero della seconda virtù” (1911), “Il mistero dei Santi Innocenti” (1912), “L'arazzo di Santa Genoveffa e di Giovanna d'Arco” (1912), “Quasi con gli occhi spalancati. L'arazzo di nostra Signora” (1913) ed “Eva” (1913). Per queste opere poetiche, il talento creatore di Charles Péguy viene considerato uno dei migliori esponenti della tradizione letteraria cattolica francese di tutti i tempi.

Come prosatore, esibì una vivacità espositiva che trovò il culmine in “La nostra giovinezza”, opera del 1910 in cui denunciò la corruzione politica e il degrado di quanti ostentano il potere o lo perseguono.

Uno dei suoi seguaci più noti fu il filosofo Emmanuel Mounier, fondatore della rivista “Esprit” (1932), che sarebbe diventato il principale organo di espressione del cattolicesimo francese a metà del XX secolo.

Per Charles Péguy “il segreto dell'uomo interessante è che egli stesso si interessa di tutti”, per cui si mosse sempre sullo stesso scenario, accogliendo le storie delle persone che non contavano per nessuno.

Fuori dagli schemi

Inclassificabile per coloro che si sforzano di inquadrare le persone, dava importanza alle virtù fondamentali, coniugate in giustizia, pace, fraternità, bellezza e “un'adesione alla libertà e alla proprietà, come problemi”, come ha spiegato uno dei suoi studiosi, Juan Carlos Vila.

Impresse alla sua prosa e alla sua poesia un ritmo repetitivo, che ad alcuni risulta lento perché assomiglia a un martello pneumatico, necessario e paziente come quello della pioggia, per frantumare il granito del cuore dell'essere umano che dimentica sempre la sua condizione più profonda: quella di bisognoso degli altri, e al di sopra di tutti del Creatore.

Ha intravisto la deriva totalitaria della rivoluzione russa, prevedendo il trionfo dei soviet. Ciò conferisce alla sua persona e al suo pensiero la legittimità dei profeti biblici, stravaganti per i mortali imborghesiti dell'epoca in cui ha vissuto e anche per quelli di oggi.

Péguy partecipò alla Grande Guerra, e come molti altri vide la sua vita interrotta da una pallottola il 5 settembre 1914 mentre usciva alla guida della sua compagnia da una trincea sulla Marne. Lì concluse la sua vita a 41 anni. Uno degli intellettuali più lucidi e polemici del XX secolo, sostenne la saggezza perenne e non congiunturale vaticinando che “Omero è nuovo questa mattina, e forse nulla è tanto antico come il quotidiano di oggi”.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
cristianesimosocialismo
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