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Nel matrimonio, più pericolosa della pornografia è la menzogna

Thomas Hawk
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È una scommessa rischiosa, ma mia moglie è stata l’ancora alla quale mi sono aggrappato per lottare contro la mia dipendenza

È enormemente complicato, perché la persona-àncora deve essere anche molto “fredda”, molto ferma al momento di dirti che hai sbagliato, che quello che hai fatto non va bene, che devi subito porre rimedio (blocchi di Internet, il computer in sala da pranzo, non rimanere mai solo in casa e andare anche rapidamente a confessarti se sei cattolico). Questa persona soffrirà per la tua situazione. In molti casi si chiederà perché ti succede questo. Se è tua moglie, avrà sempre questo tarlo nella testa: “Cosa trova lì che io non posso dargli? Non gli basto? Mi mente? Mi amerà ancora?”

Il mio caso, ovviamente, era questo. Il tormento di uscire dalla pornografia si univa alla paura di farle del male. Se cadevo mi dicevo: “Non glielo raccontare, la annienterai”. Ma le menzogna era la cosa peggiore. Nasconderle le cose.

Se la persona scelta è la propria moglie, vi racconterò una cosa che probabilmente vi sorprenderà. Forse vi sembrerà anche crudele. Questi dubbi li deve sopportare da sola. È stato il mio caso. Puoi prometterle che quello che pensa è una bugia, ma nient’altro. Tu hai le tue lotte e lei ha bisogno di uno spazio vitale. È il prezzo che pagherà per il fatto di accompagnarti, siamo chiari. Io l’amo moltissimo e lei ama me, per questo ha funzionato. Se la persona scelta è vostra moglie, posso garantire che è la scommessa più grande che farete nella vostra vita. Può andare malissimo, ma se funziona (e se vi amate davvero sarà così) il matrimonio ne uscirà enormemente rafforzato. “Che diritto hai tu di esortarmi a mettere a rischio il mio matrimonio?”, potete dirmi. Ad ogni modo, lo stiamo già mettendo in gioco ogni volta che viviamo la nostra doppia vita. Non è la pornografia che ucciderà il matrimonio, credetemi. È la menzogna.

Guardate quello che mi ha salvato. È importantissimo e forse vi aiuterà. Non le ho mai promesso che avrei abbandonato la pornografia o la masturbazione. Non puoi promettere quello che non sei sicuro di poter mantenere. Mi sono solo impegnato a lottare e a dirle tutto. TUTTO, anche le cose piccole. Non solo la pornografia esplicita, ma anche se leggevo un semplice giornale sportivo e vedevo una donna in topless glielo dicevo; se cercavo su Google Immagini qualcosa che non aveva nulla a che vedere con il porno ma usciva fuori un’immagine oscena glielo dicevo, eccetera. A poco a poco è iniziato in me un cambiamento enorme. Quando andavo a vedere dei porno o a masturbarmi, mi dicevo: “La cosa peggiore di questo è che, anche se ora mi dà piacere, dopo dovrò raccontarglielo”. E smettevo di farlo! È avvenuto a poco a poco, è vero, ma ha funzionato. Vedendo con quale affetto mi rispondeva, mi faceva sempre più paura farle male. Se qualche volta, però, e questo è importante, avevo il minimo dubbio sul fatto che dovessi raccontarle qualcosa, perché forse lo trovavo troppo banale, allora glielo raccontavo. Non dimenticatelo. Noi dipendenti siamo totalmente incapaci di prendere decisioni relative alle nostre dipendenze. Tutto ci sembra accettabile. O tutto ci sembra orribile. La persona-àncora mette le cose al suo posto perché le vede dall’esterno. Avvisa su ciò che è importante e ciò che non lo è. Mi tranquillizzava.

Se non avete una persona così, cercatela. Un amico, un familiare, un sacerdote che si coinvolga davvero con la gente (ce n’è di ogni tipo), eccetera. Tutte queste ancora vi aiuteranno enormemente, ma sempre basandosi sulla sincerità.

Nel frattempo, se volete, potete collegarvi a questo blog. Qui, almeno, capiamo ciò che succede e cerchiamo di stare insieme.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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