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Gay più a rischio per la trasmissione dell’Aids

AFP PHOTO/Leon Neal
UNITED KINGDOM, London : Protesters gather outside the Houses of Parliament in central London on June 3, 2013, in support of same-sex marriage. A "wrecking amendment" aimed at derailing the government's same-sex marriage bill, which was passed in the Commons despite the opposition of 133 Tory MPs, is being debated in the House of Lords. AFP PHOTO/Leon Neal
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Il vicepresidente di "Scienza e vita" spiega perché, da un punto di vista scientifico, l'allarme dell'OMS è reale

Occorre prevenire per combattere il dilagare dell’Aids tra gli omosessuali. E’ l’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che consiglia per la prima volta ai gay l’uso di farmaci antiretrovirali come formula di prevenzione contro il rischio di contrarre la malattia. Consigli pubblicati nelle nuove linee guida dell’OMS che denuncia in questo modo il rischio di un’epidemia fra gli omosessuali. A sostegno delle affermazioni dell’OMS, i dati: tra gli uomini gay il rischio di contagio è 19 volte superiore rispetto al resto della popolazione, e ciò nonostante la malattia abbia subito una notevole riduzione negli ultimi anni (L’Huffington Post, 11 luglio).

«Constatiamo una esplosione dell’epidemia in questo gruppo a rischio – ha affermato Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell’OMS – soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione". Lo scorso maggio le autorità sanitarie statunitensi avevano consigliato i farmaci a tutti i gruppi a rischio, sulla base di studi che indicano che una pillola al giorno unita al preservativo abbassa il rischio del 25%. "Se gli omosessuali seguissero questa profilassi – sottolinea il comunicato dell’Oms – si potrebbero evitare un milione di nuovi contagi in dieci anni».

Il professore Massimo Gandolfini, vicepresidente nazionale dell’associazione "Scienza e Vita", e primario di neurochirurgia all’ospedale "Fondazione Poliambulanza" di Brescia, non è per nulla meravigliato dello studio targato OMS. «Nell’opinione pubblica – ha spiegato ad Aleteia – può far scalpore perché il trend culturale attuale è quello di orientare le persone in modo che il comportamento omosessuale sia normale. Invece per noi addetti ai lavori, in particolare gli infettivologi, non è assolutamente una novità».

Gandolfini spiega che già all’inizio degli anni Ottanta, con la diffusione del virus Hiv su scala mondiale, si erano riscontrati rischi per il contagio nei gay, e l’OMS «ha finalmente ripreso in mano il coraggio di dire le cose come stanno». Il vicepresidente di "Scienza e vita" offre una spiegazione scientifica alla problematica. «L’Aids si trasmette attraverso liquidi organici, in particolare sangue e liquido seminale. Il rapporto omosessuale, che può avvenire in due modi, o attraverso la fellatio analis o per via orale, prevede un’esposizione maggiore al contatto tra il liquido seminale e la mucosa anale o il cavo orale, zone entrambe più delicate di altre e soggette molto spesso a piccole ferite, vesciche, che favoriscono la trasmissione dell’infezione. Cosa, ad esempio, che non può avvenire tramite un bacio perché il virus dell’Hiv non si trasmette con la saliva».

Sul fronte della prevenzione, incentivare i gay all’utilizzo di farmaci antiretrovirali «consente di non far esplodere la malattia, cosa impossibile fino a dieci anni fa quando non si conosceva l’esistenza di tali farmaci». Il profilattico, invece, può essere un’arma di difesa sia nel rapporto omosessuale che nel rapporto eterosessuale, «ma sicuramente non è una difesa assoluta – precisa Gandolfini – c’è sempre il rischio che la porosità del profilattico possa permettere il passaggio del virus. Inoltre, mentre nelle coppie eterosessuali, se calzato in maniera idonea, riduce questi timori, nei rapporti omosessuali c’è un rischio maggiore che possa usurarsi per la conformazione del cavo anale».

L’allarme dell’OMS sembra quindi dare ragione a quanto affermato in precedenza da Benedetto XVI che, dopo aver suscitato un vespaio di polemiche durante il volo verso l’Africa con le sue dichiarazioni sull’inefficacia dell’uso dei condom nella lotta all’Aids, era tornato sulla questione nel libro-intervista “Luce del mondo” (Libreria Editrice Vaticana), firmato dall’amico giornalista Peter Seewald, in cui invitava a non banalizzare la sessualità concentrandosi solo sul profilattico.

Parlando sul tema della sessualità, il Papa emerito aveva ammesso: «Vi possono essere singoli casi motivati, ad esempio quando uno che si prostituisce utilizza un profilattico, e questo può essere un primo passo verso una moralizzazione, un primo elemento di responsabilità per sviluppare di nuovo una consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole. Tuttavia, questo non è il modo vero e proprio per affrontare il male dell’HIV. Esso in realtà deve consistere nell’umanizzazione della sessualità».

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