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Arcivescovo di Mosul: un intervento armato non è la soluzione per l’Iraq

Mgr Emil Shimon Nona 01 – it

© Jeanne Groues / aed-france.org

Wael Salibi - Aleteia - pubblicato il 11/07/14

Monsignor Nona dichiara di non essere al corrente su imposte speciali pagate dai cristiani né su chiese occupate dall'ISIL

Qual è lo status dei cristiani che sono ancora a Mosul?

Possiamo dire che la situazione dei cristiani a Mosul non è cambiata dopo che la città è passata sotto il controllo degli insorti. Restano pochissime famiglie e non hanno alcun contatto con gli uomini armati.

Ci sono molte voci a proposito di chiese trasformate in quartier generale dell'ISIL. Ci crede?

Gli insorti sono entrati in due chiese, una siriaca e l'altra caldea, ma per il momento non le hanno trasformate in quartier generale.

È vero che l'ISIL impone una tassa speciale ai cristiani iracheni?

Per il momento non abbiamo sentito parlare di imposte speciali per i cristiani, perché come ho già detto a Mosul sono rimasti pochi cristiani.

Il Patriarca ha chiesto ai cristiani di restare, ma com'è possibile? Anche l'arcidiocesi è sotto controllo. Cosa direbbe loro, tenendo conto di questa situazione?

Restare o meno è una scelta personale, ma la Chiesa deve continuare a offrire i suoi insegnamenti, il messaggio cristiano e il suo ruolo nella vita, qualunque sia. Il Patriarca parla a titolo personale ricordando ai fedeli il messaggio della Chiesa, la sua missione e la sua responsabilità, ma la scelta di partire o restare dipende da ciascuno. Tutti conoscono la realtà del luogo e le circostanze, e ciascuno può scegliere, nell'anima e in coscienza, ciò che ritiene più appropriato.

In un'intervista a Fides lei ha detto che un intervento militare esterno non sarebbe una soluzione. Qual è allora la soluzione?

In Iraq il problema non è dato solo dalla sicurezza, ma anche dalla politica, dall'aspetto sociale e da quello economico. Anche se alcuni credono che una soluzione militare sarebbe la soluzione definitiva, questo non è vero. Dovremmo trovare un modo, o vari modi, per dialogare e dibattere, e per riportare il Paese alla sicurezza e alla stabilità. Quello che manca in Iraq è un dialogo sereno tra tutte le fazioni e una fedeltà totale alla Nazione, nient'altro. Ciò di cui il Paese ha bisogno è ritrovare la propria identità nazionale, persa da tempo.

Un'identità comune di dialogo per assicurare una Nazione dotata di una visione politica, economica e sociale e il rispetto delle istituzioni permetterebbero di istituire uno Stato moderno che oggi in Iraq manca.

Oltre a pregare, in cosa può rendersi utile la Chiesa?

La Chiesa prega e lavora. Accompagna gli esiliati e i poveri. Il suo lavoro consiste soprattutto nel pregare e nel fornire il necessario per vivere in modo degno, nel rispetto dei diritti di ciascuno.

In questo momento la Chiesa cerca di aiutare gli sfollati, perché possano vivere degnamente. Aiuta finanziariamente chi è in pericolo e cerca, come una madre, di trovare soluzioni alle difficoltà e ai problemi.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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