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Pasculli: “Quel giorno che incontrai Papa Francesco…”

© STAFF / AFP
MEXICO, Mexico City : Argentinian Pedro Pasculli (R) celebrates with his coach Carlos Bilardo after Argentina beat West Germany 3-2 in the World Cup final 29 June 1986 in Mexico City. It is Argentina's second World title after 1978. AFP PHOTO
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Parla il Campione del Mondo nel 1986 insieme a Maradona: Messi è forte ma come Diego nessuno mai

Pedro Pablo Pasculli, nato a Santa Fe in Argentina nel 1960, oltre che ex giocatore del Lecce e della Nazionale argentina, con la quale è stato campione del Mondo a Messico ‘86, oggi è apprezzato allenatore proprio nelle giovanili giallorosse. L’Argentina, la sua Argentina, ieri sera, superando l’Olanda ai calci di rigore, si è guadagnata il diritto di disputare la finale mondiale contro la Germania, in una riedizione della finale di Italia ’90. Ma il racconto di Pasculli si apre in maniera inaspettata: “onore all’Argentina, ai suoi giocatori e al suo allenatore per la finale conquistata, ma io vorrei raccontarvi prima del mio incontro con Papa Francesco”.

Dicci tutto allora Pedro.

“A me piace molto Papa Francesco. Sto avendo modo di osservarlo giorno per giorno, di seguire le sue parole e i suoi gesti in televisione e attraverso i media, ma ho avuto anche la fortuna di incontrarlo di persona”.

Quando e dove?

“È successo lo scorso ottobre: eravamo a Roma, io ed altri, per una partita di beneficenza e alla fine ci hanno portato in Vaticano, da Francesco, e lì abbiamo avuto l’occasione di vederlo, parlarci a lungo. Aggiungo anche che ho avuto l’onore di baciare l’anello papale. È stata un’emozione molto forte, le sue parole sono state importanti per me, e per tutti noi. Sono orgoglioso, da argentino, di vivere e lavorare in Italia e di avere un Papa della mia nazionalità”.

Germania vs Argentina sarà anche Papa Ratzinger vs Papa Francesco…?

“Ho letto di questo parallelismo sul web, ma poi alla fine queste sono cose di voi giornalisti… Magari, non lo posso escludere, tra loro ne parleranno anche, ma il calcio è e resta uno sport e non deve essere mai mischiato con il sacro”.

Come giudichi la partita di ieri sera?

“È stata una partita molto tattica, giocata bene da ambedue gli schieramenti. Forse, non è stata spettacolare e divertente, ma la posta in palio era molto importante e le squadre hanno preferito adottare metodi di gioco guardinghi. L’Argentina, comunque, ha fatto bene, i giocatori e l’allenatore hanno fatto in pieno la loro parte, poi è ovvio che quando si arriva ai calci di rigore il portiere, di una squadra o dell’altra, risulta essere decisivo: e questa volta è andata bene a noi…”.

Tu sei stato l’autore del gol decisivo in Argentina-Uruguay, agli ottavi di finale dei Mondiali 1986, vinti appunto dall’Argentina. Che ricordi hai?

“Vincere il mondiale è come toccare il cielo con un dito. Vincere un mondiale è il sogno sportivo di ogni giocatore. Io, insieme ai miei compagni, ho centrato l’obiettivo nel 1986. È stata un’emozione unica, indescrivibile. Ti senti orgoglioso per il tuo popolo e per la tua terra. Sono ricordi che porti con te per tutta la vita”.

Domenica sarà la partita di Messi?

“Me lo auguro: dovrebbe essere così, ci sono tutti i presupposti. Speriamo davvero: certo, contro avremo la Germania che ha dimostrato di essere una corazzata, ma una finale mondiale è sempre una finale e queste sono partite che vanno giocate più con il cuore che con la testa”.

Chi è più forte tra Maradona e Messi?

“Per me Messi è il miglior giocatore al mondo, ma non è paragonabile a Maradona: Diego era un grande uomo squadra, un trascinatore, un motivatore. Come Diego nessuno mai…”. 

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