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Coraggio Brasile!

© BEN QUEENBOROUGH / BACKPAGE IMAGES LTD / DPPI MEDIA / AFP
BRAZIL, Belo Horizonte : David Luiz of Brazil prays at the end of match of the 2014 FIFA World Cup football match, demi Final between Brazil and Germany on July 08, 2014 at Estádio Mineirão Belo Horizonte (BRA), Brazil - Photo Ben Queenborough / BPI / DPPI
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Il giorno del giudizio nelle lacrime di David Luiz. “La vita è un cammino, faticoso ma bello. Ed ha un senso”. E adesso le elezioni!

di Marco Montrasi

Martedì è stato terribile. Un’agonia. Tifavo Brasile come tifo Italia e Inter, purtroppo…. Si soffre il triplo. A me David Luiz è molto simpatico, non solo per la sua fede, ma perché è genuino, semplice, uno vivo insomma. Quando si è inginocchiato alla fine della partita alzando le dita al cielo, ringraziando ho pensato: questo è uno che sa che cosa è l’essenziale. E riconoscere l’essenziale non vuol dire non piangere, non soffrire o gioire per una partita di calcio, ma mettersi in ginocchio davanti a qualcosa d’altro che da senso a tutto, anche a un dolore bambino, adolescente, piccolo se si pensa ai drammi che l’uomo vive. Ma importante perché noi siamo fatti anche di questo.

Dispiace per la tristezza che invade un po’ tutti i brasiliani, ma che bello….

Adesso si torna alla vita normale, dopo un mese vissuto in un clima un po’ surreale, alieno, alienante. Come dopo un carnevale -e tutto finisce il mercoledì (delle ceneri) – sembra ci sia un grande vuoto, e ci sarebbe stato anche se avessimo vinto la coppa, un po’ più attenuato forse, ma quell’immagine del ragazzone dai capelli d’angelo potrà aiutarci e ridare speranza. Perché aiuta a capire che si può vivere un legame con una presenza, con Dio presente, e che ci dice che la vita è bella e vale la pena viverla nel normale quotidiano che sempre arriva, non desiderato, ma è il dove quella Presenza ci salva. Come fa Papa Francesco con noi: come un vecchio nonno saggio che ne ha passate tante ci dice “forza, avanti, la vita è un cammino, faticoso ma bello. Ed ha un senso”.

Adesso guardando al presente e al prossimo futuro avremo un’altra provocazione: le elezioni, e possiamo porci più coscientemente questa domanda: non chi vincerà ma prima di tutto cosa attendiamo? Di cosa abbiamo bisogno per vivere?

Forza Brasile!

Qui l’originale

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