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Francesco, primo Papa in un secolo a essere intervistato da una donna

© ServizioFotograficoOR/CPP

May 31, 2014: Pope Francis meets the journalist of the "Messaggero" Franca Giansoldati in the Apostolic Palace in the Vatican.

Ary Waldir Ramos Díaz - Aleteia - pubblicato il 09/07/14

Parliamo con Franca Giansoldati, la giornalista che "rompe" nuovamente il tabù in Vaticano

Il quotidiano della Santa Sede, “L’Osservatore Romano”, ha scritto che “è la seconda volta che accade nella storia del papato: la prima fu nel lontano 1892 quando, sul ‘Figaro’ del 4 agosto, venne pubblicata l’intervista di Séverine (Caroline Rémy) a Leone XIII”; la seconda intervista a un pontefice è stata pubblicata il 29 giugno su “Il Messaggero”, concessa da papa Francesco a Franca Giansoldati.

Aleteia ha intervistato la giornalista che ha rotto questo tabù in Vaticano. La Giansoldati, laureata all’Università di Bologna, ha 25 anni di esperienza professionale. Ha scritto il primo articolo a 18 anni a Reggio Emilia, sua città natale, e ha pubblicato su quotidiani locali come la “Gazzetta di Reggio” o “il Resto del Carlino”. Quando lavorava all’agenzia di notizie Adnkronos, ha iniziato a occuparsi di Chiesa e Vaticano. Ha collaborato anche con l’agenzia ANSA. Il prossimo 16 agosto festeggerà il suo 50° compleanno a bordo dell’aereo papale che porterà papa Francesco in Corea del Sud.

Quali idee le passano per la mente considerando che è stata la prima giornalista a “spezzare” un record mondiale dell’informazione vaticana?

Sono contenta. Almeno di essere arrivata seconda (sorride). Non lo sapevo fino a quando non l’ho letto su “L’Osservatore Romano”. È curioso. Ad ogni modo, trovo che sia singolare che esista un record di questo tipo. Forse il papa doveva essere intervistato da una donna molto prima. Non riesco a capire perché per il Vaticano sia tanto singolare. I Presidenti stranieri vengono intervistati da giornaliste donne. In Vaticano questo fatto è curioso. È singolare che io sia la prima donna nei tempi moderni a intervistare un papa.

Come lo spiega?

Penso che la Chiesa abbia molta strada da percorrere. Non parlo delle questioni teologiche relative al sacerdozio femminile, è una cosa vecchia e la questione è chiusa. Penso invece che si tratti di una questione culturale. La Chiesa è formata da 1.200 milioni di fedeli nel mondo, per oltre la metà donne. Ci possiamo chiedere allora quale sia la voce della donna ai vertici della Chiesa.

Possiamo prendere come riferimento l’organigramma del Vaticano… L’altro giorno ho letto della prima donna nominata rettore della Pontificia Università Antonianum di Roma (suor Mary Melone, S.F.A.), ma ci siamo arrivati nel 2014! L’organigramma del Vaticano è esclusivamente maschile. Ho conosciuto in Vaticano donne molto preparate con vari titoli accademici che parlano 3 o 4 lingue e hanno incarichi secondari, marginali. Sono rari i casi in un cui una donna viene nominata per un incarico importante, e invece dovrebbe essere normale. Non dovremmo rimanere sorpresi se un papa nominasse una donna alla guida di un dicastero vaticano.

Non mi riferisco alla Congregazione per il Clero, ma al Pontificio Consiglio per i Laici mi aspetto la nomina di una donna, o anche al Pontificio Consiglio della Famiglia… perché non si può nominare una coppia. È a questo che mi riferisco.

Caroline Rémy interpellò Leone XIII sull’affare Dreyfus e sull’antisemitismo che in quel momento infiammava l’Europa. Nella sua intervista a Francesco si parla dei mali delle megalopoli, della corruzione, della “bandiera” dei poveri (rubata alla Chiesa da Marx), dello sfruttamento di minori nella capitale italiana, della pedofilia. Quale di questi temi ritiene che sarà più ricordato della sua intervista a Francesco, e perché?

Dipende dalla sensibilità di chi legge. A Roma so che si sta sviluppando una riflessione positiva, ad esempio, sulle parole che il papa ha usato per illustrare il degrado morale della società, in cui si arriva a tollerare le aberrazioni dei clienti delle baby-prostitute. Per la prima volta, Francesco ha fatto cadere un tabù e ha definito i clienti delle baby-prostitute pederasti. Si parla di bambine di 13 o 14 anni, e anche se sono fisicamente formate e forse mettono i tacchi alti sono bambine con una coscienza debole e devono essere protette e non sfruttate. Chi si approfitta di loro è quindi un pederasta. Ha ragione il papa.

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Tags:
giornalismopapa francesco
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