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Paolo VI, la modernità del pensiero

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L'attualità del pensiero di Paolo VI sta nell'importanza di formare i giovani al bene comune e ad una sensibilità alla politica

di Luca Rolandi

Il 19 ottobre avremo un nuovo Papa beato, Giovanni Battista Montini, il Papa del dialogo, del Concilio e della ricerca, del dubbio e della fatica di coniugare modernità e vangelo. Qualche giorno fa – in occasione dell’anniversario della sua elezione – la Fuci e la Fondazione Fuci, memori del profondo legame con Montini, hanno ricordato Paolo VI, facendo memoria di del portato culturale e spirituale della traccia indelebile lasciata dall’allora prete bresciano all’esperienza federativa. Giovanni Battista Montini ha, infatti, accompagnato generazioni di fucini nella maturazione di una vera e propria "coscienza universitaria", nel riconoscere cioè il tempo dello studio quale occasione di vita piena, luogo di responsabilità e di preghiera.

Una consapevolezza, ancora oggi quanto mai necessaria, per volgere le fatiche, la crisi del pensiero e della conoscenza, finalizzata alla promozione umana e non al consumo indiscriminato di beni, per uno sviluppo armonico e la costruzione di una società nella quale la pace e la speranza siano unite. Nell’Italia della metà del Novecento che sentiva l’esigenza di molte necessità materiali e opere sociali, Paolo VI ha ritenuto prioritaria l’importanza della carità dell’intelligenza, proponendo un aiuto di pensiero; sentendo che questo era un modo per dare testimonianza della fede cristiana e per rispondere alle istanze del momento. La modernità e l’attualità del pensiero di Paolo VI sta nell’importanza di formare i giovani al bene comune e ad una sensibilità alla politica: oggi, più che mai, c’è bisogno di ripartire dalla formazione delle coscienze. Lo ricordano i presidenti attuali della Federazione ed è patrimonio di coloro che hanno avuto la possibilità e il dono di impegnarsi nel tempo universiatario nell’associazione.

E di Montini vorrei ricordare anche la dimensione presbiterale, il ruolo del prete nella comunità. L’altissima concezione montiniana del sacerdote – uomo dell’incontro, del dialogo, del servizio: in una parola, dell’amore pastorale – può ancora aiutare i preti e i laici ancora oggi. E anche coloro che vivono un momento di disagio nella sublime dignità loro conferita. Gli scritti di Montini ai preti ambrosiani e a quelli di tutto il mondo possono aiutarci a ritrovare una viva coscienza del mandato e una rinnovata tensione morale. Paolo VI è un esperto ricercatore vocazionale e un educatore sensibilissimo e le sue indicazioni per i giovani – ricche di tante sottolineature anche psicologiche, sulle quali è stato davvero un antesignano – sono tuttora piene di freschezza e di slancio per il futuro.

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