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Da Guardia rossa di Mao a ritrattista di papa Francesco

Gcmarino / wikipedia.org

http://en.wikipedia.org/wiki/Shen_Jiawei#mediaviewer/File:Shen_Jiawei,_Portrait_of_Pope_Francis_presented_to_His_Holiness_on_28_April_2014-_2014-04-28_23-20.jpg

Mirko Testa - Aleteia - pubblicato il 08/07/14

Jiawei Shen, fuggito prima del massacro di Tianamen, trova nell'arte la sua “rinascita”

La prima parte della vita di Jiawei Shen è legata a uno dei capitoli più bui della storia cinese. Era il periodo della Rivoluzione culturale, scatenata nel 1966 da Mao Zedong a colpi di violenze, arresti, demolizioni e omicidi. L’intento del governo allora era scardinare, rimuovere, cancellare tutto ciò che incarnava i vecchi valori. Squadre di giovani e giovanissimi cinesi vennero lasciate libere di fare quello che volevano: scuole, chiese, templi, biblioteche, musei vennero demoliti o riconvertiti per scopi “più civili”, come magazzini od officine.

Allora, Jiawei – nato nel 1948 – viveva a Shanghai, una delle roccaforti della Cina cattolica, in cui il vescovo Ignazio Gong Pinmei aveva lanciato una forma di resistenza passiva all’offensiva comunista puntando su un forte attivismo fra i giovani cattolici, inquadrati nella Legio Mariae.

La Rivoluzione culturale spazza via tutto questo – ricorda A Sua Immagine (28 giugno) – e Jiawei si trova un giorno a fare parte di una delle squadre impegnate nella demolizione della chiesetta del Cristo Salvatore nella periferia della megalopoli. Lì incontra una giovane donna che lo implora di fermarsi. Le sue lacrime, all’epoca, non riescono a impedire la devastazione, ma gettano un seme nel cuore del pittore. Piano piano Jiawei Shen, da ex maoista di ferro, decide di cambiare vita arrivando appunto ad essere il primo ritrattista ufficiale di papa Francesco.

A darne la notizia è l’agenzia AsiaNews, secondo cui Jiawei Shen ha firmato e regalato al pontefice il suo primo ritratto ufficiale, commissionato dal governo australiano all’artista per celebrare i 40 anni dell’instaurazione dei rapporti diplomatici fra Australia e Santa Sede.

Nel ritratto il papa appare con una colomba librata in aria come se avesse appena spiccato il volo dal suo braccio e circondato da una moltitudine di persone di ogni razza, tra cui si nota proprio il volto di una ragazza cinese, sulla destra, che porta un pappagallo in spalla. Una ragazza che potrebbe essere il ritratto idealizzato della donna che l’artista del quadro ha conosciuto quando era giovane.

Finita la furia della Rivoluzione culturale con la morte di Mao Zedong, avvenuta nel 1976 la Cina comincia a fare i conti con le distruzioni del decennio precedente ma nessuno ha voglia di scavare troppo in profondità. Jiawei sceglie l’arte come antidoto alla violenza e studia alla Central Academy of Fine Artes di Pechino, nel 1989 prima della strage di piazza Tiananmen decide di fuggire via e si stabilizza in Australia. Nel 2000 dipingeAssoluta verità, che rappresenta Mikhail Gorbachev e papa Giovanni Paolo II impegnati a discutere nella Cappella Sistina. Quindi si arriva fino all’idea di commissionare all’artista il ritratto di papa Francesco nel 2012 da parte dell’ambasciatore australiano presso la Santa Sede, John McCarthy.

Dopo l’incontro con il pontefice, Jiawei Shen ha detto: “Oggi credo nel potere dell’amore e del perdono. Anche per questo continuo a pensare a quella donna cattolica in lacrime dopo che la mia squadra, ai tempi della Rivoluzione culturale, aveva devastato la sua chiesa”. Se non fosse vera, questa storia sembrerebbe inventata. Invece, non solo è vera, ma è anche un segno di speranza.

Tags:
artecinacomunismo
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