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La Madonna non si inchina davanti alla Mafia. Perché gli uomini lo fanno?

Oppidomamertina.com
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Dopo la scomunica di Papa Francesco ai mafiosi, un grave episodio di riverenza verso la 'ndrangheta

"Ai malavitosi si sono inchinati coloro che portavano la statua e non certo la Madonna". Sono le dichiarazioni del segretario della CEI e vescovo di Cassano allo Jonio, Nunzio Galantino, che ha aggiunto, "resta fortissima l’importanza di quanto ha detto Papa Francesco a Sibari. Non c’è nessun margine e nessuna possibilità di commistione tra fede e malavita". 

I commenti sono arrivati dopo quanto è successo a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria: la processione della Madonna delle Grazie si è fermata davanti alla casa di Peppe Mazzagatti, 82 anni, presunto capo clan della ‘ndrangheta condannato all’ergastolo e ai domiciliari per ragioni di salute. Mazzagatti, tra le varie accuse, è ritenuto il principale protagonista di una delle più sanguinose faide della zona verificatasi negli anni ’90.    

Dunque, al momento, sembra non essere bastata la dura scomunica di Papa Francesco ai mafiosi per fermare le ingerenze della ‘ndrangheta nei riti religiosi in Calabria. 

Identificazione dei partecipanti
La processione, come riporta Avvenire il 7 luglio, è partita normalmente dalla piccola chiesetta di Tresilico con in testa molti amministratori comunali, alcuni sacerdoti ed i carabinieri. Giunti nei pressi dell’abitazione di Mazzagatti l’effige della Madonna si è fermata per mezzo minuto con un tentennamento, chiamato "inchino", in segno di saluto. Quando il comandante della stazione dei carabinieri si è accorto di quanto stava accadendo è uscito dalla processione ed ha avviato le procedure per l’identificazione di tutte le persone che stavano partecipando al rito religioso. I militari hanno anche realizzato un video di quanto stava accadendo in modo da poter avere uno strumento per identificare in modo inequivocabile tutti i partecipanti. La relazione fatta dai carabinieri è ora confluita in una informativa che gli investigatori invieranno alla Procura della Repubblica di Palmi ed alla Dda di Reggio Calabria. 

Fatto grave
Davanti all’inevitabile clamore mediatico che ne è conseguito, il vescovo della Diocesi di Oppido-Palmi, mons. Francesco Milito ha spiegato: «Il fatto è grave e prenderemo dei provvedimenti. In tempi brevi prenderemo tutte le informazioni in modo da avere un quadro completo, sia sui fatti che sulle persone, di quanto è accaduto. La cosa certa è che prenderemo dei provvedimenti»

 

Il giornalista cacciato
Nel frattempo, come scrive LaStampa il 7 luglio, il parroco del paese ieri, domenica 6 luglio, ha celebrato regolarmente messa. Le polemiche restano fuori dal sagrato, nulla sembra essere accaduto. Almeno fino a quando dall’altare non viene intravista una telecamera: la funzione si ferma per «invitare» il giornalista de il Fatto Quotidiano, Lucio Musolino, a lasciare la chiesa: «Vi invito – tuona don Roberto Rustico – "a prendere a schiaffi" quel giornalista in fondo alla Chiesa». 

 

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