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Il tempo di vacanza e il suo significato antropologico

Wolfgang Staudt

padre Francesco Occhetta - "L'UMANO NELLA CITTÀ" Il blog di Francesco Occhetta - pubblicato il 05/07/14

Una riflessione sul tempo estivo e come sfruttarlo per il benessere interiore

Il tempo delle vacanze ci rimanda al significato del viaggio — da cui nasce l’etimologia della parola turismo (tour) — della festa e del riposo. Per alcuni è il tempo per evadere, per altri quello per conoscere, ma tutti sperimentano il tempo dell’attesa gioiosa simile a quella descritta da Leopardi nel Sabato del villaggio.
Anche la Bibbia racconta il significato che ha per l’uomo la «rottura» della quotidianità e la dimensione del viaggio: «Chi ha viaggiato conosce molte cose, chi ha molta esperienza parla con intelligenza. Chi non ha avuto prove, poco conosce; chi ha viaggiato ha una grande accortezza» (Sir 34,9-10).

Qualche numero….
All’inizio degli anni Duemila si contano in Italia circa 34.000 alberghi, 7.000 agenzie di viaggio, 2.400 campeggi e villaggi turistici, 4.600 aziende agrituristiche riconosciute. Ancora una volta il modello di vacanza cambia: si cercano «vacanze sicure», dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 a New York e quello del 23 luglio 2005 a Sharm el-Sheikh.
Ma attenzione, le vacanze per come le conosciamo noi, quasi da farle diventare un diritto è una possibilità recentissima. Sono iniziate per i nobili all’inizio del Novecento. Mentre gli anni Sessanta, quelli delboom economico, segnano un punto di rottura, la classe media inizia ad «andare in ferie» quando trionfa il «turismo popolare» e gli italiani che riescono a fare le vacanze sono circa 11 milioni. Sono gli anni in cui sorgono i primi grandi complessi turistici paragonati dagli antropologi ad «ambienti paralleli» della quotidianità, molto conformisti e spesso anche alienanti, dove il turista è protetto e coccolato attraverso un’«esperienza massificante» in cui tutti vivono la stessa esperienza.
turisti-molo-san-marco

Le vacanze personalizzate!
Ormai si scelgono vacanze ad hoc che accontentino la complessità delle relazioni (coppie in seconde nozze con figli delle prime nozze, famiglie allargate, genitori con figli e nonni ecc.); si cerca «un nido» che riproduca uno spazio simile a quello di casa (internet, wi-fi, antenne paraboliche ecc.); si cerca una «tribù», per sentirsi parte di gruppo che non è più legato da valori forti come la religione, la politica, ma da interessi come lo sport, l’enogastronomia, l’arte. In altre parole si consuma la stessa esperienza per evadere insieme dalla stessa quotidianità, con un rischio direbbe Bauman: «Durante la rappresentazione gli occhi e l’attenzione di tutti e l’attenzione di tutti sono fissi sul palcoscenico. Gioia e tristezza, risate e silenzi, scrosci di applausi, grida di approvazione e sussulti di sorpresa sono tutti perfettamente sincronizzati, quasi fossero sapientemente programmati e diretti. Una volta calato il sipario, tuttavia, gli spettatori ritirano i propri soprabiti dal guardaroba, e una volta indossati tornano repentinamente ai rispettivi ruoli ordinari».
Caldo a Roma,i turisti si bagnano nelle fontane

E poi si corre corre corre anche in vacanza!
La titolare di una delle più note agenzie di viaggio di Roma qualche anno fa dichiarò: «Non capisco come la maggioranza dei miei clienti, abituati a sostenere ritmi lavorativi molto duri e stressanti durante l’anno, scelga vacanze ancora più dure e non riesca a fermarsi per riposare e riflettere». Nel contesto culturale contemporaneo l’alternativa vera che segna la qualità delle vacanze non è il «dove» vivere ma «come» vivere le vacanze. Con uno slogan si potrebbe dire che uno sceglie la propria vacanza in base a come si sente interiormente. Ci si sposta per evadere, per riposare, ma anche per incontrarsi. Si ricordi il mito di Ulisse, cantato da Omero e da Dante. Richiama ad un «viaggio altro» che colmi la nostalgia di senso.

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vacanza
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