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Il Papa ai giovani: siate coraggiosi nella speranza e nella solidarietà

© ALBERTO PIZZOLI / AFP
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Prosegue il viaggio del pontefice in Molise

Nel pomeriggio il Papa ha incontrato i giovani delle diocesi dell’Abruzzo e del Molise nel Piazzale del Santuario di Castelpetroso. “Vi ringrazio per la vostra numerosa e gioiosa presenza – ha esordito – Ringrazio mons. Pietro Santoro per il suo servizio alla pastorale giovanile; e grazie a te, Sara … che ti sei fatta portavoce delle speranze e delle preoccupazioni dei giovani di Abruzzo e Molise”.

“L’entusiasmo e il clima di festa che sapete creare – ha detto – sono contagiosi”. E a braccio ha aggiunto: “L’entusiasmo è contagioso: ma voi sapete da dove viene questa parola, entusiasmo? Viene dal greco e vuol dire avere qualcosa di Dio dentro o essere dentro Dio. L’entusiasmo, quando è sano, segnala questo: che uno ha dentro qualcosa di Dio e lo esprime gioiosamente”.  

“Siete aperti, con questo entusiasmo – ha proseguito – alla speranza e desiderosi di pienezza, desiderosi di dare significato al vostro futuro, alla vostra intera vita, di intravedere il cammino adatto per ciascuno di voi e scegliere la via che vi porti serenità e realizzazione umana”. E ha continuato a braccio: “Ma cammino adatto, scegliere la via … cosa significa, questo? Non stare fermo – un giovane non può stare fermo – e camminare. Ciò indica andare verso qualcosa, perché uno può muoversi ma non essere un errante, che gira, gira per la vita, e la vita non è stata fatta per girarla. E’
stata fatta per camminarla, e questa è la vostra sfida!”.

“Da un lato – ha sottolineato – siete alla ricerca di ciò che veramente conta, che rimane stabile nel tempo ed è definitivo, siete alla ricerca di risposte che illuminino la vostra mente e scaldino il vostro cuore non soltanto per lo spazio di un mattino o per un breve tratto di strada, ma per sempre”. E poi ha aggiunto a braccio: “La luce al cuore per sempre, la luce alla mente per sempre, il cuore riscaldato per sempre, definitivo. Dall’altro lato, provate il forte timore di sbagliare: è vero, chi cammina può sbagliare. La paura di coinvolgervi troppo nelle cose, l’avete sentita, tante volte; la tentazione di lasciare sempre aperta una piccola via di fuga, che all’occorrenza possa aprire sempre nuovi scenari e possibilità. Io vado in questa direzione, scelgo questa direzione, ma lascio aperta questa porta: se non mi piace, torno e me ne vado. Questa provvisorietà non fa bene: non fa bene, perché ti fa venire la mente buia e il cuore freddo”.

“La società contemporanea e i suoi prevalenti modelli culturali – per esempio, la ‘cultura del provvisorio’ – ha rilevato – non offrono un clima favorevole alla formazione di scelte di vita stabili con legami solidi, costruiti su una roccia d’amore, di responsabilità piuttosto che sulla sabbia dell’emozione del momento. L’aspirazione all’autonomia individuale è spinta fino al punto da mettere sempre tutto in discussione e da spezzare con relativa facilità scelte importanti e lungamente ponderate, percorsi di vita liberamente intrapresi con impegno e dedizione. Questo alimenta la superficialità nell’assunzione delle responsabilità, poiché nel profondo dell’animo esse rischiano di venir considerate come qualcosa di cui ci si possa comunque liberare”. E a braccio ha detto: “Oggi scelgo questo, domani scelgo quell’altro, ma, come va il vento vado io; o quando finisce il mio entusiasmo, la mia voglia, incomincio un’altra strada … E così si fa questo girare la vita, proprio del labirinto! E il cammino non è il labirinto. Quando voi vi trovate girando in un labirinto … fermatevi! Cercate il filo per uscire dal labirinto. Cercate il filo: non si può bruciare la vita girando”.

“Tuttavia, cari giovani – ha detto ancora – il cuore dell’essere umano aspira a cose grandi, a valori importanti, ad amicizie profonde, a legami che si irrobustiscono nelle prove della vita anziché spezzarsi. L’essere umano aspira ad amare e ad essere amato: questa è l’aspirazione più profonda, nostra: amare e essere amato. Questa è l’aspirazione più profonda. E questo, definitivamente. La cultura del provvisorio non esalta la nostra libertà, ma ci priva del nostro vero destino, delle mete più vere ed autentiche. E’ una vita a pezzi. E’ triste arrivare a una certa età, guardare il cammino che abbiamo fatto e trovare che è stato fatto a pezzi diversi, senza unità, senza definitività: tutto provvisorio … Non lasciatevi rubare il desiderio di costruire nella vostra vita cose grandi e solide! E’ questo, quello che ti porta avanti. Non accontentatevi di piccole mete! Aspirate alla felicità, abbiatene il coraggio, il coraggio di uscire da voi stessi, di giocare in pienezza il vostro futuro insieme a Gesù”.

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