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Mi amerai ancora domani?

Jim Henderson
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Le canzoni d’amore spiegano il sesso cattolico

Ho appena ascoltato la cover di Amy Winehouse del classico di Carole King “Will You Still Love Me Tomorrow?”. Era a un click di Youtube di distanza da una cover della stessa canzone della semifinalista di The Voice UK 2014 Sophie May Williams. Ho sempre amato quella canzone, e penso che sia interessante che molti nuovi artisti la riprendano. Sono cresciuto con le canzoni di Carole King, ma la mia preferita è la versione di Roberta Flack dal suo album “Quiet Fire”.

In una mattina piovosa a Central Park, mia moglie ed io vedemmo Roberta Flack cantare “Amazing Grace”. Quel giorno non era lei l’attrazione principale. Insieme a Natalie Cole e a Placido Domingo si stava esibendo per l’allora papa Giovanni Paolo II. Nell’omelia, il Santo Padre disse: “Questa è New York! La grande New York! Questo è il Central Park. I bellissimi dintorni del Central Park ci invitano a riflettere su una bellezza più sublime: la bellezza di ogni essere umano, fatto a immagine e somiglianza di Dio”.

Posso dire lo stesso della bellezza di quella canzone di Carole King. Penso che quella canzone e molte altre articolino le verità naturali profonde della posizione della Chiesa cattolica sulla sessualità umana.

“Stanotte sei mio, completamente…”

Tutti noi aspiriamo ad appartenere a qualcuno con la totalità del nostro essere. Vogliamo appartenere a qualcuno, completamente. C’è però una tensione tra il “completamente” e “stanotte”, perché la nostra dimensione temporale è parte di ciò che siamo. Appartenere a qualcuno completamente – non solo per stanotte; il mio passato, presente e futuro devono appartenere all’altra persona.

Quando insegnavo religione, parlavo dell’amore prima di parlare del sesso. Se guardiamo agli insegnamenti della Chiesa come a una semplice questione di “no” relativi al sesso non cogliamo il nodo centrale di tutta la faccenda. È una questione di alcuni “sì” sull’amore, che producono dei doveri sull’amore. Spiegavo che la pienezza dell’amore umano significa “Tu. E solo tu. Per sempre”. Ogni teenager a cui l’ho insegnato l’ha capito chiaramente. La natura esclusiva e perenne può essere un ostacolo per alcuni pensatori moderni, ma non per i giovani che sperimentano l’amore per la prima volta. E sicuramente non per l’industria musicale.

Le canzoni d’amore riguardano sempre la natura unica della persona amata. Potete pensare sicuramente alla vostra vita e ai vostri esempi, che trascendono generi e generazioni. Per rimanere negli ultimi vent’anni, dagli anni Novanta vengono in mente “Hey Leonardo (She Likes Me for Me)” (della band dal nome significativo Blessed Union of Souls [Beata Unione delle Anime]), insieme a una band canadese contemporanea, My Darkest Days, in cui la ragazza è amata perché guarda al ragazzo “Like Nobody Else” (“Come nessun altro”). L’amore vero è esclusivo: tu, e solo tu.

Per sempre. Quell’amore unico che sottolinea l’unicità di ogni persona è chiamato ad essere un “Everlasting Love” (“Amore eterno”, Robert Knight, Gloria Estefan, U2 e altri). Quando questo viene a mancare, ecco la serie di canzoni strappalacrime, in cui non si vuole più l’amore (“If I can’t have you, I don’t want nobody baby”, “Se non posso avere te, non voglio nessuno”) o si cerca altrove (“Nevermind, I’ll find someone like you”, “Non importa, troverò qualcuno come te”). Per chi vuole un po’ di R&B contemporaneo, la lamentela di J-Lie è “You took our forever and ever away” (“Hai portato via il nostro Per sempre”).

Quando la natura esclusiva (tradimento) o perenne (rottura) dell’amore viene meno, la conclusione è semplice. L’amore non era reale, non era vero. Non era autenticamente amore umano. Non era la pienezza a cui sappiamo di essere chiamati.

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