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Non volevo più vivere, poi ho incontrato Lui…

Loneliness – it

Silvia Sala

Carly Andrews - Aleteia - pubblicato il 02/07/14

Come Gesù nell'Eucaristia mi ha salvata

È passata da poco la festa del Corpus Domini, il Santo Corpo di Cristo.

C’è stato un periodo, non troppo tempo fa, in cui pensavo che tutto nella mia vita fosse perduto e non riuscivo a continuare a vivere. È stato il Corpo di Cristo a salvarmi.

Sono cresciuta in una famiglia piuttosto normale anche se molto alla buona. Mia madre era cattolica, e quindi ci ha educati nella fede. Io ero molto vicina alla mia famiglia, avevo begli amici e una vita scolastica semplice e felice. Avevo una fede salda e il senso della moralità. In altre parole, la vita era bella.

Dopo il liceo sono andata in Perù e ho vissuto con delle suore in una baraccopoli alla periferia di Lima, lavorando come missionaria nella comunità. È stata un’esperienza fantastica e andavo a Messa ogni giorno, il che mi ha fatto approfondire la fede, anche se – pur se all’epoca non l’ho capito – mancava qualcosa di fondamentale.

Poi sono andata all’università a studiare filosofia – una filosofia molto elegante ma anche molto secolare. Mi vergogno di dire che in tutti e tre gli anni la nozione di Dio è saltata fuori a malapena una volta. Si insegnava l’antica filosofia greca, tralasciando poi tutto il periodo patristico e quello medievale (niente Agostino né Tommaso d’Aquino, insieme a molti altri grandi pensatori cattolici che sono pietre miliari nella storia del pensiero), e si arrivava direttamente alla filosofia moderna e contemporanea.

Studiando questa filosofia secolare ed essendo immersa in un ambiente secolare (e godendomi la mia buona dose di divertimento universitario sfrenato), ho notato un declino graduale della mia fede. Non ci ho mai rinunciato, ma nel profondo del cuore non credevo.

Il problema principale era la mia arroganza. Nell’orgoglio egoista mi mettevo con la mia capacità razionale al posto di Dio, al centro dell’esistenza, come giudice e giurato, e come risultato mi sono lentamente chiusa alla Sua grazia.

Mentre attraversavo quella crisi di fede, che aveva iniziato ad essere in prima linea nei miei pensieri, la mia vita è crollata a pezzi. Ho vissuto un terribile trauma, durato per molti anni. All’inizio di questo periodo difficile mi sono trovata a vivere a Londra, senza denaro, senza lavoro, senza amici, in circostanze familiari tremende. Mi sentivo completamente sola al mondo, e ho visto che non avevo una fede a cui rivolgermi, non avevo speranza. Andavo in chiesa e non provavo nulla quando ricevevo l’Eucaristia. Mi sentivo morta dentro e sono sprofondata in uno stato di disperazione totale.

A un certo punto mi sono chiusa, non mi vestivo, dicevo a malapena una parola e bevevo un sacco di alcool. Non riuscivo a vedere una via di fronte a me e ho gettato del tutto la spugna.

Dopo un po’ in cui non vedevo una ragione per vivere, ho pensato: “Ne ho abbastanza! Rivoglio la mia fede. Voglio trovare altri cattolici, e voglio fuggire da questa disperazione”.

Ho detto quindi a me stessa: “Dove sono tutti i cattolici?”. “Il papa è a Roma”, ho risposto, “per cui sono destinata a trovare qualcuno lì!”

Ho quindi digitato su Google “Master in Filosofia e Scienza a Roma”, e uno dei primi link mi ha portato a una Licenza (master) presso la Pontificia Università Gregoriana. Dopo aver guardato il programma, ho pensato “Fa al caso mio!”. Ho fatto le valigie e sono partita subito per Roma.

Dopo essermi persa, aver ricevuto una multa da 50 euro sulla metropolitana per non aver vidimato correttamente il mio biglietto ed essere stata malmenata dal tassista, finalmente sono riuscita ad arrivare al bed and breakfast che avevo prenotato per la prima settimana, mentre cercavo un posto in cui stare. Era gestito dalle suore di San Giuseppe, lo stesso ordine con cui avevo vissuto in Perù. E con mia enorme sorpresa, chi viveva lì? La madre superiora con cui avevo vissuto, e che avevo amato tanto, quattro anni prima nelle baraccopoli di Lima!

“Ok, Signore”, ho detto una volta che mi sono ripresa dallo shock, “sto ascoltando!”

Circa una settimana dopo ho incontrato una ragazza fantastica, Rebecca, di Chicago, che mi ha invitato a un centro giovanile internazionale che frequentava, il Centro San Lorenzo (CSL), fondato da San Giovanni Paolo II. Essendo completamente sola, ho accettato con gioia.

Quando sono arrivata per la prima volta nella vecchia chiesa di pietra, sono stata del tutto colta alla sprovvista perché le panche non avevano schienale e quei ragazzi erano inginocchiati per terra senza alcun cuscino, per non parlare del fatto che erano tutti vestiti in modo molto “tranquillo”, mentre io ero lì con la mia minigonna e il mio top. E per rendere le cose peggiori, quei ragazzi pregavano in modo così aperto e carismatico, senza la minima vergogna. Ad essere onesti, ho pensato che fossero tutti completamente pazzi!

Ad ogni modo, ero molto attirata dalla loro gioia e dalla loro libertà, e mi sentivo disperatamente sola, e così ho iniziato a tornare in quel luogo. Non provavo ancora niente nella Messa, ma attraverso la gentilezza e l’accoglienza di quei ragazzi ho iniziato lentamente a sentirmi a mio agio a parteciparvi, il che era un inizio.

In quell’anno la mia fede ha avuto alti e bassi. All’inizio cercavo dei segni da parte di Dio e pregavo per una conversione miracolosa a Cristo, ma ho capito presto che non va sempre così; per me è stata una lotta lenta e accidentata. Avevo ancora tanti dubbi filosofici nei confronti della religione in generale, e soprattutto ero ancora oppressa dalla sofferenza che mi portavo dietro per tutto ciò che avevo vissuto in Inghilterra.

Circa un anno dopo, però, ho scoperto una cosa chiamata “adorazione”. (L’adorazione è quando il Santissimo Sacramento, ovvero l’ostia dopo che è stata consacrata nella Messa, viene posto sull’altare perché chiunque possa pregare alla sua presenza).

Non capivo bene, ma ho iniziato a partecipare.

Poco dopo il CSL ha tenuto un’adorazione di 24 ore durante l’Avvento, e io ho deciso di andare sempre.

Ero lì di notte, spesso completamente sola nella chiesa buia e silenziosa, con l’ostia racchiusa nella sua custodia dorata che scintillava sull’altare.

Mi sono inginocchiata davanti al Santissimo Sacramento nella disperazione più assoluta e ho pregato il Signore di ascoltarmi, di togliere un po’ del mio dolore, di darmi un senso per la mia vita, di ascoltare, di parlare, di farmi sapere che era lì. Di farmi sapere che non ero sola. Mi sentivo così sola che il dolore mi corrodeva il cuore…

Silenzio.

Poi è successo qualcosa.

Per la prima volta nella mia vita, sola nella notte con Cristo, mi sono completamente abbandonata a lui. Il mio sguardo ha iniziato a spostarsi da me stessa come centro dell’esistenza a Lui come centro. Il mio cuore ha iniziato ad aprirsi a Lui…

E mentre si apriva, Egli vi entrava e mi riempiva con la Sua presenza guaritrice. Ho capito che tutto il mio dolore, la mia amarezza e la disperazione erano completamente scomparsi e che il mio cuore era pieno solo di pace, gioia e amore. La tenera presenza di Cristo permeava tutto il mio essere, in modo così gentile che quasi non me ne rendevo conto. Il mio cuore ardeva d’amore.

Ho guardato indietro agli eventi dolorosi che erano avvenuti nei due anni precedenti, quando prima al solo pensarci provavo un dolore fisico; ora, però, non c’era dolore, non c’era odio, non c’era rabbia. Solo amore, traboccante, incontenibile!

Cristo era in me! Avevo preso dimora in me, nella mia carne, portandomi alla vita, alla vera vita. Cristo era nell’Eucaristia!

Potevo vedere il Suo corpo su quell’altare nell’ostia consacrata; era davanti a me, nella carne. L’ho incontrato fisicamente! I
l mio Signore, il mio amico, il mio insegnante, il mio Salvatore e il mio Dio! Era proprio lì di fronte a me, l’ho visto con gli occhi del mio cuore mentre trasformava la mia vista che prima non trovava senso in un mondo difficile e crudele ma ora vedeva la realtà davanti a me radicata nel significato divino, con la splendida creazione di Dio che si dispiegava davanti ai miei occhi e tutto che puntava a Lui, il Figlio di Dio, nella carne.

Ha trasformato il mio cuore di pietra spezzato in un cuore gioioso di carne.

Volevo gridarlo dai tetti: “GESÙ È VIVO! GESÙ È REALE! È davvero qui, nella carne, nell’ostia! LO AMO!”

Quel Natale sono tornata in Inghilterra e l’ho detto a chiunque volesse ascoltare e anche a chi non voleva farlo. I miei amici e i miei familiari hanno pensato che avessi perso il senno, ma non riuscivo a fermarmi. Questo incontro con il suo potere di guarigione traboccava dal mio cuore e non potevo fare a meno di condividerlo con chi era attorno a me.

Volevo raccontare a tutti del nuovo amico che mi ero fatta, della presenza reale del corpo di Cristo nell’Eucaristia e di come mi aveva restituito la mia vita, o meglio di come mi aveva portato a una nuova vita.

Mi è venuto un appetito insaziabile per il Signore. Volevo scoprire di più sulla mia fede; ho iniziato ad assistere alla Messa quotidiana e all’adorazione, e ad andare per le strade a evangelizzare.

La Messa era trasformata per me. Non era più qualcosa a cui assistere semplicemente, ma qualcosa a cui partecipavo. Non erano solo parole aride e astratte, era la Parola di Dio, ovvero la presenza di Dio. Stavo ricevendo il corpo e il sangue di Cristo, stavo partecipando al suo atto sacrificale salvifico: la Sua morte sulla Croce, la Sua resurrezione.

Tutto ciò riguardava il corpo, il corpo e il sangue di Cristo: era ciò che mi era mancato per tutta la vita, una comunione con la carne di Cristo, la mia che incontrava la Sua, un incontro reale e concreto tra Lui e me, che ha portato il mio essere piccolo, distrutto e infelice alla vita gloriosa e gioiosa in Lui.

Amen!

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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