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Il crocifisso va imposto?

AFP PHOTO / Tiziana Fabi

ITALY, Viterbo : A teacher writes on the blackboard under a crucifix in a classroom in Viterbo on July 1, 2010. Italy began its appeal on June 30, 2010 against a European Court of Human Rights ruling condemning the display of crucifixes in Italian schools in a case that could affect all of Europe. AFP PHOTO / Tiziana Fabi

Aleteia - pubblicato il 02/07/14

La decisione del neo-sindaco di Padova che vieta anche l'uso delle palestre per il Ramadan è in contrapposizione con la "cultura dell'incontro"

La presa di posizione del nuovo sindaco di Padova, Massimo Bitonci, ha infiammato il dibattito sul Web che lo ha definito un "crociato verso la controriforma" per via della sua "imposizione" di mettere i crocifissi nei luoghi pubblici e per la scelta di togliere ai fedeli musulmani la possibilità di celebrare il Ramadan nelle palestre comunali.

Al di là di polemiche e stereotipi, la sua decisione sul crocifisso potrebbe sembrare in linea con i valori cristiani ma in fondo per come l’ha posta (o imposta) non lo è. Papa Francesco, durante il suo magistero, ha spesso ribadito con le parole l’importanza della "cultura dell’incontro" e lo ha ampiamente dimostrato anche nei fatti.
Ma entriamo nel dettaglio della notizia per cercare di ricavare un primo giudizio sul tema.

Crocifisso obbligatorio
"Il neoeletto sindaco di Padova, Massimo Bitonci, sembra aver messo in atto una vera e propria crociata. Qualche giorno fa, le dichiarazioni di Bitonci, avevano fatto discutere in quanto aveva dichiarato che "Le palestre comunali devono essere utilizzate per lo svolgimento dell’attività sportiva, l’educazione e l’avviamento allo sport dei giovani", dopo aver appreso che la precedente amministrazione comunale aveva concesso ad una associazione marocchina una palestra comunale per le celebrazioni del Ramadan. Ma ecco che dopo la polemica sul ramadan il neo-sindaco si è spinto oltre e ieri sulla sua pagina Facebook e Twitter è comparso un messaggio:"Crocifisso obbligatorio in scuole e uffici pubblici regalato dal Comune di Padova".E poi ancora: "Un regalo del Comune, guai a chi lo tocca".  Una mossa già annunciata in campagna elettorale."
(ArticoloTre, 26 giugno)

"La passione di Bitonci per il crocifisso ha origini lontane. Già nel 2009, durante la polemica ad Abano Terme per il crocifisso tolto dalle scuole dopo la richiesta della famiglia Albertin, Bitonci si era impegnato nella battaglia. La Lega aveva reagito con diversi sit-in in cui distribuiva crocifissi alla gente."
(Huffington Post, 25 giugno)

Abbraccio fraterno
"Non è forse vero che il primo cittadino, una volta eletto, dovrebbe dimenticarsi di essere uomo di parte (partito), e essere sindaco di tutti suoi concittadini? Nella stessa parola “sindaco” è composta dalla preposizione “syn” che sta per “insieme”. E allora perché compiere gesti escludenti dalla comunità e non includenti che, cioè, mettono “insieme”? E poi, proprio quella croce, che lei vuole imporre negli uffici postali, con quelle braccia aperte chiama solo a far comunione, all’abbraccio fraterno, alla condivisione di ogni povertà e solitudine. Al dialogo con tutti. 

Caro sindaco, ci era decisamente piaciuto di più il 13 giugno scorso, festa di Sant’Antonio, quando ebbe a dire:“Ricordiamoci di mantenere sempre aperti il nostro cuore e, con esso, le porte di Padova”. Lei ha richiamato la lezione del grande Santo patavino, che fu anch’esso un  migrante. Il problema è che se l’è dimenticata il giorno dopo" (Famiglia Cristiana, 29 giugno).

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