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Perché faccio la Comunione e continuo a provare invidia, tristezza…?

Sophia Louise

padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 30/06/14

Come affrontare i sentimenti di quest'uomo vecchio che vive dentro di noi e resiste a morire

Ci commuove sempre sollevare il velo del nostro cuore, della nostra intimità. A volte Gesù non viene compreso, non viene accolto, non interessa sapere chi sia, ma solo che risolva i problemi concreti per poter andare avanti con la vita di sempre. Non si vogliono complicazioni, solo essere ascoltati nelle proprie richieste.

Gesù si rattrista. Sente il fallimento come noi. Non viene cercato Lui, ma si cercano i suoi miracoli. Lui può saziare la sete d’amore, di pace, di riposo, e vuole farlo. Ma la gente si allontana.

Forse non ha creduto che fosse possibile. Non ha saputo guardarlo. Non accoglie tutto ciò che Egli può donare.

A volte ci succede lo stesso. Nella nostra vita, ci avviciniamo a Dio perché pensiamo di aver bisogno di qualcosa, ma non vogliamo che entri in essa, che cambi il cuore, che ci riempia, non gli diamo il timone, lo teniamo noi afferrato saldamente. Non lo adoriamo davvero, perché non permettiamo che sia il Dio della nostra vita.

Gesù si rivolge ai suoi apostoli. Chiede loro: “Anche voi volete andare via?”. È una domanda molto umana. Commuove. Ha bisogno dei suoi amici. È incredibile che Dio abbia bisogno di noi. Oggi ci dice: “Anche tu vuoi andare via? Mi cerchi perché risolva le tue necessità e poi te ne vai?”

Il Tabernacolo è il segno dell’amore di Dio che resta. Noi lo adoriamo e a volte ci sentiamo vuoti. Non ascoltiamo, non sentiamo, non tocchiamo. Ci sentiamo frustrati, secchi, freddi. Che ci succede? Il cibo non ci alimenta.

Ma Lui è lì, nascosto, in attesa. Vuole solo che andiamo verso di lui. Ha bisogno del nostro silenzio, delle nostre parole. Ha bisogno che gli apriamo il nostro cuore pieno di paure. Vuole che lo accompagniamo, non vuole stare solo. Ma spesso passiamo oltre.

Vorremmo avere i sentimenti di Cristo, ma com’è difficile sentire come lui! Sant’Ignazio di Antiochia ci dice: “Non vogliate allo stesso tempo avere Gesù Cristo in bocca e i desideri mondani nel cuore”.

Ci comunichiamo, mangiamo il suo cibo, stiamo con Lui e i nostri sentimenti non sono i suoi. Sono quelli del mondo. Sono di quell’uomo vecchio che vive dentro di noi e resiste a morire.

Il cuore è disordinato, manca armonia. Pensiamo una cosa e ne facciamo un’altra. Quando siamo stanchi, affiorano nell’anima sentimenti sconosciuti fino a quel momento.

Ci sorprende ciò che può arrivare a esistere nelle profondità dell’oceano della nostra anima. Lì, quando non regna Dio, regna il mondo, regnano le passioni, le forze che spuntano dal più profondo.

Quelle passioni che sono fonte di vita e che spesso ci sconcertano. Perché non le controlliamo e sono anzi loro che ci controllano. Ma sono anche di Dio. Sono quelle forze che ci portano a raggiungere l’impossibile, che ci danno l’incoraggiamento quando le forze scarseggiano. Sì, quell’amore istintivo per la vita, il mondo, gli uomini.

Dio ci ha creati con passioni, ma sappiamo anche che i sentimenti del mondo ci possono allontanare da Dio. E vogliamo che Egli regni.

Dice San Giovanni della Croce nel suo Cantico spirituale: “O anime create per queste grandezze e ad esse chiamate, che cosa fate? In che cosa vi intrattenete? Le vostre aspirazioni sono bassezze e i vostri beni miserie. O misera cecità degli occhi dell’anima vostra, poiché siete ciechi dinanzi a tanta luce e dinanzi a cosi grandi voci sordi, senza accorgervi che mentre andate in cerca di grandezze e di gloria rimanete miseri e vili, ignari e indegni di tanto bene!”

Ci attacchiamo alla terra e distogliamo il nostro sguardo da ciò che è importante, da ciò che conta davvero, dalla verità, dalla vita, dall’amore più autentico.

Ci fanno credere che vivremo eternamente sulla terra, e ci portano a pensare che le nostre forze siano infinite.

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comunionesacramenti
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