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Le cinque tappe del matrimonio

Avanguard Photography CC

LaFamilia.info - pubblicato il 30/06/14

Identificare la tappa che si vive e quelle future è positivo per trasformare le sfide in opportunità di miglioramento

Anche se non ci sono regole generali, è certo che alcuni fattori sia interni che esterni determinino delle condizioni speciali; ad esempio, non è lo stesso essere sposi novelli e senza figli ed essere sposati da vent’anni con figli giovani. Per questo, è molto utile per le coppie identificare la tappa che si vive e quelle future, per trasformare le sfide in opportunità di miglioramento. Le cinque tappe per le quali passa il matrimonio sono le seguenti:

Prima tappa: transizione e adattamento

Comprende approssimativamente i primi tre annni di matrimonio. È una tappa fondamentale perché è in questa che si gettano le basi della relazione. In questo periodo la coppia si adatta a un nuovo sistema di vita, e per questa ragione le chiavi di questa fase sono la comunicazione e il negoziato. È importante che i coniugi realizzino un progetto familiare, nel quale si visualizzano nel futuro e stabiliscono le mete che vogliono raggiungere.

La coppia si mette alla prova nella gestione e nell’amministrazione del denaro, così come nella distribuzione dei compiti casalinghi, tra le altre cose. È un momento di decisioni e accordi.

Seconda tappa: decisione e arrivo dei figli

Avviene approssimativamente tra i tre e i dieci anni di matrimonio. La luna di miele e il processo di adattamento sono già finiti, e ora c’è una maggiore conoscenza del coniuge ed è probabile che gli attriti siano più frequenti, o al contrario siano più rari per la maturità acquisita nella prima tappa della convivenza.

In questa fase i coniugi “atterrano”: l’amore è accompagnato più dalla ragione che dal sentimentalismo. La volontà gioca un ruolo importante nel binomio impegno-intesa.

In questo periodo la maggior parte delle coppie si trasforma in genitori, fatto che implica sfide diverse e una nuova organizzazione dei ruoli. I coniugi devono evitare che la dedizione richiesta dai figli metta da parte il rapporto di coppia. Bisogna anche stare attenti a che gli impegni di lavoro e le esigenze della vita quotidiana non provochino un graduale distanziamento.

Terza tappa: trasformazione

In genere avviene tra i dieci e i vent’anni di matrimonio, e può coincidere con la pubertà dei figli e la mezza età dei coniugi. Quest’ultima caratterizza un periodo di riflessione e rinnovamento nella vita dell’essere umano, ed è quindi importante che la coppia si trovi in uno stato salutare e che individualmente si affronti nel modo migliore. Così non si trasformerà in una minaccia per la stabilità matrimoniale.

Allo stesso modo, gli sposi devono cercare di far sì che le difficoltà che possono sorgere per l’allevamento dei figli non intacchino l’unione coniugale. L’unità nell’autorità e il lavoro congiunto devono essere la priorità.

In questa tappa i coniugi devono essere piuttosto creativi, non cadere nella routine (facile e silenziosa), riscoprirsi come coppia e “collegarsi” nuovamente.

Quarta tappa: stabilizzazione e “nido vuoto”

Si presenta tra i venti e i trentacinque anni di unione. “Quando le coppie sono state capaci di risolvere conflitti e crisi nelle tappe precedenti, questo è un periodo di stabilizzazione e un’opportunità per raggiungere un maggiore sviluppo e una maggiore realizzazione, personale e come coppia”, afferma Francisco Castañera nel suo articolo “Ciclo di vita del matrimonio".

In questa tappa, si verifica in generale la sindrome del “nido vuoto”, il che pone la coppia in una nuova forma di vita; ora sono l’uno per l’altro. Per alcune persone, questa può essere una situazione penosa perché comporta l’allontanamento dei figli, e con questo il sentimento di solitudine. Malgrado ciò, è una cosa che i genitori finiscono per assumere e superare nel corso del tempo.

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