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Sinodo sulla famiglia: quello dei vescovi non è quello dei media

Jeffrey Bruno

Massimo Introvigne - La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 27/06/14

Quanto ai divorziati, mentre quelli non risposati sono tra i «nuovi poveri» bisognosi di speciale solidarietà pastorale, tra i divorziati risposati «si riscontrano diversi atteggiamenti, che vanno dalla mancanza di consapevolezza della propria situazione alla indifferenza, oppure ad una consapevole sofferenza». Molti «considerano con noncuranza la propria situazione irregolare»: senza confessarsi, semplicemente si comunicano. «Spesso non si coglie il rapporto intrinseco tra matrimonio, Eucaristia e penitenza; pertanto, risulta assai difficile comprendere perché la Chiesa non ammetta alla comunione coloro che si trovano in una condizione irregolare. I percorsi catechetici sul matrimonio non spiegano sufficientemente questo legame». Occorre evitare, afferma il documento, «il rischio di una mentalità rivendicativa nei confronti dei sacramenti. Inoltre, assai preoccupante risulta essere l’incomprensione della disciplina della Chiesa quando nega l’accesso ai sacramenti». 
Alcune risposte chiedono di «snellire la procedura per la nullità», come già auspicato da Benedetto XVI. Ma altre «invitano alla prudenza, segnalando il rischio che tale snellimento e semplificando o riducendo i passi previsti, si producano ingiustizie ed errori; si dia l’impressione di non rispettare l’indissolubilità del sacramento; si favorisca l’abuso e si ostacoli la formazione dei giovani al matrimonio come impegno di tutta la vita; si alimenti l’idea di un “divorzio cattolico”». 
Dalle risposte non emerge una posizione univoca sulla possibilità di ammettere alla comunione alcune categorie di divorziati risposati. Si raccomanda solo «grande misericordia: la Chiesa è chiamata a trovare forme di “compagnia” con cui sostenere questi suoi figli in un percorso di riconciliazione. Con comprensione e pazienza, è importante spiegare che il non poter accedere ai sacramenti non significa essere esclusi dalla vita cristiana e dal rapporto con Dio».
Diversa è la questione delle coppie omosessuali. «Nelle risposte delle Conferenze Episcopali, circa le unioni tra persone dello stesso sesso – afferma il documento –, ci si riferisce all’insegnamento della Chiesa». «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. […] nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”», secondo le parole del «Catechismo della Chiesa Cattolica». Contrariamente a quanto anticipato da diversi media, apprendiamo che «tutte le Conferenze Episcopali si sono espresse contro una “ridefinizione” del matrimonio tra uomo e donna attraverso l’introduzione di una legislazione che permette l’unione tra due persone dello stesso sesso», e questo senza nulla togliere a un «atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti delle persone». Le risposte esprimono anche preoccupazione per la «promozione della ideologia del gender, che in alcune regioni tende ad influenzare anche l’ambito educativo primario, diffondendo una mentalità che, dietro l’idea di rimozione dell’omofobia, in realtà propone un sovvertimento della identità sessuale».
Quanto alla pastorale delle persone con tendenze omosessuali, «bisogna distinguere tra quelle che hanno fatto una scelta personale, spesso sofferta, e la vivono con delicatezza per non dare scandalo ad altri, e un comportamento di promozione e pubblicità attiva, spesso aggressiva». Molte risposte chiedono che si approfondisca «il senso antropologico e teologico della sessualità umana e della differenza sessuale tra uomo e donna, in grado di far fronte alla ideologia del gender». 

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sinodo famiglia
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