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Papa Francesco ha incontrato i giovani Francescani dell’Immacolata

© ALESSIA GIULIANI/CPP
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Ancora commissariamento per i Frati, mentre il Papa segue da vicino la questione

Papa Francesco ha personalmente incontrato un gruppo di Frati Francescani dell’Immacolata a Santa Marta lo scorso martedì 10 giugno. Precedentemente aveva dato disposizioni perché la Congregazione per i religiosi, l’11 luglio 2013, procedesse con il commissariamento della Congregazione, un ordine religioso in cui la spiritualità del poverello di Assisi era stata affiancata, negli ultimi anni, ad un’attenzione predominate alla liturgia tradizionale (Vatican Insider, 23 giugno).

Papa Francesco si è intrattenuto per un’ora e mezza con una sessantina di frati Francescani dell’Immacolata, l’ordine fondato da padre Stefano Manelli che la Santa Sede ha commissariato per risolvere contrasti interni legati al governo, all’amministrazione, al rapporto con il ramo femminile oltre al tema – assai delicato – dell’uso (divenuto ormai quasi esclusivo) del messale antico e all’interpretazione dell’ultimo Concilio. Presenti alla celebrazione circa una quarantina di seminaristi, novizi o studenti di teologia e filosofia, insieme ai loro formatori e al commissario pontificio, padre Fidenzio Volpi (Vatican Insider)

Secondo il vaticanista dell’Espresso, Sandro Magister, i frati “Si vogliono fedeli alla tradizione, nel pieno rispetto del magistero della Chiesa. Tant’è vero che nelle loro comunità celebrano messe sia in rito antico che in rito moderno, come del resto fanno in tutto il mondo centinaia di altre comunità religiose – per fare un solo esempio i benedettini di Norcia – applicando lo spirito e la lettera del motu proprio "Summorum pontificum" di Benedetto XVI. Ma proprio questo è stato loro contestato da un nucleo di dissidenti interni, i quali si sono appellati alle autorità vaticane lamentando l’eccessiva propensione della loro congregazione a celebrare la messa in rito antico, con l’effetto di creare esclusioni e contrapposizioni dentro le comunità, di minare l’unità interna e, peggio, di indebolire il più generale "sentire cum Ecclesia". Le autorità vaticane hanno risposto inviando un anno fa un visitatore apostolico. E ora ecco la nomina del commissario” ( http://www.chiesa, 29 luglio 2013). Magister inoltre sottolinea che il Papa avrebbe contraddetto Benedetto XVI, imponendo anche per la messa “sine populo” l’autoritzzazione ad usare il messale antico.

Tuttavia – come affermato in una nota della Sala Stampa vaticana – “Il fatto che Papa Francesco abbia disposto che i religiosi sacerdoti della stessa Congregazione siano tenuti a celebrare la liturgia secondo il rito ordinario — a meno di esplicita autorizzazione delle competenti autorità per l’uso della forma straordinaria — non intende contraddire le disposizioni generali espresse da Benedetto XVI con il Motu Proprio “Summorum Pontificum”, ma rispondere a problemi specifici e tensioni createsi in questa Congregazione a proposito del rito della celebrazione della Messa” (Radio Vaticana, 2 agosto 2013).

Cioè proprio i problemi e le tensioni che il commissario pontificio è stato mandato a risolvere dal Papa.

Come riportato da Andrea Tornielli su La Stampa (23 giugno) proprio su questo punto e su quello – ancora più importante – di interpretazione dottrinale del Concilio: “Sul motu proprio, Papa Francesco ha detto di non volersi distaccare dalla linea di Benedetto XVI, e ha ribadito che anche ai Frati Francescani dell’Immacolata rimane la libertà di celebrare la messa antica, anche se per il momento, viste le polemiche sull’uso esclusivo di quel messale – elemento che non faceva parte del carisma di fondazione dell’Istituto – è necessario «un discernimento» con il superiore e con il vescovo se si tratta di celebrazioni in chiese parrocchiali, santuari e case di formazione. Il Papa ha spiegato che ci deve essere libertà, sia per chi vuole celebrare con l’antico, sia per chi vuole celebrare col nuovo rito, senza che il rito diventi una bandiera ideologica.

Una domanda ha riguardato l’interpretazione del Concilio Vaticano II. Francesco è tornato ad esprimere il suo apprezzamento per l’opera dell’arcivescovo Agostino Marchetto, definendolo il «migliore ermeneuta» del Concilio. E ha quindi risposto all’obiezione secondo la quale il Vaticano II sarebbe soltanto un Concilio pastorale che ha provocato danni alla Chiesa. Il Papa ha detto che pur essendo stato pastorale, contiene elementi dottrinali ed è un concilio cattolico, ribadendo la linea dell’ermeneutica della riforma nella continuità dell’unico soggetto Chiesa presentata da Benedetto XVI nel discorso alla Curia romana del dicembre 2005. Ha quindi ricordato che tutti i concili hanno provocato chiasso e reazioni, perché il demonio «non vuole che la Chiesa diventi forte». E ha anche detto che bisogna andare avanti con un’ermeneutica teologica e non ideologica del Vaticano II”.

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