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Imam nei Giardini Vaticani: tradimento o incomprensione?

Tony Assaf - Aleteia - pubblicato il 24/06/14

Durante l'incontro per la pace dello scorso 8 giugno, ha pronunciato una frase invocando "la vittoria sui miscredenti"

L’incontro di preghiera organizzato da Papa Francesco in occasione della domenica di Pentecoste, l’8 di giugno, a cui hanno partecipato il presidente palestinese Mahmoud Abbas e quello israeliano Simon Peres, ha sollevato alcune voci polemiche.

In particolare le critiche si sono appuntate non tanto su questo grande evento (considerato da molti – a ragione – come un piccolo miracolo) quanto sulle parole che lo sceicco ha recitato al termine dell’incontro, una preghiera fatta per la comunità musulmana nei Giardini Vaticani.

Le preghiere sono state, ovviamente, pronunciate in arabo. Il testo non è stato tradotto e non è stato neanche trascritto nell’opuscolo distribuito al pubblico, ma il problema di fondo è un altro.

Questo è ciò che ha detto lo sceicco:

"Il Messaggero crede in quello che è stato fatto scendere su di lui da parte del suo Signore, come del resto i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri. ‘Non facciamo differenza alcuna tra i Suoi Messaggeri’. E dicono: ‘Abbiamo ascoltato e obbediamo. Perdono, Signore! E’ a Te che tutto ritorna’”. (verso 285)

Allah non impone a nessun’anima al di là delle sue capacità. Quello che ognuno avrà guadagnato sarà a suo favore e ciò che avrà demeritato sarà a suo danno. "Signore, non ci punire per le nostre dimenticanze e i nostri sbagli. Signore, non caricarci di un peso grave come quello che imponesti a coloro che furono prima di noi. Signore, non imporci ciò per cui non abbiamo la forza. Assolvici, perdonaci, abbi misericordia di noi. Tu sei il nostro patrono, dacci la vittoria sui miscredenti". 

Il problema sta negli ultimi versi della seconda sura del Corano (al-Baqarah), in particolare nell’ultima frase: “Tu sei il nostro patrono, dacci la vittoria sui miscredenti”.

Chi sono questi "miscredenti"? E perché lo sceicco ha scelto di recitare questi versi durante un incontro di preghiera che ha riunito cristiani, musulmani ed ebrei?

Non si sono fatte attendere alcune reazioni forti, soprattutto in Francia, dove la destra ha visto in questo verso un inganno da parte dello sceicco e non ha tardato a collegare questo verso con altri che lo precedono, come il verso 191: "E uccideteli ovunque li incontriate", che inviterebbe ad uccidere i cristiani.

L’accusa è stata così formulata: "La preghiera per la pace è stata chiusa da una chiamata alla guerra contro cristiani ed ebrei, sotto gli occhi del Papa e in casa sua".

Questo il pretesto dell’accusatore: "Se non fosse così, perché il testo non era presente nell’opuscolo? Lo sceicco stava cercando di sfuggire alla censura?" E se la verità fosse un’altra?

La verità dei fatti e l’opinione dell’esperto

Accuse di questo tipo sono atte a indebolire la base di comprensione comune e mirano a dare un duro colpo alle relazioni che la Santa Sede si sforza di stabilire con i musulmani.

Pertanto, poiché è nostro preciso compito appoggiare la Santa Sede in generale e il Santo Padre in particolare in questo cammino verso la pace, dobbiamo chiarire quanto accaduto, in modo da sbarrare la strada a ogni tentativo di falsificazione dei fatti e di occultamento del principale obiettivo di questo incontro.

Aleteia si è rivolta, a tal proposito, al Dr. Adnan Al Mokrani, professore musulmano presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamologia.

Al Mokrani ha dichiarato di recitare, come fanno tanti musulmani, questi versi nelle proprie preghiere quotidiane e che nel Corano la parola "miscredenti" non si riferisce necessariamente agli ebrei e ai cristiani, anche se alcuni musulmani l’hanno usata – nel corso della Storia – per riferirsi ai non musulmani in generale.

Al Mokrani ha spiegato che in arabo il significato etimologico della parola è "coprire". Uno dei versi del Corano chiama i contadini "Kouffar" (parola tradotta come "miscredenti", appunto, ndt), per dire che coltivano coprendo il seme con la terra.

Al Mokrani continua dicendo che, in senso religioso, la parola significa "chi copre, nasconde, nega la fede dopo aver trovato la certezza nel cuore”. La parola si riferisce, in altri termini, a chi “non ha seguito la propria coscienza per interesse o per egoismo”.

E sempre l’esperto continua spiegando che "Un musulmano può essere kafir quando nega un dono divino o una misericordia divina per servire il proprio ego”.

Lo studioso musulmano afferma poi: “Non dobbiamo esagerare dando grande importanza a questa faccenda, l’imam ha usato dei versetti di uso rituale frequente e non debbono essere intese come contro qualcuno o contro i presenti alla preghiera”.

Va segnalato inoltre che “all’inizio dei due versetti troviamo la fede islamica in tutti i profeti senza nessuna distinzione, forse quella parte ‘unitaria’ che ha spinto l’imam nella sua scelta".

“Teniamo anche in conto – sottolinea Al Mokrani – che il versetto 191 precedentemente menzionato non si riferisce ai cristiani, ma agli arabi di Quraish che avevano commesso crimini di guerra contro il profeta Maometto". "È quindi molto pericoloso leggere questi versetti fuori dal proprio contesto storico".

Conclusione

Ricordiamo infine le parole di Papa Francesco nell’intervista recentemente concessa al quotidiano spagnolo La Vanguardia.

Alla domanda: La preghiera per la pace della scorsa domenica non è stata facile da organizzare e non aveva precedenti né in Medio oriente né nel mondo. Come si è sentito?”, il Papa ha risposto:

Lei sa che non è stato facile perché ci stava in mezzo e dobbiamo proprio a lei gran parte del successo. Sentivo che era qualcosa che sfugge a tutti noi. Qui in Vaticano, un 99 per cento diceva che non si sarebbe fatto e dopo l’1 per cento restante ha cominciato a crescere. Sentivo che venivamo spinti a qualcosa che non era venuta in mente a noi, e che, poco a poco, stava prendendo corpo. Non è stato affatto un atto politico — questo l’ho sentito subito — ma un atto religioso: aprire una finestra al mondo.

Interagire guardando fuori da questa finestra ci permetterà di andare avanti e mettere la nostra attenzione sull’essenza stessa di questo evento, cioè la pace in Terra Santa.

Se l’imam voleva dire qualcos’altro, questo è un suo problema, perché siamo lontani dal giudicare le intenzioni di chi ha pronunciato queste parole.

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