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Domenica 29 l’Obolo di San Pietro

Remigio Russo - Punto e a capo - pubblicato il 23/06/14

Sono i soldi di cui il Santo Padre può disporre direttamente per la sua carità, un servizio alla carità universale

Domenica 29 giugno importante appuntamento con la Carità del Papa. Si tratta della giornata dedicata all’Obolo di San Pietro. In tutte le parrocchie del mondo le offerte raccolte durante le sante messe saranno poi convogliate in questo particolare fondo della Santa Sede. Soldi per la carità ne servono sempre tanti. La raccolta del 2013 (per l’intero anno) è stata più che buona.

A quanto risulta, non ci sono conferme ufficiali, sono stati raccolti circa 71 milioni di dollari Usa. Numeri importanti che segnano una marcata inversione di tendenza visto che nel 2012 erano stati raccolti circa 66 milioni di dollari in calo rispetto ai poco più di 69 contabilizzati nel 2011. I detrattori saranno pure pronti a dire che è l’effetto traino di papa Francesco, ma questo poco importa perché conta il bene compiuto. Ne sanno qualcosa le tante comunità in giro per il mondo aiutate da questa particolare offerta nelle loro necessità piccole e grandi: un generatore elettrico per una chiesa in Iraq, le migliaia di famiglie del Bangladesh che hanno perso tutto nei disastri naturali, il soccorso ai rifugiati dei vari paesi africani in guerra oltre a centinaia di altri “piccoli” aiuti.

L’Obolo di San Pietro è a totale e libera disposizione del Santo Padre che lo utilizza per la sua carità la quale assume così una forte valenza ecclesiale alla luce della tradizione evangelica e dell’insegnamento degli apostoli. Dunque, donare un’offerta durante le messe di domenica prossima, secondo le proprie disponibilità, significherà per ciascun fedele partecipare in modo concreto al ministero apostolico dei successori di Pietro al servizio della Chiesa Universale.

Alcuni religiosi cattolici in terra di missione

Alcuni religiosi cattolici in terra di missione

Può sembrare un paradosso ma l’importanzadell’Obolo di San Pietro non sta nell’aiuto finanziario in sé – comunque importante – ma nelle motivazioni che sono alla sua base, altrimenti il rischio è quello che sta tornando a spiegare papa Francesco: vedere la Chiesa solo come una Ong, un’organizzazione che si preoccupa del “fare” senza vedere nella giusta prospettiva l’uomo che ha bisogno di aiuto. «È perciò molto importante che l’attività caritativa della Chiesa mantenga tutto il suo splendore e non si dissolva nella comune organizzazione assistenziale, diventandone una semplice variante», ha scritto Benedetto XVInella sua prima enciclica “Deus caritas est” in cui rimarca come «le iniziative di bene sono connaturali alla Chiesa e che questa non può mai essere dispensata dall’esercizio della carità come attività organizzata dei credenti».

Il dovere della carità è un compito intrinseco della Chiesa intera e del Vescovo nella sua diocesi, a maggior ragione per il Vescovo di Roma chiamato in virtù del primato petrino anche a guardare l’uomo nel mondo con i suoi bisogni e vedendo nei suoi occhi il Cristo sofferente. In questa opera però oggi papa Francesco, domani i suoi successori, avrà sempre bisogno dell’aiuto del singolo fedele. Come insegna la vedova del Vangelo, non importa quanto si doni con la carità.

Come entrano e come escono i soldi

A coordinare la raccolta in tutto il mondo è l’apposito Ufficio Obolo di San Pietro, diretto da monsignor Tullio Poli, posto alle dipendenze della Segreteria di Stato. Una collocazione che spiega proprio il metodo di lavoro: l’Ufficio si occupa delle entrate, invece lo staff della Terza Loggia guidato dal cardinal Segretario di Stato Pietro Parolin ha il compito di segnalare a Papa Francesco le richieste d’aiuto o le varie situazioni d’emergenza che richiedono il forte gesto della sollecitudine e della carità del Successore di Pietro. In base alle decisioni prese allora poi sono attivati i canali più idonei per far arrivare i soldi nel più breve tempo possibile a destinazione.

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papa francesco
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