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«No alla droga, sì alla libertà religiosa»

Filippo Monteforte/AFP

Massimo Introvigne - La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 21/06/14

L’uomo vivrebbe nell’oscurità se non si ponesse queste domande. «Esse cercano di far luce sull’autentico significato dell’esistenza, sul legame che la connette al cosmo e alla storia, e intendono squarciare il buio da cui sarebbe circondata la vicenda umana se tali quesiti non fossero posti e rimanessero senza risposte». Eppure, oggi c’è chi opera perché queste domande non siano neppure poste.

«La ragione – ha affermato il Papa – riconosce nella libertà religiosa un diritto fondamentale dell’uomo che riflette la sua più alta dignità, quella di poter cercare la verità e di aderirvi, e riconosce in essa una condizione indispensabile per poter dispiegare tutta la propria potenzialità». A fronte di equivoci correnti nel mondo islamico, che vorrebbero restringere la libertà religiosa alla sola sfera privata – libertà di pregare e di celebrare il culto, non di testimoniare e predicare fuori delle chiese –, il Pontefice ha ribadito che «la libertà religiosa non è solo quella di un pensiero o di un culto privato. È libertà di vivere secondo i principi etici conseguenti alla verità trovata, sia privatamente che pubblicamente». Il problema si pone anche in Occidente: «questa è una grande sfida nel mondo globalizzato, dove il pensiero debole – che è come una malattia – abbassa anche il livello etico generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che difendono la verità sull’uomo e le sue conseguenze etiche».

La persecuzione di chi annuncia verità etiche che discendono dalla ragione e dalla fede, specie in tema di vita e di famiglia, è all’ordine del giorno anche in Europa e anche in Italia. Ecco allora il Papa affermare che la libertà religiosa è «un indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato». Se ne evince che la legittimità di uno Stato che neghi la libertà religiosa è per lo meno dubbia. «Alla luce delle acquisizioni della ragione, confermate e perfezionate dalla rivelazione, e del progresso civile dei popoli, risulta incomprensibile e preoccupante che, a tutt’oggi, nel mondo permangano discriminazioni e restrizioni di diritti per il solo fatto di appartenere e professare pubblicamente una determinata fede. È inaccettabile che addirittura sussistano vere e proprie persecuzioni per motivi di appartenenza religiosa! Anche guerre! Questo ferisce la ragione, attenta alla pace e umilia la dignità dell’uomo».

Queste persecuzioni – ha ricordato ancora una volta Papa Francesco – colpiscono soprattutto i cristiani. «È per me motivo di grande dolore – ha concluso – constatare che i cristiani nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca. Questo accade a più di 1700 anni dall’editto di Costantino, che concedeva la libertà ai cristiani di professare p
ubblicamente la loro fede». Occorre denunciarlo pubblicamente: e ricordare che la retta ragione «obbliga ogni ordinamento giuridico a rispettare e difendere la libertà religiosa». Solo in un mondo alla rovescia si riconosce un presunto diritto a drogarsi e si nega quello dei credenti a professare liberamente la verità naturale e religiosa, anche nelle sue conseguenze etiche.

Qui l’originale

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Tags:
drogalibertà religiosapapa francesco
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