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Trapattoni: “Ognuno ha la sua professione di fede. La mia…”

© PATRIK STOLLARZ / AFP

POLAND, Gdynia : Irish headcoach Giovanni Trapattoni speaks during a press conference at the Gdynia Arki stadium in Gdynia on June 11, 2012,during the Euro 2012 football championships. AFP PHOTO / PATRIK STOLLARZ

Giuseppe Granieri - Aleteia - pubblicato il 18/06/14

Il tecnico globe-trotter fa la paggella all'Italia di Prandelli

C’è chi si fa il segno della croce, chi guarda verso il cielo, chi cerca la concentrazione fissando il vuoto: ognuno ha la sua professione di fede. La mia è spargere acqua benedetta nel corso della partita…”. Sono passati dodici anni, erano i Mondiali in Corea e Giappone e queste foto lo testimoniano.

Il Trap è così: mai fermo, sempre di corsa, parla e guarda l’ennesima partita del Mondiale brasiliano in televisione. Il multitasking l’ha inventato lui, Giovanni Trapattoni da Cusano Milanino. Ma le idee, invece, sono chiare e ferme e sulla Nazionale azzurra dice che: “Il merito di Cesare Prandelli è essere riuscito, sia nel corso delle qualificazioni, che durante la fase di preparazione a Coverciano, a plasmare l’Italia, sia sul piano fisico/atletico che mentale e psicologico”.

E in questo modo è stata battuta l’Inghilterra.

“Sì, tutto questo si è tradotto in un ottimo esordio. Prandelli ha dato fiducia ai singoli, e qui è andato controcorrente rispetto alla stampa e all’opinione pubblica e, quindi, ha compattato il gruppo e lo sta facendo diventare squadra”.

È fiducioso per il cammino mondiale?

“Ho visto convinzione nei propri mezzi, i ragazzi sanno quello che devono fare e quanto possono dare: possiamo fare strada, andare avanti nella competizione. Arriveremo sicuramente agli ottavi: di più non mi sento di dire perché poi gli equilibri in un Mondiale sono sempre delicati”.

Who is Darmian?”, si chiedono gli inglesi.

“L’Inghilterra l’abbiamo sempre battuta. Hodgson e i suoi giocatori non possono recriminare nulla: siamo stati superiori in tutto”.

Il passivo per loro sarebbe potuto anche aumentare.

“Hanno un solo modo di stare in campo, attraverso il modulo di gioco 4-4-2. Noi italiani, invece, abbiamo più varianti, siamo più creativi, e soprattutto sappiamo, a differenza loro, cambiare pelle nel corso della stessa partita”.

Quali sono le virtù che una squadra deve possedere per poter fare un grande Mondiale?

“Oltre alla forza tecnico/tattica della squadra e dei singoli, c’è sempre bisogno di equilibrio, e poi visto che stiamo vedendo più di qualche cartellino rosso diretto per falli violenti, dico che c’è bisogno di etica sportiva e moralità, in campo e fuori. Un detto famoso, che ripeto spesso, dice mens sana in corpore sano: credo che sintesi migliore non ci possa essere e tutto questo si addice alla perfezione alla vita di uno sportivo”.

Quanto conta crederci fino in fondo?

“Tanto, tantissimo. C’è chi si fa il segno della croce, chi guarda verso il cielo, chi cerca la concentrazione fissando il vuoto: ognuno ha la sua professione di fede”.

La sua qual è?

“Spargere acqua benedetta nel corso della partita: tutto era nato da un’idea di mia sorella (suor Romilde, scomparsa il 22 gennaio 2013). Ma con quel gesto non mi auguravo la vittoria o la sconfitta per i miei avversari: era solo un modo per preservarsi dagli infortuni, dagli accadimenti non positivi, dalle avversità”.

Da qualche mese si è interrotto il suo rapporto di lavoro con l’Irlanda: è arrivato il momento di riposarsi?

“No, assolutamente no. Mi rivedrete in panchina molto presto. Ho rifiutato recentemente un paio di proposte… Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni: certo è che il mio futuro sarà lontano dall’Italia, dove non allenerò più”. 

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