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Le pietre, la scuola e le «solite cose» preziose

© Alain PINOGES/CIRIC
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L'unica domanda in classe alla fine dell'anno è: «Hai trovato qualcosa di prezioso da tenere con te come ricordo di quest'anno?»

di Marco Pappalardo

«Una volta incontrai un clochard che portava con sé un sacchetto di cuoio colmo e pesante. Pensai dapprima che contenesse monete, invece erano pietre, di diverso tipo, di tanti colori e forme. Chiesi che senso avesse sostenere un tale peso per uno che viveva per strada e spesso spostandosi; mi rispose che ogni pietra rappresentava un luogo, un paese, in cui aveva vissuto almeno un giorno della sua vita. Capii che in quelle pietre, a cui teneva moltissimo e di cui ricordava la provenienza, c’era buona parte della sua esistenza e che ognuna era preziosa!».

Negli ultimi giorni di scuola ho raccontato questa storia nelle mie classi, dedicando un’ora per fare una revisione dell’anno scolastico sia personale che di classe. Pur con i tempi stretti, spesso con le ultime interrogazioni da fare, è stato un momento prezioso per i ragazzi e per me. Usciamo, infatti, dalla logica delle verifiche e dei numeri per entrare in quella della globalità della vita nei 200 giorni di scuola. Si scopre così che c’è molto di più, che ci siamo noi e ci siamo stati con le gioie, le paure, i sogni, le delusioni, i successi, le difficoltà, i contenuti, la cultura, le valutazioni, le amicizie, gli innamoramenti, la famiglia, la fatica, lo studio, le discipline, il tempo libero. Insomma c’è tutto o quasi, perché tutti questi giorni non sono stati una parentesi, ma un vero avvenimento! Pensare di essere esattamente gli stessi di come eravamo a settembre, vuol dire non guardare in faccia la realtà o aver vegetato.

Con i ragazzi cerchiamo di cogliere l’essenziale tra le tante esperienze, proviamo a fare come i cercatori d’oro di un tempo, che tra le pietre del fiume setacciano con pazienza ciò che è prezioso. Dunque l’unica domanda è: "Hai trovato qualcosa di prezioso da tenere con te come ricordo di quest’anno?".

Qualcuno risponde che porterà con sé le amicizie, un altro l’essersi innamorato, altri ancora l’allegria di certi momenti; c’è chi ricorda la gita, chi qualche scherzo ai prof., chi la paura prima delle interrogazioni, chi un argomento che lo ha coinvolto. Non mancano quelli che tengono cari alcuni insegnamenti frutto di confronti, dibattiti, approfondimenti, così come coloro che citano le frasi scritte sui diari "rubate" a qualche filosofo o scrittore. Naturalmente qualcuno chiede che senso abbia questa revisione: «Ormai la scuola è finita, meglio così, no? Perché ricordarla? Sempre le solite cose: i compiti, le materie, i professori!». Una compagna gli risponde: «Hai ragione, ma sono le solite cose che vanno vissute bene e che ci fanno fare le ossa. Io non sarei la stessa oggi senza queste, non sarei la stessa senza di te che ti lamenti sempre. Per me la pietra preziosa sei tu, siete tutti voi, persino i prof!».

Le "solite cose" sono la miniera, il letto del fiume, da cui estrarre con un lavoro paziente e faticoso, ma non meno stimolante, le pietre preziose; esse sono là in mezzo, non si possono trovare se non ci stai, se non ci fatichi, se non sogni.

Qui l’originale

Tags:
scuola
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