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Mario Balotelli, meno social più appartenenza

© Public Domain
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Il giovane campione alla prova della maturità umana e non solo calcistica

Esisti solo se comunichi continuamente dove sei, cosa stai facendo, cosa pensi su quell’argomento specifico. Sembrerebbe essere questo il leitmotiv dei giovani e giovanissimi di oggi alle prese, da mattino presto a sera tardi, con i social network più di moda in questo momento: e via, quindi, con Facebook, Twitter e Instagram utilizzati compulsivamente nel tempo libero ma anche durante le ore di lezione, o a tavola, in presenza dei genitori, mentre si impara la lezione per il giorno successivo. Insomma, ogni occasione è buona per postare, commentare e scattare foto.

Post e tweet però, non fanno sempre notizia. Anzi. Spesso tutto quanto concorre a generare anche un fastidioso rumore di fondo, un’accozzaglia di informazioni a volte anche inutili. Ma non se ti chiami Mario Balotelli. Non se sei l’attaccante di riferimento del Milan. Non se sei ricco e talentuoso. E allora ecco la foto morbosa con la fidanzatina su una spiaggia dorata che finisce in copertina sui settimanali patinati, ecco il cinguettio polemico contro l’allenatore di turno o un avversario che ti ha riservato una marcatura un po’ stretta diventare un articolo su uno dei tanti giornali e siti sportivi che vanno per la maggiore, ecco il commento caustico che genera l’ennesima, vuota, polemica.
Una vita, anche se stiamo parlando di un giovane classe 1990, sempre in prima pagina per un giocatore destinato, comunque, a far discutere. A 17 anni esordisce in A, con la maglia dell’Inter: stagione 2007-08, mister Mancini lo manda in campo nei minuti finali di un Cagliari-Inter (16 dicembre 2007). Poi, tre giorni dopo, in coppa Italia, il 19 dicembre, realizza una doppietta in Reggina-Inter (finita poi 1-4), mentre il 30 gennaio 2008, sempre in coppa Italia segna ancora una doppietta di pregevole fattura alla Juventus (2-3 per i nerazzurri il risultato finale).

Quello che stupisce di più di SuperMario non sono i gol, ne ha segnati a caterve nelle varie giovanili nelle quali ha militato. Quello che spiazza è la naturalezza dei gesti, la freddezza con cui porta a compimento le varie fasi di gioco. Dopo ogni gol, però, la sua esultanza è trattenuta, come a dire: faccio solo il mio dovere… Si capì subito allora che ci si trovava di fronte ad un giocatore non comune, dalle grandi potenzialità tecniche.

Ma, di lì a poco, emersero anche le balotellate: gesti, episodi, parole sempre borderline. E così il corredo delle migliori 10 balotellate
,
lascia il posto alle 31 balotellate,

per finire poi addirittura alle 50 balotellate

Sembra proprio che per Mario esista solo Mario e il suo mondo. E, da questo punto di vista, sono preziose le parole di Papa Francesco, dette solo pochi giorni fa in Piazza San Pietro, davanti a 60mila persone, in occasione dei 70 anni del Centro Sportivo Italiano: “L’appartenenza ad una società sportiva significa rifiutare ogni forma di egoismo e di isolamento; è l’occasione per incontrarsi e stare con gli altri, di aiutarsi a vicenda, per competere in stima reciproca e crescere nella fraternità”.

I Mondiali brasiliani sono iniziati con la partita d’esordio del Brasile contro la Croazia. Sabato, poi, è stato il turno dell’Italia che affronterà l’Inghilterra. Balotelli si è allenato, e Prandelli lo ha schierato (con successo) in campo da titolare contro gli uomini di Hodgson. Mario ha qualità sportive innate ed importanti: se le metterà a disposizione del gruppo azzurro il cammino dell’Italia sarà sicuramente roseo, se non proprio azzurro limpido.

E dello stesso avviso è Marco Tardelli, ex campione azzurro nell’82, che nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica, afferma: “Balotelli è conosciuto dagli inglesi (ha giocato due stagioni e mezzo nel Manchester City, dal 2010 al 2012, ndr). Io credo proveranno a infastidirlo, appunto perché lo conoscono. Qualche provocazione ci sta. Onestamente non vedo perché non dovrebbero. Sta a lui non cascarci. Dimostrare che è cambiato e non cade nei tranelli”. Siamo d’accordo con Tardelli: sta a lui non cascarci. Dimostrare che è cambiato. 
 

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