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Riccardo Montolivo, il ventiquattresimo uomo

© Public Domain
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Il centrocampista azzurro guarderà i Mondiali con i cuscini sotto al piede sinistro

Ci sono momenti, nella vita e quindi anche nello sport, in cui ti casca il mondo addosso. Ti casca addosso talmente forte questo mondo da farti male; ma, un secondo dopo esserti fatto male, capisci subito che non è la ferita il problema. L’osso che si spezza, il dolore che senti, il sangue che vedi ti annebbiano la vista, ti scuotono fisicamente, un lampo di dolore ti attraversa il cervello. Poi, passato quel momento, cominciano ad affiorare sentimenti contrastanti: tristezza, malumore, pessimismo. E sei lì a chiederti se tornerai, quando lo farai, se sarà tutto come prima. E sai già che nulla sarà come prima.

La tibia sinistra di Riccardo Montolivo, centrocampista del Milan classe 1985, fa crack il 31 maggio scorso, nel corso dell’amichevole che l’Italia di mister Prandelli, in vista dei Mondiali brasiliani, stava giocando contro l’Irlanda a Londra. La partita era cominciata da poco, il minuto era l’ottavo: scontro di gioco con un avversario di nome Alex Pearce, difensore classe 1988, in forza al Reading, società che milita nella Football League Championship, equivalente alla serie B italiana.

Dura davvero pochi istanti la confusione in testa di Monto: il dottor Castellacci, medico della Nazionale, non fa nemmeno in tempo a tastare la tibia che Riccardo gli dice: “Dottore, mi sono rotto”. Trattasi di autodiagnosi. Trattasi di verità, dato che la radiografia fatta qualche ora dopo conferma la frattura della tibia. Poi, il rientro a Milano e l’operazione programmata l’1 giugno.

L’Italia in Brasile non avrà 23 convocati come tutte le altre Nazionali: ne avrà 24. Perché Montolivo sarà l’uomo in più. Sarà l’uomo in più per quello che ha detto subito dopo l’operazione: “Grazie tifosi e forza azzurri”. E c’è sempre quella forza a far da comune denominatore per un giocatore importante, capitano del Milan, 407 presenze e 33 gol tra Atalanta, Fiorentina e rossoneri in dieci anni di grande calcio. Senza contare, ovviamente, la Nazionale azzurra, 58 presenze e 2 gol e con vari gettoni in Under 15-18-19-21 e Olimpica.

Forza, certo, quella non deve mancare mai. Ma anche, e soprattutto, affetto. Da parte di chi? Da parti di tutti: compagni di gioco e tifosi di tutti gli schieramenti. E su twitter, OfficialMonto, Riccardo ringrazia: “È stata una batosta, ma il vostro affetto mi ha fatto tornare il sorriso! Ora farò il tifo con tutti voi per i miei compagni! #ForzaAzzurri”. Ma l’affetto, come dicevamo, non tarda ad arrivare dai suoi colleghi, sempre grazie ai famosi cinguettii. E la lista è lunga: Behrami, Essien, Emanuelson, Criscito, Chiellini, Abate, El Shaarawy, Pirlo, Parisse (rugbista), Vinci (tennista), Roma calcio, Adidas, Balotelli, Nesta, Milan calcio, Jovetic, Bonucci, Gobbi, de Jong e la lista continua e continuerà ad ingrossarsi.

No, non sono passate inosservate, e non poteva essere altrimenti, neanche le parole del padre di Montolivo, Marcello: “Non è dolore per la frattura. A fargli male è soprattutto la grandissima delusione per i Mondiali. Quando si fa sport, però, bisogna mettere in conto anche questo”. E poi, nei giorni successivi all’operazione ancora: “Riccardo vedeva il Mondiale in Brasile come qualcosa di incredibile, ha avuto una grande delusione, ma ha saputo buttarsi subito alle spalle le cose negative e ha la rabbia giusta per ricominciare il prima possibile. L’affetto nei confronti di mio figlio è molto importante per me…”.

E gli ingredienti di una storia sportiva tornano tutti: delusione, dolore, ma anche la rabbia sportiva che si tramuta, e si tramuterà nei 4-5 mesi prossimi in vista della riabilitazione, in forza grazie all’affetto che circonda il giocatore. “Ma il vostro affetto mi ha fatto tornare il sorriso! Ora farò il tifo con tutti voi per i miei compagni! #ForzaAzzurri”. E le ultime parole finali ora farò il tifo con tutti voi per i miei compagni sono un vero e proprio manifesto d’intenti. Firmato Monto, l’uomo in più

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