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Atleti di Cristo: quando l’Amore corre

© Public Domain
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Un vero e proprio movimento di ispirazione cristiana evangelica che riunisce atleti professionisti di varie discipline

Cos’hanno in comune Kakà, attaccante del Milan; Radamel Falcao, attaccante del Monaco; Nicola Legrottaglie, difensore del Catania; Hernanes, centrocampista dell’Inter e Daniele D’Agostino, centrocampista del Siena? Semplice, a saperlo ovviamente: fanno parte, loro insieme ad altri sportivi, non necessariamente sempre e solo calciatori, ma anche cestisti, rugbisti e tennisti, degli Atleti di Cristo (atletidicristo.org e atletidicristo.org/atleti/), un’associazione, ma forse è più adeguato chiamarlo un movimento, di atleti professionisti di ispirazione cristiana evangelica.

Il movimento, nato in Brasile agli inizi degli anni Ottanta, e fondato da Baltazar Maria de Morais Júnior e João Leite, ha come obiettivo quello di diffondere il Vangelo ed avere come figura centrale quella di Gesù Cristo, così come ha affermato in una recente intervista rilasciata a iltempo.it, Sergio Di Lullo, uno degli organizzatori di Atleti di Cristo in Italia: “Cosa sono gli Atleti di Cristo? Si tratta di un movimento interdenominazionale nato nell’ambito evangelico. Il requisito fondamentale è condividere la centralità della figura di Gesù, a prescindere se uno è cattolico, evangelico, ecc… Il movimento è nato anche per contrastare gli scandali nello sport, per rimettere al centro il bene comune e l’insegnamento del Signore”.

La squadra è nutrita e significativa, sotto tutti i punti di vista. Vi figurano, infatti, i calciatori Ciro Capuano, Davide Dionigi, Elvis Abbruscato, Manuel Mancini, tra gli sportivi italiani. Alzando lo sguardo al resto del mondo, poi, vi si trovano autentiche celebrità: il pilota Ayrton Senna, scomparso nel 1994; l’ex portiere del Brasile, Claudio Taffarel, campione del Mondo sempre nel 1994; George Foreman, indimenticato boxeur bicampione del mondo dei pesi massimi. E non possiamo qui non citare la tennista americana Mary Joe Fernandez; Debbie Flood, campionessa mondiale di canottaggio; Jessica Leão, cestista brasiliana. L’elenco è variegato e ben rappresentato da un punto di vista sportivo, geografico e di genere.

Stringendo, però, il focus sulla rassegna iridata in Brasile è utile ricordare il messaggio del Profeta Hernanes, ex centrocampista della Lazio, dallo scorso gennaio in forza all’Inter, che recentemente ha affermato: “Stavo facendo un test con la squadra ed il mio amico mi invitò ad una chiesa vicino al club. Era la prima volta che entravo in una chiesa evangelica perché non sapevo esistesse (non ci ero mai andato). Sentì la Parola in quella sera e consegnai la mia vita a Gesù. Il mio grande sogno è quello di giocare ai mondiali di calcio. Mi piace molto il Salmo 37:5 – ‘Riponi la tua sorte nel SIGNORE; confida in Lui, ed Egli agirà’”. Sogno realizzato, dunque, per il brasiliano, al centro del progetto tecnico/tattico dell’allenatore verdeoro Felipe Scolari.

Uno che, invece, la rassegna iridata la guarderà dal salotto di casa è Radamel Falcao che, reduce dal brutto infortunio avuto nel gennaio scorso con la sua squadra, i francesi del Monaco, non è stato convocato dal selezionatore colombiano, Josè Pekerman. Ci vorranno più di sei mesi, infatti, per recuperare al meglio e far guarire il ginocchio sinistro, dopo la rottura del legamento crociato. Encomiabile, però, la sua dichiarazione in conferenza stampa, accanto al commissario tecnico, per annunciare la sua mancata partecipazione al Mondiale: “Non potevo togliere il posto a chi è al cento per cento. Ora sosterrò la squadra con tutte le mie forze”. A specificare che il gioco del calcio è sì basato tutto sulla fisicità, ma anche la forza mentale ha un suo significato spazio. Chapeau Radamel!

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