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In cammino da Babele a Pentecoste

© Waiting For The Word / Flickr

Dimensione Speranza - pubblicato il 09/06/14

Conoscere il kairòs, il momento presente, significa comprendere che quanto più i tempi vanno verso il loro compimento, tanto più intensa e globale si fa l’azione dello Spirito

di Antonio Gentili 

«Il vero passaggio dal caos alla nuova creazione deve ancora avvenire».

Nei Vangeli apocrifi si legge che il Signore rivelò a Filippo «che cosa deve dire l’anima quando sale al cielo» e si presenta al cospetto di Dio: «Ho conosciuto me stessa…». Analogamente colui che si presenta in piena consapevolezza all’appuntamento del prossimo Millennio, dovrà dire in cuor suo: «Ho conosciuto il kairòs». Ossia ho riconosciuto nel momento attuale i caratteri di un’era straordinaria, segnata da profonde trasformazioni e gravida di grandi promesse.

Dire kairòs significa dire grazia e questo ci consente di cogliere, nei molteplici aspetti che caratterizzano questo tornante della storia, decisivo e conclusivo a un tempo, una riposta ragion d’essere, una chiave interpretativa, un artefice segreto: lo Spirito Santo. Si tratta di un’intuizione ripresa e quasi codificata nelle assemblee ecumeniche di Basilea (1989) e di Seul (1990), che rientrano, pur nella loro problematicità, tra i segni più eloquenti di questo scorcio di secolo: «Lo Spirito di Dio è all’opera. Egli apre la via verso il compimento della nuova creazione nella nostra storia e in tutto il mondo». Il mondo ha conosciuto ai suoi primordi un primo passaggio dal caos al cosmo: la creazione, quando lo Spirito di Dio aleggiò sulla materia originaria e si trasfuse nell’uomo come alito di vita. L’uomo, però, spegnendo in sé la forza dello spirito, ha nuovamente precipitato il mondo nel caos innescando un irreparabile processo di anti-genesi di cui cominciamo a misurare le conseguenze.

Un nuovo passaggio, il vero passaggio, dal caos al cosmo deve quindi ancora avvenire. Deve ancora avvenire il passaggio da Babele a Pentecoste, che sarà la nuova creazione compiuta dallo Spirito. «Questo è il tempo dello Spirito Santo», è stato detto, «il tempo di una nuova, immensa Pentecoste. Bisogna riedificare la casa comune, perché l’edificio dove finora abbiamo abitato, era troppo diviso da pareti ideologiche che ora stanno crollando» ed era troppo fatiscente sotto il peso della finitezza e della corruzione umana. «La concezione architettonica che presiede alla nuova costruzione è un’idea dello Spirito» (C. Cremona).

Lo Spirito Santo opera nella storia per dare perfetto compimento all’alleanza fra Dio e gli uomini, alleanza prefigurata nell’arcobaleno al tempo del diluvio, inaugurata sul Sinai fra Jahve e il suo popolo, definitivamente sancita nel sangue di Cristo e perennemente attualizzata e compiuta per opera dello Spirito. Forse non aveva tutti i torti Gioachino da Fiore a ipotizzare tre ere – o, per usare le sue parole, «tre stati» – attraverso i quali l’umanità realizza la «prodigiosa palingenesi» e giunge al «grande, perpetuo sabato», in cui si instaura sulla terra la pace messianica, e all’era dei patriarchi e degli apostoli subentra quella degli spirituali. L’intuizione di Gioachino ha fatto fortuna lungo i secoli, ed eccone una ripresa moderna, a opera di San Luigi Grignion de Montfort, al quale si devono elevate pagine profetiche. Nella Preghiera infuocata scrive: «Il regno speciale di Dio padre è durato fino al diluvio ed è terminato con un diluvio d’acqua; il regno di Gesù Cristo si è concluso con un diluvio di sangue, ma il tuo regno, o Spirito del Padre e del Figlio, continua nel presente e culminerà in un diluvio di fuoco, di amore e di giustizia».

Pur senza prendere alla lettera lo schema tripartito alla cui luce rileggere l’intera vicenda cristiana, dobbiamo convenire che con la Pentecoste si è verificato un salto di qualità nell’esperienza religiosa: il passaggio dalla Legge allo Spirito, intendendo con Legge l’economia antica e con Spirito l’economia nuova. Anzi, con un accostamento stridente ma significativo di termini, san Tommaso scrive che «la nuova Legge è anzitutto (principaliter) la stessa grazia dello Spirito Santo». Dobbiamo però onestamente riconoscere che l’Antico Testamento non ce lo siamo ancora del tutto lasciato alle spalle in ciò che ha di preliminare e di incompiuto, e che la novità evangelica deve ancora manifestarsi in tutta la sua pienezza e in tutto il suo fulgore. Essa ha già operato nei 2.000 annidi storia, ma ora attende con impazienza di riplasmare il volto dell’intera umanità e del cosmo.

Tre certezze ci sorreggono in questa visione delle cose.

La straordinaria accelerazione impressa a questi tempi ultimi. Se infatti riduciamo a un anno i 5 miliardi di anni del nostro sistema, avremo questo riquadro: a gennaio nasce il sole; a febbraio si forma la terra; ad aprile emergono i continenti; a novembre si sviluppa la vegetazione; a dicembre assistiamo alla nascita, esistenza ed estinzione della fauna preistorica. Finalmente siamo giunti all’ultimo giorno dell’anno, il 31 dicembre. Alle 23,00 si registrano le prime tracce della presenza dell’uomo (di Pechino), un milione di anni fa. Alle 23,50, origine dell’attuale razza umana (uomo di Neanderthal), 70.000 anni fa. Infine, alle 23,59’ 30” si verifica il passaggio dalla preistoria alla storia umana, 3.500 anni prima di Cristo… In meno di trenta secondi stiamo vivendo l’attesa del Messia, la sua venuta e l’attesa del suo compimento: «E lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!» (Ap 22,17).

La grazia dello Spirito Santo è presente alla radice stessa di tutta la creazione, per affrancarla dal caos originario, per sottrarla al processo di antigenesi cui l’uomo l’ha sottoposta e la sottopone, e per condurla alla trasformazione in cieli nuovi e terra nuova.

Infine «lo Spirito Santo dà a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale», secondo la chiara affermazione del Vaticano II. Di conseguenza, «l’azione dello Spirito Santo si estende al di là dei confini delle comunità cristiane», come ha riconosciuto il Sinodo episcopale del 1974.

Conoscere il kairòs, il momento presente, significa comprendere che quanto più i tempi vanno verso il loro compimento, tanto più intensa e globale si fa l’azione dello Spirito: «Nel terzo stato», afferma Gioachino da Fiore, «non solo l’anima, ma anche i nostri corpi saranno spirituali». Lo Spirito Santo, che si insedia nel cuore, insegna e opera «attraverso il profondo». Qui sta il motivo del ricorrente richiamo all’oasi spirituale. E siccome lo Spirito Santo si rende percepibile solo attraverso il nostro spirito, per assecondarne l’azione dobbiamo essere spirituali. «Verso un’ecologia dello spirito», è la via tracciata ai cristiani nell’Assemblea di Basilea. Noi ci impegneremo a percorrerla, consapevoli che frequentando lo Spirito, diventeremo spirituali.

(da Jesus)

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