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I lupi di Francesco? Non vengono da Gubbio

© Andrew Medichini/AP

Rossoporpora - pubblicato il 09/06/14


‘EFFETTO BERGOGLIO’ DIFFICILMENTE QUANTIFICABILE

Si parla molto dell’effetto Bergoglio, un tema solo apparentemente facile…
Nel mio libro sono molto cauto su questo. Ritengo che Bergoglio abbia suscitato attenzione, riflessione e dibattito in ambienti agnostici e non credenti che non si erano mai occupati di Chiesa. E ha anche risvegliato una voglia di ritorno in praticanti che si erano allontanati. Quello che finora non ho potuto misurare è un incremento reale di frequenza alle messe o di pratica dei sacramenti. Ogni volta che pongo tale domanda a vescovi o sacerdoti, ricevo solo risposte generiche, non cifre reali…
Difficile misurare se le emozioni che suscita il Papa si trasformino veramente in una modifica dei comportamenti…
Parlerei in ogni caso del recupero della presenza e della credibilità della Chiesa e del Papato nella società contemporanea. Non dobbiamo però dimenticare che l’eclissi del sacro è un fenomeno sociale e storico profondissimo: l’erosione delle Chiese tradizionale è un processo di lunga durata…
Nel libro mi sembri pessimista su questo argomento: riferendoti all’Italia e citando uno studio recente dell’Osservatorio socio-religioso del Triveneto, rilevi i giovani vanno sempre meno in chiesa e, tra loro, la frequenza delle ragazze ha subito un crollo…il che lascia intuire le difficoltà future nella trasmissione della fede in famiglia, normalmente riservata alle donne…
Non sono pessimista, ma riporto solo i dati, frutto di un lavoro molto serio fatto nella diocesi di Venezia: essi registrano un fenomeno nuovo, non solo italiano, dell’allontanamento dei giovani dalla pratica e soprattutto indicano che non c’è quasi più differenza tra maschi e femmine nella distanza dei giovani dalla Chiesa. A tale proposito ricordo il libro di don Armando Matteo sulla ‘prima generazione incredula’ (Rubbettino). Se i dati sono questi, il problema è enorme per la trasmissione della fede. Gorbaciov raccontava che la nonna gli aveva trasmesso il senso dell’icona che stava all’angolo del soggiorno di casa…ma oggi io sento tante persone della mia età, che sono nonne, rammaricarsi: Non riesco più a influire sull’educazione religiosa dei nipoti, dal momento che i genitori sono agnostici. Si è dunque ormai spezzata una capacità formativa generazionale…

IL ‘GOLPE’ DI PA
PA RATZINGER


L’ultimo capitolo del tuo libro si chiama “Un Papato a termine”… in effetti papa Francesco, sempre nella recente conferenza-stampa aerea, non ha escluso, quando venisse il momento, la possibilità della rinuncia…
Analizzando il passaggio storico tra le dimissioni di Benedetto XVI e il modo in cui Francesco ha voluto e sta istituzionalizzando la realtà dei Papi emeriti (parificati un po’ a vescovi in pensione), ho capito perché alcuni amici argentini mi hanno detto sin dall’inizio che questo Papa, sapendo di non avere molto tempo, avrebbe lavorato intensamente per tre, quattro, cinque anni e poi si sarebbe dimesso, se avesse compreso di non avere più forze a sufficienza per espletare il suo mandato. Pochi giorni fa il Papa l’ha ripetuto in aereo tra Tel Aviv e Roma. Siamo entrati ormai nell’era in cui termina l’era del Papato semi-divino ed eterno…
Non pensi che larga parte del popolo cattolico abbia ormai assimilato – e l’ha fatto in fretta – l’idea del ‘Papa a termine’ fin quando reggono le forze psichiche e fisiche?
E’ un dato che il popolo dei fedeli ha assorbito molto più rapidamente di quanto non abbia fatto la gerarchia.
Però non si può negare che i timori di non pochi conservatori sulle conseguenze di una de-sacralizzazione della figura del Papa abbiano qualche buon motivo a loro favore… ad esempio lo sgretolamento di un’identità cattolica precisa…

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Tags:
papa francesco
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